19 Luglio 2025
Catania d’estate: sogno d’inclusione o realtà di esclusione?

Catania, città di mare, di storia, di cultura e di bellezza mediterranea, si prepara ogni anno a vivere l’estate con il calore del sole e quello della sua gente. Ma per molti cittadini e turisti con disabilità, questa stagione che dovrebbe essere sinonimo di svago, libertà e benessere, si trasforma in un percorso a ostacoli, in un labirinto di barriere architettoniche, indifferenza istituzionale e accessibilità solo annunciata ma non vissuta.
Il desiderio di una persona con disabilità è lo stesso di chiunque altro: vivere l’estate godendo delle opportunità che la città offre. Passeggiare sul lungomare, accedere a una spiaggia attrezzata, uscire con gli amici per un aperitivo, muoversi in autonomia e sicurezza. Ma la realtà catanese è lontana da questo ideale.
Una città ostile alla mobilità
La movida catanese, particolarmente viva tra i giovani, è afflitta da una cronica disorganizzazione che penalizza pesantemente le persone con disabilità. Marciapiedi dissestati o assenti, automobili in doppia e tripla fila, parcheggi riservati sistematicamente occupati da chi non ne ha diritto. Chi si muove in carrozzina o ha problemi di deambulazione si trova spesso costretto a rinunciare, a rimanere ai margini di una città che, nel suo disordine quotidiano, esclude invece di includere.
I trasporti pubblici, che dovrebbero rappresentare un’alternativa inclusiva, sono tutt’altro che accessibili. Autobus con pedane non funzionanti o inesistenti, fermate non segnalate adeguatamente, personale non formato. Anche la metropolitana, fiore all’occhiello della mobilità urbana, presenta ancora ostacoli: ascensori non sempre funzionanti, accessi secondari mal segnalati, discontinuità nell’esperienza d’uso.
Estate al mare, ma non per tutti
Catania vanta una lunga costa, ma la fruibilità delle sue spiagge rimane un privilegio per pochi.
Alcune strutture si dichiarano “accessibili” perché possiedono una sedia Job o una rampa all’ingresso.
Ma l’accessibilità non si riduce a un simbolo o a un elemento isolato. Serve una visione d’insieme: percorsi interni con pedane adeguate, servizi igienici accessibili, personale formato all’accoglienza, possibilità di arrivare fino alla battigia in sicurezza e autonomia.
È troppo chiedere che una persona con disabilità possa trascorrere una giornata al mare senza dipendere totalmente da altri, senza sentirsi un peso, senza dover ringraziare per ciò che dovrebbe essere garantito?
L’inclusione non è un favore, è civiltà
“Inclusione” è un termine spesso abusato, ridotto a slogan elettorale o a buona intenzione inascoltata.
Ma per chi vive ogni giorno in una città che lo respinge, l’inclusione è una necessità concreta. È progettare pensando a tutti, è amministrare con lo sguardo rivolto alle fragilità, è rendere la partecipazione alla vita sociale un diritto reale, non una concessione.
La città che vorremmo è una Catania amministrata da persone riconoscibili, competenti, che considerano la disabilità non come un tema da trattare a parte, ma come parte integrante di ogni scelta urbanistica, culturale e sociale. Perché solo una società che si prende cura dei suoi membri più fragili può definirsi realmente civile.
Un appello al cambiamento
Non basta più la retorica delle “barriere da abbattere”. Servono azioni concrete, serve la volontà politica e soprattutto serve ascolto. Perché nessuno meglio di chi vive queste difficoltà può indicare la strada giusta.
La città che sogniamo è già nella voce di chi chiede rispetto, nei passi lenti ma determinati di chi continua a vivere Catania nonostante tutto. È ora che diventi anche la città che realizziamo, insieme.
Perché l’estate, il mare, la vita urbana appartengono a tutti. Nessuno escluso.
Salvatore Mirabella, Componente Presidenza ACLI Catania con Delega alle fragilità sociali e disabilità






