25 Aprile 2025

Eugenia Corsaro, la più giovane partigiana catanese

Eugenia Corsaro, la più giovane partigiana catanese

Tre donne catanesi, tre partigiane, tre eroine che hanno sacrificato la propria vita per la libertà: Graziella Giuffrida, Salvatrice Benincasa ed Eugenia Corsaro. Di quest’ultima, per anni si è creduto che fosse stata scoperta e giustiziata dai nazifascisti all’età di 12 anni, mentre collaborava a un attentato contro l’aeroporto militare di Gerbini, vicino Paternò. Una narrazione suggestiva, ma imprecisa. La verità è venuta alla luce solo grazie a un’indagine approfondita, partita da una semplice domanda: chi era davvero Eugenia Corsaro?

Il primo ostacolo è stato un errore anagrafico: la sua data di nascita non risultava correttamente registrata negli archivi del Comune di Catania. È grazie alla collaborazione del signor Triolo, dei Servizi Demografici, e al riscontro dell’Anpi provinciale di Roma, che si è scoperta la verità: Eugenia era nata a Catania il 5 novembre 1932 ed è morta il 27 marzo 1952, a neanche vent’anni, nel Lazio, dove aveva continuato la sua attività nella Resistenza. La conferma è arrivata anche dall’Archivio di Stato di Catania.

Non fu quindi giustiziata a 12 anni. Ma questo non rende la sua storia meno potente. Anzi.



A restituirci la sua umanità e il suo coraggio è Maria Puglisi, vedova del fratello di Eugenia, che ci racconta ciò che ha appreso dalla madre di Eugenia, Rosaria Basilotta. Una madre distrutta da due lutti: un figlio morto al fronte, e la perdita della giovane Eugenia, della quale parlava poco, ma con un orgoglio palpabile.

Rosaria ricordava la figlia come una ragazzina minuta ma determinata, che a soli 12 anni trasportava dinamite nascosta sotto il grembiule, camuffandola da “u bucciddatu”, il tipico pane siciliano, per contribuire all’attentato di Gerbini, che effettivamente danneggiò numerosi aerei da combattimento italotedeschi. Alla domanda della madre sul perché rischiasse la vita, Eugenia rispondeva: “l’umanità ha bisogno di essere aiutata”.

Veniva accompagnata in macchina da un partigiano, e chi l’ha conosciuta la descrive con una sola parola: coraggiosa.

Maria, commossa, racconta anche che ha chiamato Eugenia la sua unica figlia, in onore della giovane partigiana. Ma anche quella vita è stata spezzata troppo presto, a 50 anni. E mentre il racconto si fa più intimo, le lacrime di Maria non fermano la memoria, che anzi si fa più viva e urgente.

Eugenia Corsaro non morì a Catania, ma il suo corpo fu riportato lì dalla famiglia, che tentò anche di ottenere il riconoscimento dovuto ai partigiani. Non ci riuscì. Ma una lapide nel cimitero di Catania, vicino all’ossario, ne custodisce oggi il nome e la storia. Incise nel marmo scuro, in lettere dorate, le parole:

“Qui giace Corsaro Eugenia, ex partigiana prese parte alla Brigata Matteotti, fu iscritta al libro d’oro. Strappata in pochi giorni all’affetto dei suoi, lasciandoli nel più grande dolore. N. 5.11.1932 – M. 27.3.1952.”

È stata commemorata in Parlamento, come confermato dallo storico Pezzino, le cui ricerche sono conservate all’Archivio di Stato. Oggi, grazie alla memoria viva dei familiari, al lavoro di archivio e alla dedizione di chi ha voluto raccontare la verità, Eugenia Corsaro torna ad avere un volto, una voce, una storia vera — non meno eroica, ma finalmente autentica.

di Sara Crescimone Messina

redazione

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