29 Luglio 2024
Zappalà vince il primo round sul video della munnizza

Il Gip del Tribunale di Catania rigetta la richiesta del Pm di archiviare la querela di Lanfranco Zappalà sulla diffusione del video della munnizza.
Il video che ritraeva Lanfranco Zappalà, ex consigliere comunale di Catania, fece il giro del web e in poche ore divenne virale. Le immagini mostravano un’auto che si ferma in una zona della periferia di Belpasso. Dal mezzo scendeva Zappalà che abbandonava dei sacchi di rifiuti, Successivamente questi furono meglio descritti come fogliame.
Da qui la denuncia di Zappalà, assistito dall’avvocato Dario Riccioli. A seguito delle indagini, il Pm Andrea Bonomo ha chiesto l’archiviazione, mentre il Gip Giuseppina Storaci ha respinto la richiesta rinviandola alla decisione collegiale. L’udienza è fissata per giorno 11 settembre prossimo.

Dalle indagini svolte, è emerso che il sindaco di Belpasso, Carlo Caputo, per sua stessa ammissione, era “il soggetto abilitato all’accesso alla piattaforma per scaricare i fotogrammi delle video-trappole”. Lo stesso inoltre, sempre in sede d’indagine di aver consegnato in una pen drive i file all’ispettore addetto della Polizia locale per verificare le eventuali infrazioni. Inoltre Caputo di aver sporto denuncia sull’accaduto ai Carabinieri di Belpasso e di non aver mai diffuso il video. Anzi, il primo cittadino di Belpasso, si era rivolto ad un giornalista per sapere da chi avesse avuto le immagini. Il professionista si avvalse del segreto professionale.
L’ispettore della Polizia locale, ha riferito, in sede di indagine, di non aver mai diffuso il video di aver avuto solo rapporti con il sindaco Caputo e di aver repertato e consegnato il Cd con i filmati in una busta alla procura di Catania.
Lanfranco Zappalà sul video della munnizza
Lanfranco Zappalà, commenta: “si è aperta l’attività di indagine da parte dell’Autoritá Garante della Privacy in ordine a un esposto da me presentato a mezzo dei legali che mi assistono e ritenuto meritevole di accertamento da parte del Garante.
Tutto ciò dimostra -se ce ne fosse bisogno- che la diffusione dolosa di notizie, peraltro in modo parziale e settario, rileva sia dal punto di vista penale sia sotto il profilo della violazione della normativa sulla privacy.
Mi corre l’obbligo di dire, infine, che non esiterò a perseguire le vie legali in ogni ambito sull’accaduto, non solo a difesa dei miei diritti, ma anche a difesa dei principi costituzionali di legalità e tutela del cittadino che non può essere fatto oggetto di un vero e proprio linciaggio ben oltre i fatti occorsi”.
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