27 Febbraio 2019

Processo Stefano Cucchi, pm Giovanni Musarò: “Si è giocata una partita truccata”

Continua il processo per la morte di Stefano Cucchi, a parlare oggi in aula è il pm Giovanni Musarò che fa delle dichiarazioni molto particolare. Il pubblico ministero parla di una “partita truccata”, ecco cos’è successo.

Processo Stefano Cucchi

Resta ricca di punti oscuri la vicenda relativa alla morte di Stefano Cucchi, il ragazzo morto nelle carceri di Roma nel 2009. La causa del decesso sarebbe da ricondurre a un pestaggio che il giovane avrebbe ricevuto da alcuni carabinieri in servizio la notte in cui venne arrestato. Il presunto pestaggio è stato confermato anni dopo dalle dichiarazioni fatte dal carabiniere Francesco Tedesco che, secondo quanto emerso, già all’epoca dei fatti cercò di denunciate l’accaduto. (Per approfondire Clicca Qui).

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pestaggio Stefano Cucchi

Oggi si è tenuta una nuova udienza del processo per la morte di Stefano Cucchi, la cui lista degli indagati si arricchisce sempre di più.

Pm Giovani Musarò: “Una partita giocata sulle spalle di una famiglia”

In aula il pm Giovanni Musarò ha esordito dicendo: “In questa vicenda si è giocata una partita truccata, con carte segnate. Una partita giocata sulle spalle di una famiglia: qui c’è in gioco la credibilità di un intero sistema“. Durante il suo intervento, Musarò, fa anche riferimento ad “atti interni dell’Arma dei carabinieri che risalgono al periodo compreso tra l’ottobre e l’inizio novembre del 2009 compaiono già le conclusioni a cui sarebbero giunti i medici legali nominati dalla Procura sei mesi dopo“. Successivamente l’attenzione si sposta sul fatto che in un primo momento gli unici responsabili del decesso fossero solo i medici, una circostanza comunque definita inquietante. Il pm Musarò continua dicendo: “Già in quegli atti si affermava che non c’era un nesso di causalità tra le botte e la morte di Cucchi, che una delle fratture era risalente nel tempo e che i responsabili del decesso erano solo i medici“.

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L’avvocato della famiglia Cucchi, Corrado Oliviero, mostra delle foto durante il dibattimento del processo d’appello per la morte di Stefano Cucchi, a Roma 31 ottobre 2014. ANSA/ANGELO CARCONI

“Il Ministro Alfano avrebbe dovuto rispondere due giorni dopo”

In un articolo pubblicato da LaRepubblica.it di fa anche riferimento ad altre dichiarazioni che il pm Musarò avrebbe fatto in aula: “Alle 16.46 il comando legione chiede urgentissime spiegazioni. Ma a cosa servivano: non servivano per il pubblico ministero, servivano per redigere un appunto per il ministro Alfano che avrebbe dovuto rispondere due giorni dopo. Ma soprattutto è stata utilizzata per un’informativa che il ministro fece al Senato il 3 novembre. L’appunto viene redatto sugli atti falsi redatti dal comando generale. E quindi cosa avviene? Che il ministro Alfano dichiara il falso davanti in aula: Stefano Cucchi è stato collaborativo, si omette ogni passaggio dalla compagnia Casilina e Cucchi già al momento dell’arresto era in condizioni fisiche debilitate. Tre cose non vere. Implicita ma chiarissima accusa agli agenti. Il primo ad accusarli, paradossalmente, fu il loro ministro. E, ancora più paradossalmente, il fascicolo è iscritto contro ignoti“.

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Ultimo aggiornamento

Francesca Gugliemino

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