06 Novembre 2026
Pesca siciliana in crisi, FLAI CGIL: flotta vecchia e giovani in fuga



Pesca siciliana in difficoltà: pescherecci con oltre 50 anni di attività, caro carburante, redditi incerti e mancanza di tutele allontanano i giovani dal settore. La FLAI CGIL lancia l’allarme da Catania e chiede investimenti, ammortizzatori sociali e il rinnovo della flotta per salvaguardare il futuro della pesca mediterranea.
CATANIA – La pesca siciliana rischia un declino sempre più difficile da arrestare. Una flotta composta da imbarcazioni spesso vecchie di cinquant’anni, il costo crescente del carburante, redditi incerti e condizioni di lavoro particolarmente dure stanno mettendo a rischio un settore che rappresenta una parte importante della storia economica e sociale dell’Isola.
A lanciare l’allarme è la FLAI CGIL, che ha promosso alla Vecchia Dogana di Catania, nella Sala Minà, l’iniziativa “Diritti e futuro della pesca”. Un momento di confronto che ha riunito rappresentanti sindacali, istituzioni, esperti scientifici e operatori del comparto per analizzare le criticità e individuare possibili soluzioni.
Il problema riguarda da vicino anche il territorio etneo. A Catania operano infatti circa 300-400 pescatori professionisti e una flotta composta da 110-120 pescherecci iscritti al porto cittadino. Considerando anche le attività legate ai mercati e alla trasformazione del prodotto ittico, l’intera filiera provinciale coinvolge diverse migliaia di lavoratori.
Caro carburante e stipendi incerti: i giovani abbandonano il settore
A fotografare la situazione è stato Tonino Russo, segretario generale della FLAI CGIL Sicilia, che ha evidenziato come la pesca stia progressivamente perdendo lavoratori e imbarcazioni.
«La pesca continua a perdere addetti e imbarcazioni perché non riesce più a garantire prospettive economiche e condizioni di lavoro capaci di attrarre le nuove generazioni», ha denunciato Russo.
Tra le principali criticità c’è il sistema della cosiddetta paga alla parte, legata al ricavato della pesca e al netto dei costi sostenuti. Una modalità che, secondo il sindacato, non garantisce un reddito stabile e sicuro.
A questo si aggiunge la mancanza di ammortizzatori sociali strutturali, capaci di proteggere i pescatori durante i periodi di inattività.
Un quadro aggravato dal caro carburante, che rischia di rendere economicamente insostenibili anche le normali uscite in mare.
Pescherecci vecchi di 50-60 anni: serve rinnovare la flotta
Un’altra emergenza riguarda le condizioni delle imbarcazioni. Molti pescherecci siciliani hanno ormai cinquant’anni o sessant’anni di attività alle spalle, con consumi elevati e standard di abitabilità non più adeguati.
Per la FLAI CGIL il rinnovo della flotta rappresenta una priorità non soltanto economica, ma anche ambientale e sanitaria.
Ammodernare i mezzi significherebbe ridurre i consumi di carburante e l’inquinamento, migliorando contemporaneamente le condizioni di sicurezza e di permanenza a bordo dei lavoratori.
Russo ha richiamato anche l’attenzione sulle malattie professionali che interessano il comparto, dai disturbi articolari ai problemi all’udito causati dalla rumorosità dei motori.
«Il caro carburante rischia di rendere antieconomica persino l’uscita in mare. Chiediamo a Regione, Governo nazionale e Unione europea di intervenire con misure concrete, investimenti per l’ammodernamento e strumenti di protezione del reddito», ha concluso.
Regole europee e concorrenza nel Mediterraneo
Nel corso dell’incontro è stato affrontato anche il tema delle politiche europee e delle difficoltà competitive delle flotte siciliane rispetto ad altri Paesi del Mediterraneo.
Secondo Russo, molte regole comunitarie sarebbero costruite su modelli di pesca del Nord Europa, senza considerare adeguatamente le caratteristiche delle attività mediterranee.
Il sindacato richiama inoltre la concorrenza di flotte, come quelle libiche e tunisine, che opererebbero in condizioni normative differenti, chiedendo maggiore equità, controlli contro la pesca illegale e una strategia capace di sostenere il settore.
Glorioso: «La sostenibilità deve essere anche sociale»
Sulla necessità di mettere al centro i lavoratori è intervenuto Giuseppe Glorioso, segretario generale della FLAI CGIL Catania.
«Il comparto attraversa una crisi che richiede sostegni non soltanto agli armatori, ma soprattutto ai lavoratori. Occorrono ammortizzatori sociali tempestivi, una legislazione europea che accompagni lo sviluppo della pesca mediterranea anziché ostacolarlo e un impegno deciso per contrastare il lavoro sommerso».
Glorioso ha inoltre sottolineato l’importanza della prevenzione, del riconoscimento delle malattie professionali e della tutela della salute di chi lavora in mare.
Giovani e futuro della pesca: l’allarme della FLAI CGIL nazionale
Al dibattito hanno partecipato Giuseppe Lupo, parlamentare europeo, Franco Andaloro, ecologo C.T.N.-B.I.G., Annalisa Spanò, presidente del CO.GE.PA. del Golfo di Catania, Salvo Leonardi della segreteria confederale CGIL e Santo Messina, funzionario regionale del Dipartimento Pesca.
Le conclusioni sono state affidate ad Antonio Pucillo, capo dipartimento FLAI CGIL nazionale, che ha posto l’accento soprattutto sulla questione generazionale.
«La questione generazionale è centrale nel settore della pesca, anche nelle realtà in cui questo mestiere rappresenta da generazioni il pilastro dell’economia familiare. Oggi la pesca non è più redditizia e solo a breve, per la prima volta, potremo contare su ammortizzatori sociali nell’ambito della Legge di Bilancio».
Pucillo ha evidenziato anche la mancanza di un sistema previdenziale capace di garantire pensioni dignitose, soprattutto per chi opera nella piccola pesca.
La sfida, secondo il rappresentante nazionale, è investire sui giovani e promuovere un nuovo modello di imprenditoria.
All’iniziativa erano presenti anche gli studenti dell’Istituto Nautico “Duca degli Abruzzi” di Catania. Una partecipazione significativa, che ha riportato al centro il futuro delle nuove generazioni e la necessità di rendere nuovamente attrattivo un mestiere che rischia di perdere il proprio ricambio generazionale.
Il messaggio lanciato dalla FLAI CGIL è chiaro: senza investimenti, sicurezza, diritti e garanzie economiche, la pesca siciliana rischia di perdere non soltanto la propria capacità produttiva, ma anche un patrimonio di tradizioni e competenze tramandato da generazioni.



