02 Novembre 2026
Ciclone Harry, onda record di 16,6 metri: studio svela le coste più a rischio

Uno studio internazionale sul ciclone Harry registra un’onda record di 16,6 metri e individua i fattori locali che amplificano il rischio costiero
Un evento eccezionale nel Mediterraneo
Un’onda alta 16,6 metri, la più elevata mai registrata nel Mediterraneo, inondazioni costiere, erosione e segnali rilevati persino dalle reti sismiche.
Sono alcuni dei risultati dello studio dedicato al ciclone Harry, che tra il 19 e il 22 gennaio 2026 ha interessato il Mediterraneo centrale producendo effetti eccezionali lungo numerosi tratti di costa. La ricerca è stata pubblicata il 29 ottobre sulla rivista scientifica Communications Earth & Environment del gruppo Nature.
Lo studio, dal titolo “Unprecedented storm impact in the Mediterranean revealed by models and seismic noise during Cyclone Harry”, mette insieme dati meteorologici, oceanografici, geomorfologici e sismologici per ricostruire l’impatto dell’evento.


L’onda record nel Canale di Sicilia
Tra i dati più significativi figura la registrazione di un’onda individuale di circa 16,6 metri, indicata dagli autori come la più alta mai documentata nel bacino del Mediterraneo. Il valore è stato rilevato nel Canale di Sicilia, mentre le simulazioni hanno evidenziato condizioni particolarmente severe anche nel Mar Ionio. Harry ha provocato estese inondazioni ed erosioni costiere, con impatti particolarmente rilevanti in Sicilia, Calabria, Sardegna e Malta.
Non conta soltanto l’altezza delle onde
Uno degli aspetti centrali della ricerca riguarda il ruolo della conformazione del territorio. Secondo gli studiosi, infatti, l’intensità della mareggiata non è sufficiente da sola a spiegare i danni. Elementi come canyon sottomarini, antichi canali sepolti, depressioni costiere, pianure alluvionali e caratteristiche urbanistiche possono amplificare l’ingresso dell’acqua verso l’entroterra. Le simulazioni effettuate su 19 siti costieri hanno mostrato come località esposte a condizioni marine simili possano subire conseguenze molto diverse proprio a causa della morfologia locale. In alcuni punti l’inondazione si sarebbe spinta per centinaia di metri oltre la linea di costa.
La tempesta “registrata” anche dai sismometri
Il ciclone Harry ha lasciato una traccia anche nelle stazioni sismiche. L’energia generata dall’interazione tra le onde e il fondale marino produce infatti il cosiddetto microseisma, un rumore sismico che può essere misurato dagli strumenti. Analizzando i dati di 55 stazioni del Mediterraneo, i ricercatori hanno rilevato valori eccezionali, con alcune stazioni dell’area ionica che hanno raggiunto le ampiezze più elevate dall’inizio delle rispettive serie di osservazione.
«Il microseism si propone come uno strumento complementare ai sistemi tradizionali di monitoraggio dello stato del mare», spiega Alfio Marco Borzì, ricercatore dell’Università di Catania. L’analisi del rumore sismico potrebbe quindi contribuire sia al monitoraggio delle mareggiate in corso sia allo studio degli eventi estremi del passato.
Individuare prima le coste più vulnerabili
Il punto centrale dello studio è la possibilità di individuare preventivamente gli elementi locali capaci di amplificare il rischio. Secondo Giovanni Scardino dell’INGV, conoscere questi fattori può aiutare a orientare le scelte urbanistiche, la collocazione delle infrastrutture e le strategie di adattamento. La ricerca evidenzia quindi come la valutazione del rischio costiero non possa basarsi soltanto sulle previsioni meteorologiche e sull’altezza delle onde, ma debba tenere conto anche della conformazione dei fondali e delle aree costiere.
Verso nuovi sistemi di allerta
Il lavoro si inserisce nelle attività di ricerca dedicate al miglioramento del monitoraggio degli eventi meteo-marini estremi. I risultati potranno contribuire allo sviluppo di strumenti di previsione e sistemi di allerta capaci di individuare non soltanto l’arrivo di una mareggiata, ma anche le zone nelle quali le caratteristiche del territorio potrebbero amplificarne maggiormente gli effetti. Il ciclone Harry diventa così un caso di studio importante per comprendere come eventi estremi possano tradursi in impatti molto differenti lungo le coste del Mediterraneo.



