07 Novembre 2026
Libri: lo sguardo sincero di Santi Consoli dall’ultima Fila

Nel fitto panorama della saggistica teatrale e delle biografie dello spettacolo, esiste un genere sotterraneo e vitalissimo: quello scritto dagli artigiani del palcoscenico, figure radicate nel territorio capaci di muovere l’anima culturale di un’intera regione. A questa categoria appartiene a pieno titolo “Il mio posto in ultima fila” (Edizioni Vdj), l’opera con cui l’attore, regista e organizzatore catanese Santi Consoli celebra sessant’anni di ininterrotta attività teatrale, dal debutto nel marzo del 1966 a oggi.
Il volume si offre al lettore non come la classica autocelebrazione divistica, ma come una lucida cronaca culturale. Laddove le memorie dei grandi mattatori dello stabile tendono a focalizzarsi sul centro della scena e sui fasti del riflettore principale, Consoli sceglie una prospettiva ribaltata fin dal titolo. Il suo è lo sguardo di chi sa stare sul palco – con una solidità attoriale che lo ha portato anche davanti alle telecamere di set prestigiosi come Il commissario Montalbano – ma che ha passato gran parte della vita a osservare la macchina teatrale da dietro le quinte, gestendone gli ingranaggi complessi e associativi.
Il cuore pulsante del libro, e il suo più grande pregio critico, risiede nella rivendicazione orgogliosa dell’importanza del teatro amatoriale. Consoli, a lungo alla guida della Fita (Federazione italiana teatro amatori) in Sicilia, restituisce dignità a quel vivaio immenso e spesso dimenticato dalle istituzioni. Il teatro amatoriale non è un teatro di serie B, ma la spina dorsale della cultura comunitaria: è il luogo in cui si formano i pubblici di domani, dove si tramanda la memoria delle tradizioni locali e dove la passione pura supplisce alla mancanza di fondi. Attraverso il racconto di decine di produzioni, l’autore dimostra come le compagnie amatoriali siano presidi di resistenza sociale e culturale sul territorio.
Rispetto alle biografie di stampo puramente nostalgico o edulcorato, “Il mio posto in ultima fila” graffia. Consoli non risparmia aneddoti pungenti sui “falsi sorrisi” della politica e sulle disattenzioni delle amministrazioni locali verso il teatro di base. Questa sincerità si specchia nell’inedito parallelo con la sua “seconda vita” nel mondo dello sport agonistico: l’esperienza come calciatore e arbitro emerge come una chiave di lettura originale, in cui il rigore del fischietto e la disciplina del rettangolo di gioco diventano strumenti per dirigere una compagnia e far quadrare i conti della scena.
Presentato alla Sala Harpago di Catania in un ideale passaggio di testimone ironico tra l’autore e colleghi come Gino Astorina, il libro di Santi Consoli si rivela molto più di un diario di memorie. È un manuale d’amore per il teatro vissuto come rito collettivo. Una lettura raccomandata non solo a chi ama la storia culturale siciliana, ma a chiunque voglia comprendere il valore civile del fare teatro, a qualsiasi livello, partendo proprio da quell’ultima fila dove spesso si vede meglio il mondo.
Mario Pafumi
Mario Pafumi
mario.pafumi@tiscali.it Mario Pafumi (OdG Sicilia N° 165054) Classe 1956. Giornalista pubblicista dal 1993. Sono stato responsabile di diversi uffici stampa e direttore responsabile di alcune testate cartacee e online. Dal 1990 corrispondente del Giornale di Sicilia, e dall'apertura, di GdS online. Redattore di Freepressonline dal 2024.


