29 Ottobre 2026
Cavalli animali d’affezione, raccolte 50mila firme


La proposta di legge popolare per riconoscere cavalli, asini e muli come animali d’affezione ha raggiunto in anticipo il traguardo delle 50mila firme

L’iniziativa, promossa da Animal Equality Italia insieme alla Fondazione Islander, punta a vietare la macellazione degli equidi e il loro impiego nella filiera alimentare.
Adesso la questione si sposta sul piano parlamentare, mentre il tema assume un significato particolare a Catania, dove la carne equina è profondamente radicata nella tradizione gastronomica cittadina.
Che cosa prevede la proposta di legge
Il testo chiede di modificare la normativa vigente per riconoscere gli equidi come animali d’affezione, al pari di cani e gatti, e vietarne definitivamente la macellazione e l’utilizzo nella filiera alimentare.
Il raggiungimento delle 50mila sottoscrizioni consente alla proposta di proseguire il proprio iter istituzionale. Il Parlamento dovrà prenderla in esame secondo le procedure previste per le iniziative legislative popolari: il raggiungimento del quorum, tuttavia, non significa che il divieto sia già in vigore né garantisce l’approvazione della legge.
«La voce di oltre 50.000 persone non può essere ignorata», ha dichiarato Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia, sottolineando la richiesta di cambiamento espressa dai firmatari.
Anche Nicole Berlusconi, presidente della Fondazione Islander, ha evidenziato il valore del risultato raggiunto e la volontà di proseguire la battaglia per la tutela degli equidi.
Catania e la tradizione della carne di cavallo
La possibile introduzione del divieto riaccende il confronto su una tradizione gastronomica che, nel capoluogo etneo, va oltre il semplice consumo alimentare.
Via Plebiscito, l’area del Castello Ursino e i vicoli del centro storico sono da tempo associati alle braci accese all’esterno di macellerie e locali specializzati. Polpette di cavallo, fettine alla griglia, straccetti e panini rappresentano alcune delle preparazioni più conosciute della cucina popolare catanese.
Una consuetudine che, nel tempo, è diventata anche un elemento dell’identità cittadina e un’attrazione per i visitatori interessati allo street food locale.
Le possibili conseguenze per le attività commerciali
Un eventuale divieto di macellazione degli equidi avrebbe conseguenze anche sul piano economico. A Catania e nella provincia operano macellerie specializzate, trattorie, chioschi e altri esercizi che hanno costruito parte della propria attività sulla vendita e sulla preparazione della carne equina.
La modifica delle regole potrebbe richiedere una riconversione delle attività interessate, con effetti potenziali su lavoratori, fornitori e famiglie che dipendono da questa filiera.
L’entità delle conseguenze economiche, tuttavia, dipenderebbe dalle modalità di applicazione della normativa, dagli eventuali periodi transitori e dalle misure previste per accompagnare le imprese.
Tutela degli animali e identità gastronomica: il confronto si apre
Il raggiungimento delle 50mila firme segna una nuova fase nel dibattito sulla tutela degli animali e sul riconoscimento degli equidi come animali d’affezione.
Per le associazioni promotrici, l’obiettivo è superare la macellazione di cavalli, asini e muli. Per le attività legate alla gastronomia equina, invece, un eventuale cambiamento normativo porrebbe interrogativi sulla continuità economica e sulla trasformazione di una tradizione consolidata.
La proposta dovrà ora affrontare il percorso parlamentare. Nel frattempo, a Catania, il tema mette a confronto sensibilità animaliste, tradizione culinaria e interessi economici di un settore legato da generazioni alla vita della città.




