29 Ottobre 2026
Catania, domani 30 ottobre in piazza contro la rassegnazione

Venerdì 30 ottobre sciopero generale USB. A Catania corteo dal porto contro carovita e riarmo, con salari e servizi pubblici al centro
di Silvia Cosentini

Dallo sciopero generale nazionale promosso dall’USB, una mobilitazione contro guerra, riarmo e carovita. A Catania il corteo partirà dal porto: al centro, il rapporto tra salari, servizi pubblici e dignità delle persone.

Ci sono momenti in cui una difficoltà individuale rivela una questione collettiva. Quando lo stipendio fatica a coprire le spese, il costo dei beni essenziali aumenta e i servizi pubblici non riescono a rispondere pienamente ai bisogni delle persone, non si tratta più soltanto di organizzare al meglio il proprio bilancio. Diventa necessario interrogarsi sulle condizioni economiche e sociali in cui viviamo e sulle priorità che orientano le scelte pubbliche.
È su questo terreno che si colloca lo sciopero generale nazionale previsto per venerdì 30 ottobre, promosso dall’Unione Sindacale di Base (USB) contro guerra, riarmo e carovita. La mobilitazione coinvolge diverse città italiane, con iniziative e cortei territoriali. A Catania, il concentramento è previsto alle 9.30 al porto, al Varco Dusmet. Secondo il sindacato, hanno aderito alla manifestazione oltre quaranta associazioni e comitati cittadini: la mobilitazione locale, è stata preceduta da un’assemblea pubblica, annunciata per giovedì 29 ottobre, dalle 11 alle 13, nell’Aula delle Adunanze del Tribunale di Catania. La protesta porta nello spaziopubblico questioni che attraversano la vita quotidiana: salari, costo della vita, diritto allacasa, istruzione, sanità e trasporti e ampliandola al trattamento e all’uso delle risorsepubbliche e il rapporto tra le politiche economiche e i bisogni della popolazione.
Il costo della vita, oltre le statistiche
I numeri non cambiano le carte in tavola, ma ci aiutano a comprendere la portata del problema. Secondo i dati dell’ISTAT, a settembre 2026 i prezzi al consumo sono aumentatidel 4,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, dopo il 3,3% registrato ad agosto. A incidere in particolar modo sull’accelerazione, sono stati soprattutto i beni energetici e gli alimentari non lavorati. L’inflazione non è soltanto una percentuale: entra nelle case attraverso le bollette, la spesa, i trasporti e le altre necessità quotidiane. Quando le entrate non riescono a tenere il passo con le uscite, il peso dell’aumento dei prezzi si traduce in scelte concrete, rinunce e insicurezza di u a nazione intera. Nel comunicato diffuso il 28 ottobre, l’USB sostiene che le retribuzioni dei dipendenti pubblici, abbiano perso circa il 12% del proprio valore negli ultimi due rinnovi contrattuali, a causa dell’erosione del potere d’acquisto. La stima è quella riportata dal sindacato e va letta come parte delle motivazioni della mobilitazione. Il tema che solleva, tuttavia, è più ampio: quale valore può avere il lavoroquando non garantisce una sufficiente stabilità economica e la possibilità di progettare il futuro? La questione riguarda chi lavora nel pubblico e nel privato, chi cerca un’occupazione, chi prova a rendersi autonomo e chi deve conciliare le spese familiari con entrate limitate. Non tutte le esperienze sono uguali, ma la difficoltà di sostenere il costo della vita può diventare un elemento di fragilità condivisa.
Le priorità di una società
Tra i temi al centro dello sciopero c’è anche il rapporto tra le spese per il riarmo e gli investimenti nei servizi pubblici. L’USB sostiene che le risorse destinate agli armamenti, sottraggano spazio a interventi necessari per rafforzare i servizi, sostenere i redditi e migliorare le condizioni di vita: una posizione che apre un confronto sulle priorità della spesa pubblica e sulle conseguenze delle scelte economiche. La domanda, allora, non è riducibile solo al chiedersi quanto si possa spendere, ma a quali bisogni si decide di mettere al centro.
La qualità della scuola, l’accessibilità alle cure e al servizio sanità, l’efficienza dei trasporti, il diritto alla casa, la dignità del lavoro sono elementi che incidono sulla possibilità delle persone di vivere con autonomia e sicurezza. Non basta contrapporre in modo semplicistico un bisogno a un altro: le decisioni pubbliche richiedono analisi, risorse e responsabilità. Dovrebbero poter essere discusse, comprese e valutate per i loro effetti sulla collettività.
La protesta e il rischio della rassegnazione
Scioperare non è una scelta priva di conseguenze. Può comportare sacrifici economici e difficoltà organizzative, soprattutto per chi vive già una condizione di precarietà. Per questo motivo, la partecipazione non può essere considerata un gesto scontato, né l’assenza da una manifestazione può essere interpretata automaticamente come indifferenza. C’è chi non può permettersi di perdere una giornata di lavoro, chi teme ripercussioni e chi, dopo aver visto le proprie aspettative deluse, fatica a credere che una mobilitazione possa produrre cambiamenti. Sono condizioni che meritano ascolto, non giudizi. Eppure, quando il disagio rimane confinato alla sfera individuale, rischia di essere vissuto come un fallimento personale, anziché riconosciuto come una questione sulla quale confrontarsi collettivamente. La partecipazione può contribuire a interrompere questo isolamento: non offre soluzioni immediate, ma permette di rendere visibili i problemi, mettere in comune le esperienze e chiedere risposte. La mobilitazione acquista significato quando alle parole seguono un dialogo concreto e la richiesta di responsabilità verificabili, accompagnate da azioni concrete.La dignità come misura del futuro
La mobilitazione del 30 ottobre invita Catania a confrontarsi con questioni che non si esauriscono in una giornata di sciopero. Il modo in cui una comunità riconosce il valore del lavoro, tutela i servizi essenziali e affronta le disuguaglianze. Non è necessario condividere ogni posizione dell’USB per riconoscere l’importanza delle domande poste dalla protesta. È necessario distinguere le rivendicazioni dai dati, ascoltare le ragioni dei soggetti coinvolti e valutare le risposte che le istituzioni saranno in grado di offrire.
Una società non si misura soltanto dalla ricchezza che produce, ma anche dalle opportunità che rende accessibili, dalla qualità dei servizi che garantisce e dalla possibilità, per chi la abita, di costruire un futuro dignitoso. Non possiamo sempre scegliere le condizioni storiche in cui ci troviamo a vivere, ma possiamo scegliere se attraversarle da spettatori o contribuire, insieme agli altri, a cambiarle. Reagire non significa soltanto denunciare ciò che non funziona: significa assumersi la responsabilità di immaginare e costruire ciò che potrebbe funzionare meglio, per tutti.




