27 Ottobre 2026
Ecosistema Urbano 2026, Catania ancora in fondo: 103ª in Italia

Ecosistema Urbano 2026 boccia Catania: 103ª su 106 capoluoghi. Male auto, rifiuti, acqua, verde e qualità dell’aria. Trantino giù nel gradimento

Catania quartultima in Italia
I numeri non sono opinioni. E quelli dell’Ecosistema Urbano 2026 consegnano ancora una volta una fotografia pesantissima di Catania. Nel rapporto annuale realizzato da Legambiente e Ambiente Italia, in collaborazione con Il Sole 24 Ore, il capoluogo etneo occupa il 103° posto su 106 città, con un indice di performance ambientale del 37,45%. Peggio fanno soltanto Palermo, Reggio Calabria e Napoli. Rispetto all’edizione precedente Catania perde altre tre posizioni.
In Sicilia soltanto Palermo, 104ª, fa peggio. La classifica regionale vede infatti Enna 55ª, Ragusa 69ª, Siracusa 87ª, Messina 89ª, Trapani 91ª, Caltanissetta 92ª, Agrigento 93ª, Catania 103ª e Palermo 104ª.
Non è una classifica generale della qualità della vita, come spesso viene impropriamente definita: Ecosistema Urbano misura attraverso 20 indicatori le performance delle città in materia di aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia. Ma proprio per questo il risultato descrive aspetti molto concreti della vita quotidiana.

Auto, rifiuti, acqua e verde: i numeri di Catania
A pesare sul risultato sono diversi indicatori.
Catania registra 82 automobili ogni 100 abitanti, un livello particolarmente elevato tra le grandi città. La raccolta differenziata si ferma al 34%, contro una media nazionale rilevata dal rapporto del 66,15%. Le perdite della rete idrica arrivano al 47,2%, mentre il verde urbano accessibile è pari ad appena 6,9 metri quadrati per abitante. Anche il trasporto pubblico resta distante dai valori delle città meglio classificate: il dato riportato per Catania è di circa 50 viaggi per abitante all’anno, mentre la media nazionale indicata da Legambiente è salita a 103. Non è dunque un singolo parametro a trascinare Catania verso il fondo della graduatoria, ma un insieme di criticità strutturali.
Smog: attenzione a quel «solo un giorno»
Un dato merita però di essere letto con particolare attenzione. Per l’ozono il rapporto attribuisce a Catania un solo giorno di superamento del valore preso in considerazione. Questo, però, non significa affatto che la città respiri aria incontaminata per gli altri 364 giorni. Il biossido di azoto racconta infatti una situazione ben diversa: Catania registra una concentrazione media annua di 30 microgrammi per metro cubo, contro una media delle città analizzate di 18,94, collocandosi al 100° posto nello specifico indicatore. Il dato sull’ozono, quindi, non può essere trasformato nella semplicistica affermazione secondo cui a Catania lo smog sarebbe praticamente inesistente. Gli inquinanti misurati sono diversi e forniscono informazioni differenti sulla qualità dell’aria.
Alberi e verde: due dati che non sono la stessa cosa
Anche sul verde serve distinguere. Il rapporto attribuisce a Catania una dotazione di circa 25 alberi pubblici ogni 100 abitanti, dato relativamente migliore rispetto ad altre città siciliane. Ma contemporaneamente indica appena 6,9 metri quadrati per abitante di verde urbano realmente accessibile. Avere un determinato numero di alberi censiti, dunque, non significa automaticamente avere grandi parchi, spazi verdi facilmente fruibili o una città complessivamente verde. Ed è proprio la lettura congiunta degli indicatori a spiegare perché Catania finisca al 103° posto.
E Trantino è all’89° posto nel gradimento
Il dato ambientale arriva pochi mesi dopo un altro risultato negativo per l’amministrazione cittadina. Nel Governance Poll 2026, realizzato da Noto Sondaggi per Il Sole 24 Ore, il sindaco Enrico Trantino è risultato all’89° posto su 92 sindaci di città capoluogo presi in considerazione, con un gradimento del 46%. Al momento dell’elezione nel 2023 aveva ottenuto il 66,1%: la differenza indicata dal sondaggio è quindi di 20,1 punti percentuali.
Il Governance Poll non è un’elezione né una previsione elettorale. Lo stesso Sole 24 Ore precisa che misura il rapporto tra sindaco e cittadini e che può essere influenzato da molteplici fattori, dalle scelte amministrative alla comunicazione fino alle condizioni economiche e sociali della città. Il sondaggio è stato effettuato su 600 elettori per Comune, con interviste svolte tra il 2 aprile e il 26 giugno 2026 e un margine d’errore dichiarato del 3,7%.
La domanda da porre alla politica
Mettere insieme le due classifiche non consente di dire che i siciliani «votano sempre il peggio». Sarebbe una conclusione politica che i dati non dimostrano. Consentono, però, di porre una domanda molto concreta alle amministrazioni: perché città dalle straordinarie potenzialità come Catania e Palermo continuano a occupare stabilmente la coda delle classifiche ambientali nazionali? Catania ha il mare, l’Etna, un clima favorevole, un patrimonio storico enorme e una struttura urbana che potrebbe prestarsi a politiche di mobilità, verde e riqualificazione molto più ambiziose.
Eppure il risultato è 103ª su 106
Il punto, allora, non è stabilire se il sindaco sia «rigido» o meno. Il punto è verificare ciò che accade alla città: quanta acqua si perde, quanti rifiuti vengono differenziati, quanto trasporto pubblico viene utilizzato, quanto verde è realmente disponibile, quante automobili circolano e quale aria respirano i cittadini.
Su questi numeri un’amministrazione può contestare la metodologia, spiegare le difficoltà ereditate o rivendicare interventi in corso. Ma dovrebbe soprattutto indicare come e quando intende cambiare quei numeri. Perché una classifica non è una sentenza. Ma quando la presenza nelle ultime posizioni diventa ricorrente, liquidarla come un semplice problema di percezione rischia di non essere più sufficiente.




