01 Ottobre 2026
Inceneritori in Sicilia, le associazioni chiedono blocco progetto

Federconsumatori, Legambiente, WWF, Zero Waste, Cgil e Italia Nostra depositano una memoria integrativa e chiedono stop all’iter degli inceneritori di Catania e Palermo
Nuovo intervento delle associazioni contro i progetti dei termovalorizzatori di Catania e Palermo.
Federconsumatori Sicilia, Legambiente Sicilia, WWF Sicilia, Zero Waste Sicilia, Cgil Sicilia e Italia Nostra Siciliahanno depositato una memoria integrativa nell’ambito della procedura di PAUR, Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale, sostenendo che le integrazioni progettuali presentate non avrebbero superato le criticità già sollevate nei mesi scorsi.

La posizione si inserisce in una contestazione già avviata durante l’estate, quando diverse associazioni avevano chiesto la sospensione dell’iter e un’inchiesta pubblica sui due impianti.
«Scelta progettuale fallimentare»
Le organizzazioni giudicano i due impianti sovradimensionati e contestano sia gli aspetti ambientali e sanitari sia quelli economici.
Secondo la memoria, i progetti esporrebbero le popolazioni delle aree di Palermo e Catania a rischi legati alle emissioni e produrrebbero costi che, a giudizio delle associazioni, potrebbero ricadere sui cittadini.
Si tratta di valutazioni espresse dai soggetti firmatari e contestate nell’ambito di una procedura amministrativa ancora in corso.
Il nodo della VIA
Uno dei punti principali riguarda la sequenza dell’iter autorizzativo.
Le associazioni sostengono che l’approvazione dei progetti in Conferenza di Servizi prima del completamento della Valutazione di Impatto Ambientale sarebbe illegittima e illogica, poiché la VIA potrebbe imporre prescrizioni tali da incidere su tecnologia, localizzazione o caratteristiche dell’opera.
Già a settembre le organizzazioni avevano denunciato, dal loro punto di vista, carenze documentali e criticità procedurali nella fase istruttoria del PAUR.
Pantano d’Arci e il vincolo paesaggistico
Per il progetto di Catania, le associazioni chiedono inoltre chiarimenti sulla modifica del livello di tutela paesaggistica dell’area di Pantano d’Arci.
Secondo i firmatari, sarebbe necessario verificare l’iter che avrebbe portato al passaggio da un grado di tutela più restrittivo a uno meno vincolante, perché tale modifica avrebbe inciso sulla compatibilità dell’impianto con l’area scelta.
Anche questo è un rilievo avanzato dalle associazioni e richiede valutazioni degli enti competenti.
Fanghi, efficienza energetica ed emissioni
La memoria contesta anche l’ipotesi di utilizzare negli impianti fanghi di depurazione essiccati, sostenendo che questa soluzione sarebbe economicamente onerosa e incompatibile con la normativa più recente.
Altro punto critico, secondo le associazioni, è l’assenza di un sistema di teleriscaldamento o cogenerazione, che limiterebbe il recupero energetico prodotto dagli impianti.
Le organizzazioni contestano inoltre la metodologia adottata per valutare le emissioni, perché a loro giudizio non terrebbe adeguatamente conto dei picchi temporanei che possono verificarsi durante avviamento, arresto o malfunzionamenti.
Contestata anche la tecnologia per gli ossidi di azoto
Tra i rilievi tecnici viene citato anche il sistema previsto per l’abbattimento degli ossidi di azoto.
Le associazioni criticano il ricorso alla tecnologia SNCR, ritenendola meno efficace rispetto ai sistemi catalitici SCR e non adeguata, a loro giudizio, per impianti di queste dimensioni.
Già nelle osservazioni presentate a luglio e settembre, gli ambientalisti avevano sollevato dubbi su efficienza energetica, gestione dei residui, emissioni e impatti sanitari.
Chiesto il ritiro dei progetti
La richiesta finale resta quella già avanzata nelle precedenti fasi del procedimento: ritirare le proposte progettuali e fermare l’iter autorizzativo.
In alternativa, le associazioni chiedono l’apertura di una inchiesta pubblica, in modo da consentire un confronto più ampio con cittadini, tecnici e realtà territoriali.
La richiesta di inchiesta pubblica era stata già formulata nei mesi scorsi; le associazioni avevano anche contestato il successivo rigetto da parte del Dipartimento regionale dell’Ambiente.





