01 Ottobre 2026
Privatizzazione SAC, il Patto attacca le associazioni di categoria: «Dove siete?»

Il Patto per la Sicilia orientale critica il silenzio delle associazioni di categoria sulla privatizzazione di SAC e chiede una posizione pubblica sulle clausole della gara
di Franz Cannizzo
C’è un dato che emerge con chiarezza crescente man mano che la vicenda SAC AEROPORTO CATANIA avanza,che merita di essere detto con la franchezza che la situazione richiede.
Le associazioni di categoria della Sicilia orientale brillano per la loro assenza.
Non parlo di silenzi occasionali. Parlo di un’assenza sistematica, strutturata, quasi organizzata, su una questione che riguarda direttamente e quotidianamente le imprese che quelle associazioni dichiarano di rappresentare.
Fontanarossa vale 2,2 miliardi di euro annui di impatto economico sul territorio. È il nodo logistico attraverso cui transitano i flussi turistici che alimentano hotel, ristoranti, agenzie di viaggio, guide turistiche, artigiani, produttori agroalimentari.
È il gateway attraverso cui le imprese della Sicilia orientale importano, esportano, ricevono clienti e fornitori. È l’infrastruttura senza cui il territorio perde competitività ogni giorno.
Il contratto di privatizzazione che regolerà quella infrastruttura fino al 2049 si scrive adesso. Le tariffe che le imprese pagheranno domani dipendono dalle clausole che qualcuno scrive oggi.
Il piano industriale di Comiso, che potrebbe aprire rotte cargo verso i mercati nordeuropei per l’agroalimentare ibleo e catanese, dipende da clausole che qualcuno inserisce oggi nel contratto.
E le associazioni di categoria tacciono
Confindustria Catania non ha prodotto una posizione ufficiale sulla procedura. Confesercenti e Confcommercio hanno rilasciato qualche dichiarazione durante l’emergenza vulcanica di agosto, quando il danno era già fatto, per poi tornare al silenzio.
CNA Sicilia si è svegliata a settembre, tardivamente, dopo tre chiusure consecutive di Fontanarossa. Federalberghi, i consorzi turistici, le associazioni degli operatori del trasporto assenti.
Nessuno ha chiesto formalmente un’audizione al MIT. Nessuno ha depositato osservazioni sulle condizioni della gara. Nessuno ha scritto ai senatori che hanno sollevato la questione chiedendo di essere coinvolto nella definizione delle clausole. Nessuno ha richiesto un incontro con l’assessore Aricò. Nessuno ha aderito al Patto per la Sicilia orientale.
Eppure il Patto è aperto. L’invito è pubblico. Le cinque clausole che chiediamo, piano industriale per Comiso, 62 milioni FSC vincolanti, protocollo vulcanico obbligatorio, divieto di depotenziamento, tutele occupazionali ,sono clausole nell’interesse diretto di ogni impresa che usa l’aeroporto.
Esistono due spiegazioni per questo silenzio. La prima è strutturale: le associazioni di categoria hanno relazioni consolidate da decenni con i soci pubblici di SAC — Camera di Commercio, Città Metropolitana, IRSAP. Sollevare pubblicamente i vizi procedurali della privatizzazione,significa mettere in discussione quei soggetti istituzionali con cui si siede ai tavoli, si ottengono finanziamenti, si gestiscono relazioni. Il costo della parola è immediato e visibile.
Il costo del silenzio è differito e diffuso, pagato negli anni dalle imprese associate sotto forma di tariffe aeroportuali, rotte eliminate, connettività ridotta.
La seconda spiegazione è più scomoda: alcune associazioni di categoria potrebbero ritenere che la privatizzazione, qualunque forma prenda, sia nell’interesse dei propri associati e che sollevare questioni procedurali rallenti un processo che porta capitali privati nell’infrastruttura. È una posizione che si può discutere, ma va assunta pubblicamente, con argomenti, non attraverso il silenzio.
In entrambi i casi il risultato è lo stesso: il territorio entra nella fase più delicata della procedura,meno di quarantacinque giorni al 12 novembre, senza che le sue categorie produttive abbiano espresso una posizione formale sulle clausole che determineranno il costo e la qualità del servizio aeroportuale per i prossimi ventitré anni.
Il Libero Consorzio di Siracusa ha deliberato all’unanimità. Il centrodestra catanese ha depositato 37 quesiti. Il commissario ENAC ha dichiarato il backup strutturato “indispensabile.” SAC stessa ha proposto il coordinamento regionale che il Patto chiedeva da luglio.
Le associazioni di categoria, quelle che per statuto esistono per tutelare gli interessi economici delle imprese, non hanno ancora fatto nulla di formalmente rilevante.
La domanda che pongo pubblicamente è semplice: a chi rispondono quando difendono gli interessi di chi rappresentano?


