23 Settembre 2026

Raviol d’Oro, all’asta anche la casa della famiglia Chillemi

Raviol d’Oro, all’asta anche la casa della famiglia Chillemi

Dopo il fallimento della Raviol d’Oro e la vendita degli immobili, la famiglia Chillemi rischia un nuovo sgombero: «Non abbiamo dove andare»

Dallo stabilimento e dal laboratorio perduti dopo il fallimento dell’azienda di famiglia fino alle case finite all’asta. È l’ultimo capitolo della vicenda dei Chillemi, famiglia storicamente legata alla Raviol d’Oro, attività che per anni ha operato nel settore alimentare catanese. A raccontare la situazione è Giuseppe Chillemi, figlio di Delfio, titolare della’azienda.

Oggi la preoccupazione principale riguarda l’abitazione nella quale la famiglia si è rifugiata, nella zona di Tarderia, a Pedara. Anche questo immobile, secondo quanto riferisce Chillemi, è stato venduto all’asta e per il 1° ottobre è stato intimato il rilascio.



«Non contestiamo il rilascio, chiediamo più tempo»

Il punto, spiega Giuseppe Chillemi, non sarebbe la volontà di opporsi indefinitamente alla consegna dell’immobile, ma ottenere un tempo maggiore per trovare una sistemazione alternativa. «Abbiamo bisogno semplicemente di più tempo», afferma, spiegando che nella casa vivono tre persone e che le condizioni di salute dei componenti della famiglia renderebbero particolarmente difficile organizzare in poche settimane un nuovo trasferimento.

La famiglia avrebbe già presentato opposizione alla richiesta di rilascio, sostenendo di non essere nelle condizioni di liberare l’abitazione entro il termine indicato.

È il secondo immobile perso

Per i Chillemi è il quarto sgombero. Giuseppe racconta che una precedente abitazione, a San Pietro Clarenza, era già stata lasciata nel maggio dello scorso anno dopo essere stata venduta. Da lì la famiglia si era trasferita nella casa di Tarderia, ora a sua volta interessata dalla procedura. Un susseguirsi di trasferimenti che, secondo Chillemi, avrebbe inciso pesantemente soprattutto sui genitori anziani e sulle loro condizioni di salute.

Le case date in garanzia per l’azienda

Chillemi spiega che le abitazioni erano state date in garanzia per il mutuo dell’azienda, costituita nella forma di società in nome collettivo. Il credito originariamente collegato a Unicredit sarebbe stato successivamente ceduto a una società di cartolarizzazione.

È un passaggio importante della vicenda: con una Snc, infatti, le garanzie personali e patrimoniali dei soci possono assumere un peso rilevante quando l’impresa entra in crisi.

Secondo il racconto di Chillemi, la vendita degli immobili non cancella automaticamente tutte le esposizioni rimaste dopo il fallimento.

«Abbiamo perso stabilimento, laboratorio e case»

L’elenco fatto da Giuseppe Chillemi fotografa la dimensione della crisi vissuta dalla famiglia: lo stabilimento, il laboratorio di via VI Aprile, una prima casa e adesso la seconda abitazione.

La vicenda assume così anche un carattere sociale. La famiglia sostiene di vivere oggi principalmente con le pensioni dei genitori e con una piccola prestazione di invalidità, mentre parte delle entrate sarebbe già impegnata per il pagamento dell’automobile necessaria agli spostamenti e alle visite mediche.

«Non abbiamo dove andare in questo momento, stiamo cercando degli appartamenti», racconta Chillemi.

La richiesta che arriva dalla famiglia è dunque soprattutto quella di ottenere più tempo prima del rilascio dell’immobile, per poter individuare una sistemazione compatibile con le condizioni economiche e sanitarie dei tre componenti.

Nel racconto di Giuseppe Chillemi ci sono anche riferimenti a denunce e procedimenti collegati ad altre fasi della vicenda aziendale. In particolare ad un procedimento per turbativa d’asta legato alla procedura di vendita all’asta del loro stabilimento, nel quale è coinvolto un avvocato, rinviato a giudizio. Con tutto ciò le esecuzioni sono andate avanti e per la famiglia Chillemi il futuro è sempre più scuro.

 

Salvo Giuffrida

Salvo Giuffrida

Salvatore Giuffrida (OdG Sicilia N^ 171391). Classe 1970 giornalista (ex chimico). Il mio motto: “Seguire ma mai inseguire”.