22 Settembre 2026

Aggressioni al Pronto soccorso, UGL: «Non basta la solidarietà. È allarme sociale»

Aggressioni al Pronto soccorso, UGL: «Non basta la solidarietà. È allarme sociale»

Aggressioni nei Pronto soccorso, l’UGL Catania chiede un confronto sulla sicurezza e sulla formazione degli operatori. Musumeci: «Non basta la solidarietà».

CATANIA – «Solidarietà agli operatori aggrediti, ma non possiamo limitarci a questo ogni volta che accade un episodio di aggressione in un presidio sanitario cittadino, perché sarebbe come intervenire sempre sull’ultimo anello della catena».

A dirlo è Giovanni Musumeci, segretario provinciale UGL Catania, intervenendo sul tema delle aggressioni nei Pronto soccorso.



Per l’UGL, nessuna situazione può giustificare la violenza, ma gli episodi devono essere analizzati anche alla luce delle condizioni sociali e organizzative che possono alimentare tensione e frustrazione.

«Il caro vita, il costo dei carburanti, la precarietà del lavoro e una generale instabilità sociale stanno aumentando il livello di esasperazione – afferma Musumeci –. A questo si aggiunge la situazione dei Pronto soccorso, dove chi sta male può trovarsi ad attendere per ore prima di essere visitato. È una condizione che può alimentare rabbia e frustrazione e che non può mai trasformarsi in violenza contro chi lavora».

Secondo l’UGL è necessario un confronto più ampio che coinvolga la Prefettura e tutti i soggetti interessati, per verificare l’adeguatezza dell’attuale organizzazione della sicurezza e individuare interventi concreti. Tra gli aspetti indicati dal sindacato c’è anche la formazione degli operatori.

«La sicurezza degli operatori non può essere considerata un elemento accessorio – sottolinea Fabio Magliano, segretario provinciale UGL Sicurezza Civile Catania –. Gli addetti alla vigilanza svolgono quotidianamente un compito fondamentale all’interno delle strutture sanitarie, spesso trovandosi a gestire situazioni di forte tensione e di emergenza».

Magliano evidenzia inoltre il rischio a cui sono esposti gli stessi addetti alla vigilanza: «Non è accettabile che chi è chiamato a garantire la sicurezza di operatori sanitari, pazienti e cittadini debba a sua volta rischiare di essere aggredito durante il proprio lavoro».

Il sindacato richiama anche le difficoltà legate al rapporto tra cittadini e servizi sanitari.

«Liste d’attesa, sovraffollamento e carichi di lavoro possono creare una spirale di incomprensioni – osserva Carmelo Urzì, segretario UGL Salute Catania –. Anche il personale sanitario opera spesso in condizioni di forte pressione e questo può incidere sulla relazione con l’utenza».

Per Urzì è quindi importante investire nella formazione, anche per la gestione delle situazioni conflittuali e nella comunicazione con pazienti e familiari.

«Un disservizio, un’attesa o un evento imprevisto non autorizzano nessuno ad aggredire chi sta lavorando», conclude il segretario UGL Salute Catania.

redazione

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