16 Settembre 2026

Giarre, i segreti di San Matteo Baglio: tra cripte e storia

Giarre, i segreti di San Matteo Baglio: tra cripte e storia

GIARRE. Nel quadro delle indagini sulla genesi urbana e sociale del territorio jonico-etneo, l’Antica Chiesa di San Matteo Baglio di Trepunti si configura come un palinsesto monumentale di primario interesse, custode delle matrici identitarie e delle origini stesse della città di Giarre. L’evento espositivo e documentario “Sottoterra e Cielo: i segreti di San Matteo” — inserito nel programma istituzionale del Mese della Cultura del Comune di Giarre e nato dalla sinergia tra l’Associazione culturale Nuove idee e l’Arcipretura parrocchiale guidata dal rev. Don Alberto Ottaviano Nicita — offre un’importante occasione di esegesi sul campo. Attraverso l’apertura straordinaria del sito e delle sue cripte ipogee, prevista nelle giornate del 27 settembre e dell’11 ottobre 2026 (nei turni 10:00-13:00 e 16:00-19:00), l’iniziativa non soltanto restituisce alla fruizione pubblica un patrimonio architettonico di rilievo, ma si pone come indispensabile premessa euristica per i temi scientifici e le prospettive storiografiche che questo piccolo saggio intende esaminare.
Le Origini (Seconda metà del Seicento)
La nascita e il disboscamento: La fondazione della chiesetta rurale risale alla seconda metà del Seicento. Nacque in concomitanza con le grandi opere di disboscamento che interessarono l’antica e fitta propaggine del bosco di Mascali, proprio nella zona compresa tra Fondo Macchia, Baglio e San Leonardello.
Trattasi di un esempio di chiesa rurale, un tempo filiale della parrocchia di Macchia, con origini risalenti alla fine del 1600, che, divenuta pericolante in seguito ad eventi sismici, venne interdetta al culto e, successivamente, ridotta a rudere. La chiesa è stata ristrutturata e riaperta al culto nel 1991. L’edificio sorge, infatti nei pressi delle faglie vicarianti (fascio di faglie sub parallele) legate alla faglia principale Mangano-Miscarello, area soggetta nei secoli a fenomeni sismici anche di rilevante intensità. Dette faglie, ancor oggi attive, determinano prescrizioni e limiti negli strumenti urbanistici vigenti e lasciano presumere anche per l’avvenire fenomeni sismici importanti. [1]
La posizione strategica: L’edificio fu costruito lungo il tracciato della vecchia via consolare. Per questo motivo divenne un punto di riferimento fondamentale per i viandanti e per i primi residenti, al punto da dare il nome all’intera contrada. Di fatto, è considerata una delle chiese più antiche di tutto il territorio comunale di Giarre.
Il declino:
La seicentesca chiesa antica di San Matteo, situata all’interno del nucleo storico (baglio) di Trepunti nel territorio di Giarre, nel corso del XIX secolo (l’Ottocento) divenne a tutti gli effetti il cimitero cittadino. In quel periodo la chiesetta rurale assunse la funzione di area di sepoltura e mantenne il ruolo di “campo santo” locale fino al 1871, anno in cui venne aperto l’attuale e moderno Cimitero comunale di Giarre poco distante. Le ragioni storiche e logistiche di questa trasformazione furono gli editti sanitari e leggi sulle sepolture, varati sulla scia del celebre Editto di Saint Cloud (1804) esteso progressivamente anche al Regno delle Due Sicilie, con il quale venne vietato per ragioni igienico-sanitarie il seppellimento dei defunti dentro le chiese parrocchiali urbane o nei centri abitati. Di conseguenza, i comuni dovettero individuare aree isolate e periferiche. Nella seconda metà dell’Ottocento, a causa dello spostamento dei flussi viari, la chiesetta rurale si ritrovò decentrata, cadente e insufficiente per la popolazione. Nel 1869, con l’apertura al culto della nuova e più grande chiesa parrocchiale di San Matteo (situata nell’attuale via Don Luigi Sturzo), la vecchia struttura venne definitivamente spogliata dei suoi preziosi arredi e dei quadri storici.
Il terremoto: A peggiorare le sue condizioni, nel corso dell’Ottocento l’edificio subì gravi danni a causa di un violento terremoto che ne causò il parziale crollo.
Il Recupero e il Restauro (Novecento)
La mobilitazione cittadina: Per molti decenni la struttura rimase in stato di abbandono e rudere. La svolta avvenne sul finire del Novecento grazie a un’intensa mobilitazione culturale. Una mirata campagna stampa promossa su un noto quotidiano catanese e sul settimanale locale La Tribuna di Giarre, unita all’intervento decisivo dell’Archeoclub d’Italia, riaccese i riflettori sul bene.
Gli interventi di risanamento: Grazie a questa spinta, l’edificio fu finalmente restaurato e messo in sicurezza. In particolare, nel 1999, venne eseguito un ulteriore intervento di restauro e risanamento conservativo mirato alla riparazione della copertura, danneggiata da violenti eventi atmosferici.
Le cripte seicentesche:
I lavori di restauro hanno permesso di preservare e rendere accessibili le suggestive cripte sotterranee, l’elemento architettonico più antico e rimasto miracolosamente intatto, risalente con tutta probabilità all’originaria struttura del XVII secolo. [3]
Tecnologie usate per lo studio, il rilievo e il restauro
Negli interventi di fine Novecento (in particolare nel 1999 per il rifacimento della copertura) e nei successivi studi sulle cripte sotterranee, sono stati impiegati moderni protocolli di restauro architettonico:
Rilievo fotogrammetrico e Laser Scanner 3D: Tecnologie digitali utilizzate per mappare la complessa struttura ipogea (sotterranea) delle cripte e per misurare con precisione i cedimenti strutturali causati dai vecchi terremoti dell’Ottocento senza intaccare le murature antiche.
Analisi stratigrafica delle murature: Metodologia usata per distinguere le porzioni murarie originali del Seicento (malte e pietre laviche locali) dalle ricostruzioni e dalle toppe applicate nei secoli successivi.
Restauro conservativo e consolidamento localizzato: Tecniche di ingegneria strutturale che prevedono l’uso di catene metalliche e malte idrauliche a base di calce (compatibili con i materiali storici) per consolidare il tetto e le cripte, evitando l’uso di cemento armato che avrebbe danneggiato la traspirabilità delle pietre storiche.
Chi si occupa oggi della chiesa
La tutela e la gestione spirituale e pastorale della chiesetta ricadono sotto la Parrocchia San Matteo di Trepunti (Diocesi di Acireale), guidata dal parroco don Alberto Nicita.
Dal punto di vista della valorizzazione culturale e della fruizione turistica, la comunità collabora periodicamente con associazioni locali (come l’Associazione culturale Nuove idee realtà giovanile emergente che ha “adottato” il sito, l’Archeoclub d’Italia e altre realtà parrocchiali) per organizzare visite guidate speciali alle cripte e all’edificio antico, inserite all’interno di eventi come il Mese della Cultura promosso dal Comune di Giarre.
Autori e opere letterarie in cui si parla della chiesetta
La storia della chiesetta seicentesca e il successivo passaggio alla parrocchia ottocentesca sono documentati in testi di storia locale ed ecclesiastica siciliana:
Sebastiano Fresta, Le chiese di Giarre – Archeoclub d’Italia (Se. Di Giarre – Riposto – febbraio 1984; integrato e ristampato in occasione dell’Anno giubilare 2000 dal Comune di Giarre.
Vincenzo Di Maggio (storico locale), nei suoi approfondimenti legati alle antiche borgate e alle vie consolari storiche che attraversavano l’antico Bosco di Mascali (Vincenzo Di Maggio “Profilo di una antica via romana: comprensorio di Mascali – Giarre – Riposto” – 1983).
Santi Correnti, insigne storico e accademico catanese, che nei suoi volumi dedicati alla storia dei comuni siciliani e alle antiche contrade etnee menziona le origini rurali e l’importanza viaria della zona di Trepunti (Le origini storiche di Giarre, 1965. Questo saggio venne integrato poi concettualmente nelle sue successive opere monumentali sulla storia dei comuni e del popolo siciliano, Storia di Sicilia come storia del popolo siciliano del 1972).
I registri dell’Arcipretura di Sant’Isidoro Agricola di Giarre e i relativi cataloghi della Diocesi di Acireale, curati da storici ecclesiastici per mappare le chiese sacramentali e gli itinerari di culto della zona etnea. [4]Le opere d’arte trasferite
A causa delle condizioni precarie dell’antica cappella, nel 1869 tutti i principali arredi e capolavori vennero trasferiti all’interno della nuova Chiesa di San Matteo Apostolo. Tra le opere d’arte provenienti dalla struttura seicentesca si trovano:
La tela della Madonna del Rosario: Un pregevole dipinto attribuito al pittore acese Sebastiano Grasso (attivo nell’Ottocento) [*].
La tela di San Matteo Apostolo: Dipinto di autore ignoto raffigurante il santo patrono, originaria pala d’altare della chiesetta antica.
La tela della Madonna del Carmelo: Altra opera di autore ignoto custodita originariamente a beneficio dei viandanti della vecchia strada consolare.
Arredi sacri antichi: Vari suppellettili, candelieri e paramenti liturgici utilizzati nei primi secoli di vita della contrada.
[*] Sebastiano Grasso è stato un esponente della pittura acese dell’Ottocento, attivo principalmente nel territorio della Diocesi di Acireale e della contea netina e catanese.Sebbene la documentazione biografica sia oggi frammentaria e conservata perlopiù negli archivi storici diocesani, la sua figura si inserisce nel panorama dei pittori artigiani e decoratori siciliani del XIX secolo, specializzati nell’arte sacra e nella produzione di pale d’altare per le parrocchie rurali e cittadine in espansione.
Contesto artistico e stile
La tradizione dell’arte sacra acese: Sebastiano Grasso si formò e operò sulla scia della grande scuola pittorica di Acireale (che aveva avuto i suoi massimi vertici nei secoli precedenti con maestri come Placido Campolo o Pietro Paolo Vasta). Nell’Ottocento, pittori come Grasso ne ereditarono l’impostazione tardo-barocca e classicista, adattandola alle esigenze devozionali dell’epoca.
Caratteristiche delle opere: I suoi dipinti prediligono l’uso del colore a olio su tela, caratterizzati da una forte attenzione alla composizione piramidale, alla dolcezza dei volti sacri e a un uso della luce accogliente e rassicurante, perfetto per stimolare la preghiera e la devozione popolare.L’opera di Trepunti: La Madonna del Rosario
Nel contesto della comunità di Giarre, la firma (o attribuzione storica) di Sebastiano Grasso è legata alla tela della Madonna del Rosario.
L’iconografia: L’opera rispondeva ai rigidi canoni della Controriforma ancora fortemente radicati nella Sicilia dell’Ottocento. La Vergine Maria è rappresentata in trono mentre distribuisce il rosario ai fedeli e ai santi domenicani, un tema carissimo alle comunità rurali del catanese che invocavano la protezione della Vergine sul lavoro nei campi e contro le calamità naturali (come i terremoti e le eruzioni dell’Etna).
Il trasferimento: Pensata originariamente per i ridotti spazi della chiesetta seicentesca di via San Matteo, la tela ricevette una collocazione più idonea e monumentale a partire dal 1869, quando venne solennemente trasferita all’interno della più grande Chiesa parrocchiale di San Matteo Apostolo, dove è tutt’oggi ammirabile e protetta.
NOTE
[1] 2015 Asita. “Il rilievo 3D nella tutela e conservazione di un bene architettonico in un’area a elevato rischio geologico” Lorenzo Leone , Daniela Laudani Fichera, Giuseppe Pulvirenti, Patrizia Spicuzza, Marco Leone, Carmelo Caruso
[2] Mario C. Cavallaro, La Contea di Mascali e le Città di Giarre e Riposto – 2° edizione, 2017;
https://www.associazionecentocampanili.it/itinerari/le-chiese-dellantica-arcipretura-di-santisidoro-agricola-di-giarre/chiesa-di-san-matteo-apostolo/
[3] https://www.enjoysicilia.it/it/catania-etna-area/giarre/chiesa-antica-san-matteo-giarre/
[4] Diocesi di Acireale – Associazione cento campanili
Mario Pafumi

Ultimo aggiornamento

Mario Pafumi

Mario Pafumi

mario.pafumi@tiscali.it Mario Pafumi (OdG Sicilia N° 165054) Classe 1956. Giornalista pubblicista dal 1993. Sono stato responsabile di diversi uffici stampa e direttore responsabile di alcune testate cartacee e online. Dal 1990 corrispondente del Giornale di Sicilia, e dall'apertura, di GdS online. Redattore di Freepressonline dal 2024.