06 Settembre 2026
Comiso durante l’emergenza Etna poteva gestire più voli

L’analisi sui dati SAC sull’emergenza Etna: 324 voli e 38 mila passeggeri in nove giorni. Secondo dei calcoli l’aeroporto di Comiso poteva gestire più traffico.
di Franz Cannizzo

𝐃𝐮𝐞 𝐯𝐢𝐫𝐠𝐨𝐥𝐚 𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢𝐜𝐢𝐧𝐪𝐮𝐞 𝐯𝐨𝐥𝐢 𝐥’𝐨𝐫𝐚. 𝐃𝐮𝐞𝐜𝐞𝐧𝐭𝐨𝐬𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐭𝐚𝐪𝐮𝐚𝐭𝐭𝐫𝐨 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐢 𝐥’𝐨𝐫𝐚. 𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐢 “𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐢 𝐧𝐮𝐦𝐞𝐫𝐢” 𝐬𝐛𝐚𝐧𝐝𝐢𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨. 𝐋’𝐚𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐢 𝐝𝐢𝐦𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐂𝐨𝐦𝐢𝐬𝐨 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐯𝐚 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝟓𝟓% 𝐢𝐧 𝐩𝐢𝐮̀, 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐞 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐢𝐧𝐟𝐫𝐚𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐞. 𝐈𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐛𝐥𝐞𝐦𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐞𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐥𝐞 𝐩𝐢𝐚𝐳𝐳𝐨𝐥𝐞. 𝐄𝐫𝐚 𝐥’𝐚𝐬𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐢𝐚𝐧𝐨.
𝐈𝐋 𝐂𝐎𝐌𝐔𝐍𝐈𝐂𝐀𝐓𝐎 𝐂𝐇𝐄 𝐌𝐄𝐑𝐈𝐓𝐀 𝐔𝐍𝐀 𝐑𝐈𝐒𝐏𝐎𝐒𝐓𝐀 𝐓𝐄𝐂𝐍𝐈𝐂𝐀
Nei giorni dell’emergenza cenere vulcanica di agosto 2026,10 giorni di chiusura di Fontanarossa, oltre 800 voli saltati, 80.000 passeggeri non movimentati, la presidente SAC Anna Quattrone ha rilasciato una dichiarazione che merita attenzione analitica.
Le sue parole esatte: “Bisogna essere capaci di fare squadra, assumersi le responsabilità, e mettere le esigenze dei passeggeri al centro di ogni decisione. I numeri raccontano solo una parte dello sforzo compiuto a Comiso. Dietro ogni movimento ed ogni passeggero ci sono persone che hanno lavorato senza sosta, spesso in condizioni di forte pressione.”
𝐒𝐀𝐂 𝐡𝐚 𝐩𝐨𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐢 𝐝𝐚𝐭𝐢 𝐮𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐚𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐂𝐨𝐦𝐢𝐬𝐨 𝐝𝐮𝐫𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐥’𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚: 𝟑𝟐𝟒 𝐯𝐨𝐥𝐢 𝐞 𝟑𝟖.𝟎𝟎𝟎 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐢 𝐢𝐧 𝟗 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐢, 𝐝𝐚𝐥𝐥’𝟖 𝐚𝐥 𝟏𝟓 𝐚𝐠𝐨𝐬𝐭𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔
Questo mio articolo fa una cosa sola: prende quei numeri e li elabora. Non usa fonti esterne. Non formula ipotesi. Usa i dati di SAC e le operazioni aritmetiche di base.
𝐈𝐥 𝐫𝐢𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐞̀ 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐬𝐢𝐯𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐦𝐚𝐧𝐜𝐚𝐯𝐚 𝐚𝐥 𝐝𝐢𝐛𝐚𝐭𝐭𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨.
𝐈 𝐂𝐎𝐍𝐓𝐈 𝐂𝐇𝐄 𝐒𝐀𝐂 𝐍𝐎𝐍 𝐇𝐀 𝐅𝐀𝐓𝐓𝐎 𝐎 𝐍𝐎𝐍 𝐇𝐀 𝐕𝐎𝐋𝐔𝐓𝐎 𝐅𝐀𝐑𝐄
𝐋𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐚𝐜𝐢𝐭𝐚̀ 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐟𝐞𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨
Prima di procedere con i calcoli è necessario stabilire un parametro di riferimento: 𝐥𝐞 𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀ 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐞𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐜𝐚𝐥𝐨 𝐚𝐞𝐫𝐨𝐩𝐨𝐫𝐭𝐮𝐚𝐥𝐞.
Un aeroporto di dimensioni comparabili a Comiso, scalo regionale con traffico prevalentemente leisure, opera mediamente 𝟏𝟔 𝐨𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 , dalle 6:00 alle 22:00. È il parametro standard per scali di questa categoria in tutta Europa, da Girona a Bari, da Brindisi a Crotone. In condizioni di emergenza, con operazioni h24 autorizzate da ENAC, il parametro può estendersi a 18-20 ore.
Usiamo 16 ore come base conservativa, quella meno favorevole alla mia analisi.
𝐈 𝐜𝐚𝐥𝐜𝐨𝐥𝐢 𝐬𝐮𝐢 𝐯𝐨𝐥𝐢
324 voli in 9 giorni:
324 ÷ 9 = 36 voli al giorno
36 ÷ 16 ore = 2,25 voli all’ora
𝐈 𝐜𝐚𝐥𝐜𝐨𝐥𝐢 𝐬𝐮𝐢 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐢
38.000 passeggeri in 9 giorni:
38.000 ÷ 9 = 4.222 passeggeri al giorno
4.222 ÷ 16 = 264 passeggeri all’ora
𝐋𝐚 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐚𝐞𝐫𝐨𝐦𝐨𝐛𝐢𝐥𝐞
38.000 passeggeri ÷ 324 voli = 117 passeggeri per volo
𝐂𝐎𝐒𝐀 𝐒𝐈𝐆𝐍𝐈𝐅𝐈𝐂𝐀𝐍𝐎 𝐐𝐔𝐄𝐒𝐓𝐈 𝐍𝐔𝐌𝐄𝐑𝐈
𝟐,𝟐𝟓 𝐯𝐨𝐥𝐢 𝐚𝐥𝐥’𝐨𝐫𝐚 è il dato operativo di Comiso durante quella che SAC definisce una condizione di “forte pressione.”
Per contestualizzare: l’aeroporto di Pescara, scalo regionale di dimensioni e vocazione comparabili a Comiso, gestisce in condizioni ordinarie di alta stagione circa 4-5 movimenti per ora.
L’aeroporto di Brindisi, altro scalo regionale del Sud Italia, supera i 5 movimenti per ora nei picchi estivi. Girona in Spagna, il riferimento europeo per gli scali secondari a vocazione turistica, supera i 6 movimenti per ora in alta stagione.
𝟐,𝟐𝟓 𝐦𝐨𝐯𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐨𝐫𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐫𝐢𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞. 𝐄̀ 𝐮𝐧 𝐫𝐢𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐟𝐟𝐢𝐜𝐨 𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐛𝐚𝐬𝐬𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞.
𝐋𝐀 𝐃𝐎𝐌𝐀𝐍𝐃𝐀 𝐓𝐄𝐂𝐍𝐈𝐂𝐀 𝐃𝐄𝐂𝐈𝐒𝐈𝐕𝐀
𝐋𝐚 𝐝𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐨 𝐡𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐜𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐦𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚 𝐞̀ 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚:
𝐂𝐨𝐧 𝐥𝐞 𝐢𝐧𝐟𝐫𝐚𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐞 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐚 𝐂𝐨𝐦𝐢𝐬𝐨 𝐧𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐨𝐝𝐨 𝐚𝐠𝐨𝐬𝐭𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔, 𝐪𝐮𝐚𝐥 𝐞𝐫𝐚 𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐚𝐜𝐢𝐭𝐚̀ 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐦𝐚𝐬𝐬𝐢𝐦𝐚 𝐭𝐞𝐨𝐫𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐚𝐥𝐨?
La risposta tecnica richiede di analizzare tre variabili: le piazzole di sosta disponibili, la capacità di handling e il sistema di gestione del traffico.
𝐕𝐚𝐫𝐢𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 𝟏 — 𝐋𝐞 𝐩𝐢𝐚𝐳𝐳𝐨𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐚
Comiso dispone di 𝟔 𝐩𝐢𝐚𝐳𝐳𝐨𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐚 per aeromobili. Durante l’emergenza, secondo quanto emerso dalle dichiarazioni pubbliche, almeno una era occupata da un aeromobile guasto e un’altra era in uso fisso da parte di un vettore. In condizioni operative reali durante l’emergenza: 𝟒 𝐩𝐢𝐚𝐳𝐳𝐨𝐥𝐞 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐞.
Il tempo di rotazione medio di un aeromobile su uno scalo come Comiso, scarico passeggeri, pulizia, imbarco, è di 50-60 minuti per un volo nazionale con aeromobile narrow-body tipo Boeing 737 o Airbus A320.
Applicando il calcolo: con 4 piazzole attive e 60 minuti di rotazione media, la capacità teorica è di 4 movimenti ogni 60 minuti, 4 voli l’ora.
Con rotazione ottimizzata a 50 minuti, standard raggiungibile con handling efficiente pre-organizzato: 4,8 movimenti l’ora.
𝐋𝐚 𝐟𝐨𝐫𝐜𝐡𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝟒 𝐩𝐢𝐚𝐳𝐳𝐨𝐥𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐞 𝐞̀ 𝐭𝐫𝐚 𝟑,𝟓 𝐞 𝟒,𝟓 𝐦𝐨𝐯𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐥’𝐨𝐫𝐚.
𝐂𝐨𝐦𝐢𝐬𝐨 𝐧𝐞 𝐡𝐚 𝐠𝐞𝐬𝐭𝐢𝐭𝐢 𝟐,𝟐𝟓.
𝐕𝐚𝐫𝐢𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 𝟐 — 𝐋𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐚𝐜𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐡𝐚𝐧𝐝𝐥𝐢𝐧𝐠
Il handling aeroportuale, operazioni di terra su bagagli, rifornimento carburante, servizi a bordo, era gestito durante l’emergenza con il personale ordinariamente previsto per il traffico normale di Comiso. Non risulta che siano stati attivati accordi pre-negoziati con società di handling per il potenziamento del personale di terra in caso di emergenza.
In condizioni di emergenza pianificata, come avviene negli aeroporti nordeuropei per le tempeste di neve, il personale di handling viene pre-allertato e raddoppiato 12 ore prima dell’attivazione del protocollo. A Comiso questo protocollo non esiste. Il personale ordinario ha fatto quello che poteva, con la professionalità che Quattrone cita giustamente, ma senza il supporto che un piano strutturale avrebbe garantito.
Impatto stimato sulla capacità: 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝟐𝟎-𝟐𝟓% 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐥 𝐭𝐞𝐨𝐫𝐢𝐜𝐨 per mancanza di personale aggiuntivo pre-pianificato.
𝐕𝐚𝐫𝐢𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 𝟑 — 𝐈𝐥 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐠𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐫𝐚𝐟𝐟𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐟𝐥𝐞𝐬𝐬𝐨
In assenza di un protocollo di emergenza pre-negoziato con i vettori, i voli dirottati su Comiso sono stati assegnati in modo non coordinato, con sovrapposizioni di slot, ritardi a catena e inefficienze nella sequenza di atterraggio e decollo. Un sistema di slot management dedicato all’emergenza, coordinato tra ENAC, SAC e i vettori operanti, avrebbe ottimizzato la sequenza dei movimenti riducendo i tempi morti tra un atterraggio e il successivo.
Impatto stimato: 𝐮𝐥𝐭𝐞𝐫𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝟏𝟎-𝟏𝟓% rispetto al teorico per mancanza di coordinamento pre-pianificato.
𝐋𝐀 𝐑𝐈𝐒𝐏𝐎𝐒𝐓𝐀 𝐓𝐄𝐂𝐍𝐈𝐂𝐀 𝐃𝐄𝐅𝐈𝐍𝐈𝐓𝐈𝐕𝐀
Integrando le tre variabili:
𝐒𝐜𝐞𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐌𝐨𝐯./𝐨𝐫𝐚 𝐕𝐨𝐥𝐢 𝐢𝐧 𝟗 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐢 𝐏𝐚𝐬𝐬𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐢 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐧𝐭𝐢𝐯𝐢
𝐄𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐒𝐀𝐂 𝟐,𝟐𝟓 𝟑𝟐𝟒 —
𝐏𝐨𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝟒 𝐩𝐢𝐚𝐳𝐳𝐨𝐥𝐞 𝟒,𝟎 𝟓𝟕𝟔 +𝟐𝟗.𝟎𝟎𝟎
𝐏𝐨𝐭𝐞𝐧𝐳. 𝐨𝐭𝐭𝐢𝐦. 𝐜𝐨𝐧 𝐩𝐢𝐚𝐧𝐨 𝟑,𝟓 𝟓𝟎𝟒 +𝟐𝟏.𝟎𝟎𝟎
𝐏𝐨𝐭𝐞𝐧𝐳. 𝐫𝐞𝐚𝐥. 𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐧𝐠. 𝟑,𝟐 𝟒𝟔𝟏 +𝟏𝟔.𝟎𝟎𝟎
Il potenziale realistico raggiungibile, considerando i vincoli di personale e coordinamento non ottimizzati,era di 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐚 𝟑,𝟐 𝐦𝐨𝐯𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐨𝐫𝐚: 𝐢𝐥 𝟒𝟐% 𝐢𝐧 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐂𝐨𝐦𝐢𝐬𝐨 𝐡𝐚 𝐞𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐠𝐞𝐬𝐭𝐢𝐭𝐨.
In termini assoluti: 𝟏𝟑𝟕 𝐯𝐨𝐥𝐢 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐧𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐞 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐚 𝟏𝟔.𝟎𝟎𝟎 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐢 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐧𝐭𝐢𝐯𝐢 movimentati nei nove giorni di emergenza, con le stesse infrastrutture fisiche disponibili.
𝟏𝟔.𝟎𝟎𝟎 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐯𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞𝐫𝐨 𝐩𝐨𝐭𝐮𝐭𝐨 𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐚𝐞𝐫𝐞𝐨 𝐝𝐚 𝐂𝐨𝐦𝐢𝐬𝐨 𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐥𝐨 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐨. 𝐍𝐨𝐧 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐥𝐞 𝐩𝐢𝐚𝐳𝐳𝐨𝐥𝐞 𝐦𝐚𝐧𝐜𝐚𝐬𝐬𝐞𝐫𝐨. 𝐌𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐢𝐥 𝐩𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐦𝐚𝐧𝐜𝐚𝐯𝐚.
𝐏𝐄𝐑𝐂𝐇𝐄́ 𝐈𝐋 𝐏𝐈𝐀𝐍𝐎 𝐌𝐀𝐍𝐂𝐀𝐕𝐀 𝐄 𝐂𝐎𝐒𝐀 𝐒𝐀𝐑𝐄𝐁𝐁𝐄 𝐂𝐎𝐒𝐓𝐀𝐓𝐎
Un Business Continuity Plan certificato per Comiso, con protocollo di emergenza vulcanica, accordi pre-negoziati con le società di handling per il personale aggiuntivo, sistema di slot management dedicato all’emergenza, accordi con i vettori per la riprotezione dei passeggeri, 𝐡𝐚 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐢𝐦𝐩𝐥𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐭𝐢𝐦𝐚𝐭𝐨 𝐭𝐫𝐚 𝟖𝟎𝟎.𝟎𝟎𝟎 𝐞 𝟏,𝟐 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐞𝐮𝐫𝐨 𝐢𝐧 𝐟𝐚𝐬𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐯𝐢𝐥𝐮𝐩𝐩𝐨, 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐚𝐧𝐧𝐮𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐚 𝟐𝟎𝟎.𝟎𝟎𝟎 𝐞𝐮𝐫𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐢 𝐭𝐞𝐬𝐭 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐨𝐝𝐢𝐜𝐢 𝐞 𝐥’𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨.
Il danno economico diretto dell’emergenza di agosto 2026, stimato tra 158 e 198 milioni di euro, è 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐚 𝟏𝟓𝟎 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐞 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐯𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐫𝐢𝐝𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐥 𝐝𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝟑𝟎-𝟒𝟎%.
Non esiste in finanza aziendale un investimento con questo rapporto costo-beneficio che non venga immediatamente approvato. 𝐈𝐧 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐬𝐢𝐚𝐬𝐢 𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐝𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐯𝐚𝐭𝐚 𝐬𝐞𝐫𝐢𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐩𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐬𝐚𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐨𝐩𝐨 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐜𝐡𝐢𝐮𝐬𝐮𝐫𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐯𝐮𝐥𝐜𝐚𝐧𝐢𝐜𝐚, 𝐞𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐨𝐜𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐝𝐞𝐜𝐞𝐧𝐧𝐢.
𝐒𝐀𝐂 𝐞̀ 𝐢𝐧 𝐜𝐚𝐫𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐚 𝐯𝐞𝐧𝐭’𝐚𝐧𝐧𝐢. 𝐋’𝐄𝐭𝐧𝐚 𝐡𝐚 𝐜𝐡𝐢𝐮𝐬𝐨 𝐅𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐚𝐫𝐨𝐬𝐬𝐚 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐞. 𝐈𝐥 𝐩𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞.
𝐋𝐀 𝐃𝐈𝐂𝐇𝐈𝐀𝐑𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐂𝐇𝐄 𝐍𝐎𝐍 𝐑𝐄𝐆𝐆𝐄
La dichiarazione di Quattrone sulle “condizioni di forte pressione” va letta alla luce di questi numeri.
𝟐,𝟐𝟓 𝐯𝐨𝐥𝐢 𝐚𝐥𝐥’𝐨𝐫𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐟𝐨𝐫𝐭𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚. È meno della metà della capacità teorica disponibile. Il personale di Comiso ha lavorato con professionalità, questo va riconosciuto esplicitamente. Ma ha lavorato senza gli strumenti che un piano strutturale avrebbe messo a disposizione: personale di handling aggiuntivo pre-allertato, protocollo di slot management, accordi pre-negoziati con i vettori.
La “forte pressione” è stata prodotta non dalla quantità del traffico gestito, sotto il potenziale disponibile, ma dalla disorganizzazione di una situazione affrontata senza pianificazione.
Sbandierare 2,25 voli l’ora come risultato di cui andare orgogliosi davanti al Presidente della Regione e ai passeggeri bloccati è, nella migliore delle ipotesi, una valutazione distorta della propria performance. Nella peggiore, è comunicazione trionfalistica costruita sulla certezza che nessuno avrebbe fatto i conti.
Qualcuno li ha fatti.
𝐂𝐎𝐒𝐀 𝐃𝐄𝐕𝐄 𝐒𝐔𝐂𝐂𝐄𝐃𝐄𝐑𝐄 : 𝐋𝐀 𝐑𝐈𝐒𝐏𝐎𝐒𝐓𝐀 𝐂𝐇𝐄 𝐒𝐂𝐇𝐈𝐅𝐀𝐍𝐈 𝐃𝐄𝐕𝐄 𝐃𝐀𝐑𝐄
Il presidente della Regione ha annunciato otto nuovi voli settimanali su Comiso, Napoli, Venezia, Pisa, Malta, con un investimento di 3 milioni di euro per dodici mesi.
È un passo nella direzione giusta. Ma risponde alla domanda sbagliata.
𝐋𝐚 𝐝𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ “𝐪𝐮𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐫𝐨𝐭𝐭𝐞 𝐡𝐚 𝐂𝐨𝐦𝐢𝐬𝐨?” 𝐄̀ “𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐝𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐬𝐢𝐦𝐚 𝐞𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞?”
Otto voli aggiuntivi su uno scalo senza un Business Continuity Plan producono lo stesso risultato di zero voli aggiuntivi: alla prossima chiusura di Fontanarossa, Comiso gestirà di nuovo 2,25 movimenti l’ora invece dei 3,2-3,5 che le sue infrastrutture consentirebbero con un piano operativo adeguato.
Le domande che il Presidente Schifani deve rispondere pubblicamente sono queste.
𝐏𝐫𝐢𝐦𝐚: Il Business Continuity Plan certificato per Comiso esiste? Se sì, quando è stato testato l’ultima volta e con quali risultati? Se no, quando verrà redatto?
𝐒𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚: I 47 milioni FSC europei, che Schifani ha presentato come “stanziati dal governo regionale” ma che sono in realtà fondi europei già approvati dalla Commissione nel novembre 2025, vengono utilizzati per le piazzole aggiuntive prima o dopo la firma del contratto di privatizzazione? Chi garantisce che un gestore privato li utilizzi per questo scopo?
𝐓𝐞𝐫𝐳𝐚: Nel contratto di privatizzazione SAC, che si scriverà nelle prossime settimane, sarà incluso l’obbligo per il futuro gestore di redigere, testare annualmente e attivare automaticamente un protocollo di emergenza vulcanica certificato? Con penali reali in caso di inadempimento?
𝐒𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐞 𝐭𝐫𝐞 𝐝𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐞, 𝐜𝐨𝐧 𝐝𝐨𝐜𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢, 𝐧𝐨𝐧 𝐜𝐨𝐧 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢, 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐬𝐢𝐦𝐚 𝐞𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐫𝐫𝐚̀ 𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐢 𝐧𝐮𝐦𝐞𝐫𝐢.
𝐄 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐬𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐢𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐭𝐫𝐢𝐨𝐧𝐟𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐞𝐫𝐚̀ 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐝𝐢 “𝐟𝐨𝐫𝐭𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞” 𝐩𝐞𝐫 𝟐,𝟐𝟓 𝐯𝐨𝐥𝐢 𝐥’𝐨𝐫𝐚.
𝐋𝐀 𝐂𝐎𝐍𝐂𝐋𝐔𝐒𝐈𝐎𝐍𝐄: 𝐔𝐍 𝐍𝐔𝐌𝐄𝐑𝐎 𝐂𝐇𝐄 𝐕𝐀𝐋𝐄 𝐏𝐈𝐔̀ 𝐃𝐈 𝐌𝐈𝐋𝐋𝐄 𝐏𝐀𝐑𝐎𝐋𝐄
𝟏𝟔.𝟎𝟎𝟎.
È il numero di passeggeri aggiuntivi che Comiso avrebbe potuto movimentare in quei nove giorni di agosto, con le stesse sei piazzole, lo stesso personale, le stesse infrastrutture fisiche, se avesse avuto un piano di emergenza strutturale invece dell’improvvisazione.
Sedici mila persone. Alcune delle quali hanno perso voli di lavoro internazionali. Alcune delle quali hanno dovuto raggiungere Palermo in autobus a proprie spese. Alcune delle quali hanno aspettato sei giorni prima di trovare un’alternativa.
Il piano che avrebbe evitato tutto questo costa meno di un milione di euro.
Il Business Continuity Plan di Comiso non esiste.
Questa è la risposta tecnica decisiva.
𝐅𝐫𝐚𝐧𝐳 𝐂𝐚𝐧𝐧𝐢𝐳𝐳𝐨 𝐞̀ 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐮𝐥𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐨-𝐟𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞, 𝐞𝐬𝐩𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐌&𝐀 𝐬𝐮 𝐚𝐬𝐬𝐞𝐭 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞𝐠𝐢𝐜𝐢. 𝐄̀ 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐦𝐨𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐒𝐢𝐜𝐢𝐥𝐢𝐚 𝐨𝐫𝐢𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞, 𝐟𝐢𝐫𝐦𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝟐𝟑 𝐥𝐮𝐠𝐥𝐢𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔 𝐚𝐥 𝐒𝐞𝐦𝐢𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐀𝐫𝐜𝐢𝐯𝐞𝐬𝐜𝐨𝐯𝐢𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐂𝐡𝐢𝐞𝐫𝐢𝐜𝐢 𝐝𝐢 𝐂𝐚𝐭𝐚𝐧𝐢𝐚.


