04 Settembre 2026
Ex Vigile del Fuoco catanese morto di mesotelioma: l’appello dei Ministeri

Il Tribunale di Catania aveva riconosciuto un ex vigile del fuoco equiparato a vittima del dovere. Difesa e Interno hanno impugnato la sentenza
Una lunga esposizione all’amianto, prima durante il servizio militare nell’Esercito e poi per quasi quarant’anni nei Vigili del Fuoco di Catania. Una vicenda che, secondo il Tribunale di Catania, avrebbe avuto un ruolo determinante nell’insorgenza del mesotelioma pleurico che ha causato la morte, a 72 anni, del catanese C.R.L.M.
Con la sentenza n. 1935/2026, pubblicata il 29 aprile scorso, il Tribunale aveva riconosciuto l’uomo come equiparato a vittima del dovere, accogliendo in larga parte il ricorso proseguito dalla vedova dopo la sua morte.
La decisione, però, è stata impugnata dal Ministero della Difesa e dal Ministero dell’Interno, che hanno proposto appello contro la sentenza di primo grado.
La doppia esposizione all’amianto
Il primo periodo ricostruito nel giudizio riguarda il servizio militare di leva, durante il quale l’uomo operò come “marconista carro” anche all’interno di mezzi militari.
Secondo quanto riportato nella sentenza, all’epoca erano presenti materiali contenenti amianto in dotazioni, apparati radio, mezzi e altre componenti utilizzate durante le attività di servizio.
La seconda fase, molto più lunga, riguarda invece il lavoro svolto per quasi quarant’anni presso il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Catania.
L.M. lavorò inizialmente nell’Ufficio rimessa e successivamente nelle attività di manutenzione e riparazione di veicoli e attrezzature tecniche.
Secondo la ricostruzione accolta dal Tribunale, proprio il contatto prolungato con quei mezzi avrebbe determinato una seconda esposizione all’amianto.
La diagnosi nel 2019
Il 16 dicembre 2019 arrivò la diagnosi di mesotelioma pleurico epitelioide.
L’uomo morì il 28 dicembre 2023.
Nel giudizio sono stati acquisiti documenti, testimonianze e una consulenza tecnica d’ufficio. Sulla base di questi elementi, il Tribunale ha ritenuto che l’esposizione all’amianto durante il servizio avesse avuto almeno un ruolo concausale determinante nell’insorgenza della malattia.
La decisione avrebbe inoltre rilevato l’assenza di fattori estranei all’attività lavorativa tali da spiegare da soli l’insorgenza del mesotelioma.
Il tema della prevenzione
Nella sentenza viene affrontato anche il tema delle misure di sicurezza.
Secondo quanto riportato dall’Osservatorio Nazionale Amianto, il Tribunale avrebbe evidenziato che le amministrazioni non avrebbero dimostrato di avere adottato misure sufficienti contro il rischio amianto, come sistemi di aspirazione o specifici dispositivi di protezione individuale.
La decisione avrebbe inoltre rilevato la mancanza di un’adeguata informazione sui rischi e di una specifica sorveglianza sanitaria per l’esposizione ad agenti cancerogeni.
Bonanni: «Una grave mancanza di rispetto»
A rappresentare la vedova è l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.
«Dietro ogni causa ci sono vite distrutte e famiglie che hanno già pagato un prezzo altissimo», afferma Bonanni.
«Quando a essere colpito è un uomo che ha speso la propria vita al servizio dello Stato, continuare ad opporsi al riconoscimento dei suoi diritti significa infliggere alla sua famiglia un’ulteriore sofferenza».
Il legale definisce l’impugnazione «un accanimento» e aggiunge: «Le istituzioni dovrebbero essere le prime a riconoscere il sacrificio dei propri uomini, non costringere le loro famiglie a estenuanti battaglie per ottenere giustizia».
La causa prosegue in appello
Con l’impugnazione presentata dai due Ministeri, la vicenda giudiziaria proseguirà adesso in secondo grado.
L’Osservatorio Nazionale Amianto continuerà ad assistere la vedova chiedendo la conferma del riconoscimento ottenuto davanti al Tribunale di Catania.





