04 Settembre 2026
Ex Mulino Santa Lucia, una storia lunga più di un secolo

L’ex Mulino Santa Lucia di Catania cambia volto: previsto un hotel 4 stelle da 175 camere con rooftop, piscina e investimento da oltre 27 milioni
Da opificio ottocentesco a rudere, dal sequestro giudiziario all’asta. Dopo oltre un secolo di incendi, polemiche e abbandono, l’ex Mulino Santa Lucia si prepara a diventare un hotel quattro stelle da 175 camere. Un investimento che può cambiare il volto dell’ingresso al centro storico dal porto.
Ci sono edifici che attraversano la storia di una città. Altri finiscono per rappresentarne le contraddizioni. L’ex Mulino Santa Lucia di Catania appartiene a entrambe le categorie.
Affacciato sull’area compresa tra piazza Borsellino, piazza Alcalà e il porto, per oltre un secolo quel luogo ha raccontato, in successione, lo sviluppo industriale della città, il declino di un quartiere produttivo, le ambizioni della speculazione immobiliare, una tragedia sul lavoro, un’inchiesta giudiziaria e infine un lunghissimo abbandono.
Adesso potrebbe cominciare l’ultimo capitolo: quello della trasformazione in un albergo quattro stelle da 175 camere, con piscina panoramica, rooftop e un investimento complessivo che, considerando acquisizione e lavori, supera i 27 milioni di euro.
Una metamorfosi radicale per quello che per anni i catanesi hanno semplicemente chiamato “l’ecomostro del porto”.
Quando Santa Lucia era il quartiere del lavoro
Bisogna tornare alla fine dell’Ottocento per trovare l’origine della vicenda.
Il Mulino Santa Lucia nasce in una Catania che sta cambiando velocemente. Il porto rappresenta uno dei motori economici della città e intorno ad esso sorgono attività produttive, depositi e infrastrutture. Il mulino si inserisce in questo sistema insieme al macello e al gazometro.
Farina, pasta e pane. Produzione, movimentazione delle merci, operai, pescatori e scaricatori.
Il quartiere cresce intorno al lavoro.
Ma la prima vita del mulino dura poco. Nel 1905 un devastante incendio mette fine alla sua attività. Da quel momento comincia una lunga parabola di abbandono destinata a protrarsi, con alterne vicende, per quasi un secolo.
Gli anni Novanta e il sogno del recupero
La svolta arriva nel 1991, quando il Comune rilascia una concessione edilizia per il risanamento conservativo, il consolidamento statico e il cambio di destinazione d’uso.
Sulla carta è ancora un progetto di recupero dell’antico edificio industriale.
Ma quella che avrebbe potuto essere un’operazione di archeologia industriale cambia progressivamente natura.
Nel frattempo arriva anche il momento più tragico della storia recente dell’immobile.
Nel 2000, durante i lavori di demolizione, Salvatore Romeo e Orazio Bonaccorso perdono la vita precipitando da un’impalcatura. Due morti che rimarranno inevitabilmente legate alla storia di quel cantiere.
Tre anni più tardi arriva un altro passaggio decisivo.
Nel 2003 la Commissione edilizia del Comune esprime parere favorevole a un progetto che prevede demolizione e ricostruzione e il passaggio dalla vecchia destinazione di opificio ad attività commerciali e direzionali.
Il progetto è legato al gruppo Acqua Pia Marcia dell’imprenditore Francesco Bellavista Caltagirone.
L’antico mulino lascia progressivamente il posto a una costruzione completamente diversa: due grandi edifici, fino a sette-otto piani, per una volumetria indicata in circa 25 mila metri cubi.
Non più il recupero dell’opificio, quindi, ma una nuova presenza edilizia a ridosso del centro storico e del porto.
Ed è in quel momento che nell’immaginario cittadino comincia a prendere forma la definizione che accompagnerà per anni la struttura: “ecomostro”.
Il sequestro quando il cantiere è quasi concluso
Nel marzo 2009, quando l’edificio è ormai vicino al completamento, arriva il terremoto giudiziario.
La Procura di Catania dispone il sequestro del complesso nell’ambito di un’inchiesta che contesta, tra l’altro, la lottizzazione abusiva e questioni legate alla distanza dal demanio marittimo.
È il periodo del cosiddetto “Caltagirone affair”.
Per anni l’immobile diventa contemporaneamente un problema urbanistico, giudiziario e politico.
Il processo si conclude nel 2013 con l’assoluzione degli imputati.
Ma la fine del procedimento penale non coincide con la rinascita del complesso. Nello stesso periodo Acqua Pia Marcia entra in liquidazione e viene ammessa alla procedura di concordato preventivo.
L’edificio rimane lì.
Dieci anni di cemento, vetri rotti e abbandono
È probabilmente questa la fase che ha fissato definitivamente l’ex Mulino Santa Lucia nell’immaginario dei catanesi.
Tra il 2013 e il 2023, la grande struttura in cemento armato resta sostanzialmente inutilizzata.
Lo scheletro è completato, ma il complesso si degrada. Vetri rotti, rifiuti, vandalismo e occupazioni occasionali ne fanno uno dei simboli più evidenti dell’incompiuto catanese.
Un paradosso urbanistico: uno degli edifici più visibili per chi arriva dal porto è anche uno di quelli che raccontano peggio la città.
Per dimensioni e durata dell’abbandono, il paragone inevitabile diventa quello con un altro grande incompiuto cittadino, l’ex Palazzo delle Poste di viale Africa.
Due cicatrici urbane. Due grandi strutture mai realmente integrate nella città.
La svolta dell’asta
Il cambio di passo arriva nell’ottobre 2023.
Il cosiddetto Lotto B, il corpo più imponente, quello di sette piani che guarda verso il porto, viene acquistato all’asta dal gruppo Dimsi – Dimensione Sicilia, riconducibile all’imprenditore Salvatore Zappalà.
Il prezzo supera i 5 milioni di euro.
È il primo segnale concreto che il gigante di cemento potrebbe finalmente avere un futuro.
Il resto del complesso viene suddiviso in ulteriori lotti. I corpi che si affacciano verso piazza Alcalà comprendono circa 5 mila metri quadrati, con destinazioni commerciali ai livelli inferiori e direzionali ai piani superiori.
Separatamente viene messo sul mercato anche il parcheggio sotterraneo di via Cristoforo Colombo, con oltre duecento posti auto.
Ma è sul grande edificio acquistato nel 2023 che si concentra l’operazione più ambiziosa.
Dall’“ecomostro” a un hotel quattro stelle
Il progetto prende il nome di Hotel Santa Lucia.
L’idea è trasformare integralmente il vecchio complesso in una struttura ricettiva di fascia medio-alta, puntando sulla posizione: porto, centro storico, piazza Duomo e Castello Ursino sono tutti raggiungibili in pochi minuti.
Nell’agosto 2026 arriva un passaggio fondamentale: la Direzione Attività Produttive del Comune rilascia a Sital Srl il permesso di costruire, dopo un iter durato oltre un anno e passato attraverso sette pareri e quattro conferenze di servizi.
Il nuovo albergo dovrebbe avere 175 camere, distribuite dal primo al sesto piano e con superfici comprese indicativamente tra 16 e 36 metri quadrati.
Ma il cuore più spettacolare del progetto sarà in cima.
Sul tetto è previsto un rooftop di circa 1.500 metri quadrati, con piscina panoramica, solarium, bar e area fitness.
Una terrazza affacciata sul porto e sul centro storico, là dove per decenni c’è stato soltanto cemento abbandonato.
L’investimento previsto per i lavori è di circa 22 milioni di euro.
A questi bisogna aggiungere il costo dell’acquisizione dell’immobile e delle altre aree funzionali all’operazione. Il valore economico complessivo supera quindi abbondantemente i 27 milioni di euro.
È stata inoltre annunciata una collaborazione con il gruppo internazionale Accor, mentre resta da definire la formula definitiva del rapporto, tra franchising e gestione.
La scommessa sul turismo del porto
La scelta alberghiera non è casuale.
Quella zona di Catania è cambiata profondamente rispetto agli anni nei quali vennero immaginati uffici e negozi.
Il porto è diventato sempre più importante per il traffico crocieristico, mentre il centro storico continua ad aumentare la propria vocazione turistica.
L’ex Mulino Santa Lucia si trova esattamente nel punto di contatto tra queste due realtà.
Per chi sbarca da una nave, l’albergo sarebbe praticamente alle porte della città barocca. Per chi arriva per un weekend, rappresenterebbe una struttura vicina contemporaneamente al porto, alla stazione degli autobus e alle principali attrazioni del centro.
La struttura dispone inoltre di un garage interno e dovrebbe poter contare su un’ulteriore area di parcheggio da circa 200 posti.
Il cantiere e l’attesa per il 2027-2028
Il progetto entra ora nella fase più delicata: quella dei lavori.
L’apertura, inizialmente immaginata in tempi più rapidi, viene indicata tra il 2027 e il 2028.
Ed è soltanto allora che si potrà capire se la lunghissima storia dell’ex Mulino Santa Lucia avrà trovato davvero una conclusione.
Perché in questo caso non si tratta semplicemente dell’apertura di un nuovo hotel.
Si tratta di recuperare uno dei principali vuoti urbani all’ingresso del centro storico, cancellando finalmente una delle immagini più controverse del fronte mare di Catania.
Una storia lunga più di un secolo
Il destino dell’ex Mulino Santa Lucia sembra quasi riassumere centoventi anni di storia urbana catanese.
Prima l’industrializzazione. Poi l’incendio. L’abbandono. Il tentativo di recupero. La demolizione. La morte di due operai. La nuova edificazione. Le polemiche. Il sequestro. Il processo. Le assoluzioni. Il fallimento dell’operazione immobiliare. Dieci anni di degrado. L’asta. E infine una nuova scommessa privata.
Da fabbrica di farina a hotel panoramico.
Dalle ceneri dell’incendio del 1905 alla piscina progettata sul rooftop del 2026.
Se il progetto arriverà fino in fondo, uno degli edifici più contestati di Catania potrebbe trasformarsi in uno dei simboli della riqualificazione del suo fronte mare.
Ma, dopo oltre un secolo di progetti annunciati, cantieri interrotti e occasioni perdute, questa volta la città aspetterà di vedere le luci accese prima di considerare davvero chiusa la storia dell’ex Mulino Santa Lucia.






