15 Agosto 2026

Stop aeroporto di Catania: danni stimati fino a 198 milioni

Stop aeroporto di Catania: danni stimati fino a 198 milioni

L’analisi  della crisi di Fontanarossa: oltre 800 voli saltati e danni stimati fino a 198 milioni. Serve un sistema strutturale di resilienza.

di *Franz Cannizzo
𝐋’𝐄𝐓𝐍𝐀 𝐍𝐎𝐍 𝐇𝐀 𝐂𝐇𝐈𝐔𝐒𝐎 𝐅𝐎𝐍𝐓𝐀𝐍𝐀𝐑𝐎𝐒𝐒𝐀. 𝐋’𝐇𝐀 𝐂𝐇𝐈𝐔𝐒𝐀 𝐂𝐇𝐈 𝐍𝐎𝐍 𝐇𝐀 𝐂𝐎𝐒𝐓𝐑𝐔𝐈𝐓𝐎 𝐈𝐋 𝐒𝐈𝐒𝐓𝐄𝐌𝐀 𝐂𝐇𝐄 𝐀𝐕𝐑𝐄𝐁𝐁𝐄 𝐃𝐎𝐕𝐔𝐓𝐎 𝐏𝐑𝐎𝐓𝐄𝐆𝐆𝐄𝐑𝐍𝐄 𝐋𝐀 𝐂𝐎𝐍𝐓𝐈𝐍𝐔𝐈𝐓𝐀̀ 𝐎𝐏𝐄𝐑𝐀𝐓𝐈𝐕𝐀
𝑼𝒏𝒂 𝒔𝒆𝒕𝒕𝒊𝒎𝒂𝒏𝒂 𝒅𝒊 𝒂𝒆𝒓𝒐𝒑𝒐𝒓𝒕𝒐 𝒇𝒆𝒓𝒎𝒐 𝒊𝒏 𝒇𝒆𝒓𝒓𝒂𝒈𝒐𝒔𝒕𝒐. 𝑶𝒍𝒕𝒓𝒆 800 𝒗𝒐𝒍𝒊 𝒔𝒂𝒍𝒕𝒂𝒕𝒊. 𝑼𝒏 𝒅𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒆𝒄𝒐𝒏𝒐𝒎𝒊𝒄𝒐 𝒕𝒓𝒂 180 𝒆 220 𝒎𝒊𝒍𝒊𝒐𝒏𝒊 𝒅𝒊 𝒆𝒖𝒓𝒐. 𝑬 𝒖𝒏 𝒅𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒅𝒊 𝒊𝒎𝒎𝒂𝒈𝒊𝒏𝒆 𝒄𝒉𝒆 𝒔𝒊 𝒎𝒊𝒔𝒖𝒓𝒆𝒓𝒂̀ 𝒑𝒆𝒓 𝒂𝒏𝒏𝒊. 𝑳𝒆 𝒓𝒆𝒔𝒑𝒐𝒏𝒔𝒂𝒃𝒊𝒍𝒊𝒕𝒂̀ 𝒏𝒐𝒏 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒅𝒆𝒍 𝒗𝒖𝒍𝒄𝒂𝒏𝒐, 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒅𝒊 𝒄𝒉𝒊 𝒊𝒏 𝒕𝒓𝒆𝒏𝒕’𝒂𝒏𝒏𝒊 𝒉𝒂 𝒔𝒄𝒆𝒍𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒏𝒐𝒏 𝒑𝒓𝒆𝒑𝒂𝒓𝒂𝒓𝒔𝒊.
𝐋𝐀 𝐏𝐑𝐄𝐌𝐄𝐒𝐒𝐀 𝐂𝐇𝐄 𝐍𝐄𝐒𝐒𝐔𝐍𝐎 𝐕𝐔𝐎𝐋𝐄 𝐅𝐀𝐑𝐄
Prima di parlare di numeri è necessario fare una premessa che la classe politica siciliana ha sistematicamente evitato in questi giorni di dichiarazioni, conferenze stampa e scaricabarili istituzionali.
L’Etna non ha chiuso Fontanarossa.
L’Etna ha eruttato, come fa tre-quattro volte l’anno da millenni. La chiusura di Fontanarossa è la conseguenza di trent’anni di scelte mancate: nessun protocollo di emergenza strutturale, nessun potenziamento reale di Comiso come secondo nodo operativo, nessun sistema di trasporto alternativo pre-contrattualizzato, nessuna informazione integrata per i passeggeri, nessuna pianificazione del rischio vulcanico che andasse oltre la gestione dell’urgenza contingente.
Il vulcano ha fatto il suo mestiere. Il disastro lo ha prodotto chi non ha fatto il proprio.
𝐈 𝐍𝐔𝐌𝐄𝐑𝐈 𝐃𝐄𝐋 𝐃𝐀𝐍𝐍𝐎 𝐄𝐂𝐎𝐍𝐎𝐌𝐈𝐂𝐎
La fotografia dell’evento
Dall’8 agosto al 15 agosto 2026, ferragosto incluso, il giorno di punta assoluta del turismo italiano, l’aeroporto di Catania Fontanarossa è rimasto chiuso o operativo solo parzialmente per oltre sette giorni consecutivi. Oltre 800 voli saltati tra cancellazioni e dirottamenti. Oltre 150.000 passeggeri non movimentati. Voli dirottati su Palermo, Trapani, Comiso e, caso senza precedenti nella storia dell’aeroporto, su Lamezia Terme in Calabria. Passeggeri europei costretti ad attraversare lo Stretto di Messina via traghetto per raggiungere la Sicilia orientale.
Il danno emergente
Il danno emergente misura i costi diretti e immediati sostenuti per fronteggiare l’emergenza.
Costi operativi SAC: la pulizia delle piste dalla cenere vulcanica abrasiva richiede interventi meccanici ripetuti, lavaggi con acqua demineralizzata, smaltimento del materiale rimosso. Per sette giorni di gestione emergenziale il costo è stimabile in 2-3 milioni di euro, inclusi manodopera straordinaria, macchinari e prodotti specializzati.
Manutenzione straordinaria degli impianti: la cenere vulcanica è corrosiva per sistemi di ventilazione, motori delle navette, circuiti elettrici esposti, sistemi radar. La manutenzione straordinaria post-eruzione è stimabile in 600.000-900.000 euro.
Assistenza ai passeggeri bloccati: i vettori sono obbligati ai sensi del Regolamento UE 261/2004 a fornire assistenza, pasti, sistemazioni alberghiere e rimborsi. Il costo complessivo a carico dei vettori operanti su Catania è stimabile in 8-12 milioni di euro per la durata dell’evento, uno dei più onerosi della storia recente del trasporto aereo italiano.
Trasporti straordinari organizzati dalla Regione: oltre 200 corse di autobus straordinari e treni aggiuntivi sulla tratta Palermo-Catania. Costo stimato 400.000-600.000 euro a carico dell’erario regionale.
Danni al settore ricettivo da cancellazioni non recuperabili: in ferragosto il tasso di occupazione alberghiera nella provincia di Catania supera il 90%. Le prenotazioni cancellate per mancato arrivo via aereo non si recuperano, la settimana di Ferragosto non ha surrogati. Stimando che il 40% delle camere cancellate fosse collegato all’aeroporto e che la tariffa media agosto sia di 130 euro per notte, per 30.000 camere colpite su sette giorni il danno è di circa 10 milioni di euro per il solo settore ricettivo.
𝐓𝐨𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞𝐧𝐭𝐞: 𝟐𝟏-𝟐𝟔 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐞𝐮𝐫𝐨.
𝐈𝐥 𝐥𝐮𝐜𝐫𝐨 𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐭𝐞
Il lucro cessante misura quello che il sistema economico non ha guadagnato e che non recupererà.
Mancata spesa turistica. Fontanarossa trasporta in agosto circa 45.000 passeggeri al giorno. Per sette giorni di chiusura il numero di turisti in arrivo mancati — considerando i dirottamenti parziali su altri scali, è stimabile in 80.000-100.000 unità equivalenti. La spesa media del turista in Sicilia orientale è di 841 euro a persona per soggiorno completo. La perdita diretta di spesa turistica è di 67-84 milioni di euro.
Effetto moltiplicatore sulla filiera. Ogni euro di spesa turistica diretta genera 0,8 euro di fatturato aggiuntivo nella filiera locale — ristorazione, artigianato, servizi culturali, noleggio auto, guide turistiche, escursioni. Il moltiplicatore Input-Output per la provincia di Catania applicato alla perdita turistica diretta produce 54-67 milioni di euro di perdite indirette aggiuntive.
Mancati ricavi SAC. I ricavi aeronautici e non aeronautici di SAC ammontano complessivamente a circa 310.000 euro al giorno. Per sette giorni di chiusura totale e parziale il mancato incasso è di circa 2 milioni di euro.
Mancati ricavi dei vettori aerei. I vettori perdono il ricavo netto dei voli cancellati, al netto dei costi evitati, stimabile in circa 6-8 milioni di euro complessivi per tutti gli operatori.
Perdite del settore degli affitti brevi. Le cancellazioni Airbnb e affitti brevi in ferragosto nella provincia di Catania producono perdite non recuperabili di 5-7 milioni di euro.
Business travel e perdite commerciali. Le riunioni d’affari cancellate, i contratti non firmati, le opportunità commerciali perse per impossibilità di raggiungere Catania: stima conservativa 3-4 milioni di euro.
𝐓𝐨𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐥𝐮𝐜𝐫𝐨 𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐭𝐞: 𝟏𝟑𝟕-𝟏𝟕𝟐 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐞𝐮𝐫𝐨.
𝐈𝐥 𝐭𝐨𝐭𝐚𝐥𝐞 — 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞
Voce Minimo Massimo
Danno emergente
21.000.000 26.000.000
Lucro cessante
137.000.000 172.000.000
𝐓𝐨𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐨
𝟏𝟓𝟖.𝟎𝟎𝟎.𝟎𝟎𝟎 𝟏𝟗𝟖.𝟎𝟎𝟎.𝟎𝟎𝟎
Il danno economico diretto dell’evento eruttivo di agosto 2026 per l’economia catanese è compreso tra 158 e 198 milioni di euro.
𝐈𝐋 𝐃𝐀𝐍𝐍𝐎 𝐃𝐈 𝐈𝐌𝐌𝐀𝐆𝐈𝐍𝐄 — 𝐈𝐋 𝐏𝐈𝐔̀ 𝐃𝐈𝐅𝐅𝐈𝐂𝐈𝐋𝐄 𝐃𝐀 𝐐𝐔𝐀𝐍𝐓𝐈𝐅𝐈𝐂𝐀𝐑𝐄 𝐄 𝐈𝐋 𝐏𝐈𝐔̀ 𝐂𝐎𝐒𝐓𝐎𝐒𝐎 𝐍𝐄𝐋 𝐓𝐄𝐌𝐏𝐎
Il danno di immagine è la componente che la politica siciliana tende a sottovalutare sistematicamente — perché i suoi effetti si manifestano nei mesi e negli anni successivi, non nell’immediato.
𝐈𝐥 𝐦𝐞𝐜𝐜𝐚𝐧𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐝𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐫𝐞𝐩𝐮𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞
Il turismo di qualità, quello che la Sicilia cerca di attrarre, funziona attraverso tre meccanismi principali: il passaparola diretto, le recensioni digitali e la propensione al ritorno.
Tutti e tre i meccanismi sono stati colpiti questa settimana in modo pesante.
I turisti europei bloccati a Catania, dirottati a Lamezia Terme, costretti ad attraversare lo Stretto via traghetto, lasciati senza informazioni adeguate in cinque lingue — non sono statistiche. Sono persone reali che tornano a casa con una storia da raccontare. Quella storia finisce su TripAdvisor, su Google Reviews, su Instagram, nelle conversazioni con colleghi e amici che pianificano le vacanze. La ricerca accademica sul turismo stima che ogni esperienza di viaggio gravemente disturbata raggiunga in media 8-12 persone attraverso il racconto diretto e 50-150 attraverso i canali digitali.
Con 80.000-100.000 turisti colpiti, l’effetto reputazionale raggiunge potenzialmente 4-15 milioni di persone nei mercati nordeuropei e nordamericani che sono il target naturale del turismo culturale siciliano.
𝐋𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐝𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐫𝐞𝐩𝐮𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞
Le ricerche di settore, in particolare gli studi del World Travel & Tourism Council sulle crisi di destinazione ,stimano che un evento di crisi aeroportuale prolungata riduce il tasso di ritorno dei turisti del 12-18% nell’anno successivo e riduce la propensione di nuovi turisti a scegliere la destinazione del 8-12% nel biennio successivo.
Applicato ai flussi turistici della Sicilia orientale, circa 3,5 milioni di arrivi annui, di cui il 60% internazionali ,la perdita attesa nei due anni successivi è di:
Perdita di ritorno 2027: 12-18% di 2,1 milioni di turisti internazionali × 841 euro di spesa media = 212-317 milioni di euro di mancata spesa turistica nell’arco di due anni.
Perdita di nuovi arrivi 2027-2028: 8-12% di potenziali nuovi turisti scoraggiati × spesa media = ulteriori 140-210 milioni di euro nel biennio.
𝐓𝐨𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐫𝐞𝐩𝐮𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐭𝐢𝐦𝐚𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥 𝐛𝐢𝐞𝐧𝐧𝐢𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟕-𝟐𝟎𝟐𝟖: 𝟑𝟓𝟎-𝟓𝟐𝟕 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐞𝐮𝐫𝐨
Questo dato va preso con la cautela metodologica che merita, è una stima su scenari e non una previsione certa. Ma l’ordine di grandezza è quello che gli operatori del settore conoscono bene: una crisi di destinazione mal gestita costa molte volte di più della crisi stessa.
𝐈𝐥 𝐝𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐫𝐞𝐩𝐮𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐧𝐭𝐢𝐯𝐨 — 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐭𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐭𝐞𝐫𝐫𝐚𝐧𝐞𝐚
C’è un elemento del danno reputazionale che le statistiche non catturano pienamente: la concorrenza.
Mentre Fontanarossa era chiusa, la Grecia, il Portogallo, la Spagna e la Croazia operavano normalmente. I touroperator nordeuropei che in queste ore stanno pianificando la stagione 2027 stanno già inserendo nelle loro valutazioni la variabile del rischio vulcanico siciliano — e la comparano con la stabilità operativa delle destinazioni alternative. Ogni punto percentuale di dirottamento della domanda nordeuropea verso il Mediterraneo orientale o occidentale vale decine di milioni di euro per il sistema turistico siciliano
𝐋𝐄 𝐑𝐄𝐒𝐏𝐎𝐍𝐒𝐀𝐁𝐈𝐋𝐈𝐓𝐀̀ — 𝐒𝐄𝐍𝐙𝐀 𝐒𝐂𝐎𝐍𝐓𝐈
La politica siciliana, con la sola eccezione parziale del ministro Musumeci che ha almeno riconosciuto la vulnerabilità strutturale di Fontanarossa, ha tentato in questi giorni di scaricare l’intera responsabilità sull’evento eruttivo. È una narrazione che non regge all’analisi.
𝐑𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐒𝐀𝐂 𝐒.𝐩.𝐀.
SAC gestisce Fontanarossa da oltre vent’anni. Sa che l’Etna erutta tre-quattro volte l’anno. Sa che la cenere vulcanica chiude periodicamente lo scalo. Non ha mai prodotto un piano di continuità operativa strutturale, con protocolli automatici di attivazione, accordi pre-negoziati con i vettori per il trasferimento del traffico deflesso, sistemi informativi integrati in più lingue per i passeggeri, contratti quadro con operatori del trasporto su gomma. Non ha mai potenziato Comiso oltre le sei piazzole di sosta che rendono lo scalo ragusano incapace di assorbire il traffico deflesso. Non ha mai utilizzato i 47 milioni di euro di fondi FSC già approvati dalla Commissione europea per il potenziamento dello scalo di Comiso. In tredici anni di gestione integrata Catania-Comiso non ha mai prodotto un piano industriale autonomo per il secondo scalo.
𝐑𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐒𝐢𝐜𝐢𝐥𝐢𝐚𝐧𝐚
La Regione Siciliana è socia di SAC attraverso IRSAP e ha competenze regolatorie sul sistema dei trasporti regionali. Non ha mai promosso un accordo strutturale con Trenitalia e con gli operatori del trasporto su gomma per la gestione delle emergenze aeroportuali. Non ha mai costruito il sistema informativo integrato che questa settimana ha lasciato decine di migliaia di turisti senza indicazioni adeguate. Non ha mai vincolato le proprie partecipazioni societarie in SAC all’adozione di un piano di gestione del rischio vulcanico.
𝐑𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐚𝐦𝐞𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐂𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐨
Il socio di maggioranza assoluta di SAC, con il 60,64% del capitale, ha avviato una procedura di privatizzazione da mezzo miliardo senza inserire nel bando clausole vincolanti per la gestione del rischio vulcanico, per il potenziamento di Comiso, per l’utilizzo dei 47 milioni europei già approvati. L’ha fatto in regime commissariale, oltre i termini di legge del proprio mandato, senza il mandato democratico del Consiglio camerale elettivo.
𝐑𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥 𝐆𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞
Il MIMIT non ha ancora pubblicato le condizioni di Golden Power su quattro offerenti extra-UE ammessi alla seconda fase del bando. ENAC ha nominato un Commissario straordinario senza comprovata esperienza nel settore aeronautico nel momento più delicato della storia dell’aeroporto catanese.
𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐢 𝐬𝐚𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐩𝐨𝐭𝐮𝐭𝐨 𝐟𝐚𝐫𝐞 — 𝐥𝐞 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐫𝐞𝐭𝐞
Non è analisi con il senno di poi, sono proposte che il Patto per la Sicilia orientale ha avanzato formalmente il 23 luglio, tre settimane prima dell’emergenza.
𝐏𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐚 — potenziamento delle piazzole di Comiso.
Con i 47 milioni europei già approvati, portare Comiso da sei a sedici piazzole operative.
Costo zero aggiuntivo, i fondi esistono.
Effetto: capacità di assorbire il 30-35% del traffico deflesso. In questa settimana avrebbe significato 250-300 voli in meno dirottati su Palermo e Calabria.
𝐒𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐚— protocollo di emergenza vulcanica pre-negoziato. Un accordo quadro tra SAC, vettori e operatori del trasporto alternativo che si attiva automaticamente al raggiungimento del livello arancione VONA dell’INGV, non quando i passeggeri sono già bloccati.
Costo stimato di implementazione: 2-3 milioni di euro annui. Risparmio in questa emergenza: decine di milioni.
𝐓𝐞𝐫𝐳𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐚 — sistema informativo integrato multilingue.
Una piattaforma digitale unica, app e web, alimentata in tempo reale da SAC, vettori, Trenitalia e operatori su gomma.
Costo di implementazione: 4-6 milioni di euro.
Beneficio: decine di migliaia di turisti che sapevano cosa fare invece di girare disorientati nei terminal.
𝐐𝐮𝐚𝐫𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐚 — contratti quadro con il trasporto su gomma.
Una flotta minima di 80 autobus pre-contrattualizzati con operatori del trasporto per le tratte Catania-Palermo e Catania-Comiso, con frequenze orarie garantite e tariffe pre-negoziate, attivabili automaticamente in emergenza. Non improvvisazione, pianificazione.
𝐐𝐮𝐢𝐧𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐚 — accordo strutturale con Trenitalia.
Cinque treni straordinari pre-negoziati sulla tratta Palermo-Catania, aggiuntivi rispetto al servizio ordinario, con tariffe azzerate per i passeggeri con biglietto aereo invalidato.
Un accordo che si firma in tre mesi e si attiva in trenta minuti.
𝐒𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐚 — piano industriale autonomo per Comiso.
Un documento pubblico, non secretato nella data room di Roma, che definisce la vocazione cargo e turistica dello scalo ragusano con obiettivi triennali verificabili e penali in caso di inadempimento.
𝐒𝐞𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐚 — clausole nel contratto di privatizzazione.
Tutte e sei le cose precedenti tradotte in obblighi contrattuali per il futuro gestore privato, con scadenze, verifiche e penali reali. Non dichiarazioni di intenti, clausole vincolanti.
𝐋𝐀 𝐂𝐎𝐍𝐂𝐋𝐔𝐒𝐈𝐎𝐍𝐄 — 𝐈𝐋 𝐂𝐎𝐍𝐓𝐎 𝐅𝐈𝐍𝐀𝐋𝐄
Il danno economico diretto di questa settimana è compreso tra 158 e 198 milioni di euro.
Il danno reputazionale nel biennio 2027-2028 è stimato tra 350 e 527 milioni di euro.
𝗜𝗹 𝗱𝗮𝗻𝗻𝗼 𝘁𝗼𝘁𝗮𝗹𝗲, 𝗱𝗶𝗿𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗲 𝗱𝗶𝗳𝗳𝗲𝗿𝗶𝘁𝗼, 𝗲̀ 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗿𝗲𝘀𝗼 𝘁𝗿𝗮 𝟱𝟬𝟴 𝗲 𝟳𝟮𝟱 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗲𝘂𝗿𝗼.
Per fare un confronto: è tra il 85% e il 121% del valore dell’intera operazione di privatizzazione SAC , stimata tra 500 e 600 milioni di euro.
In altri termini: una sola settimana di chiusura mal gestita in ferragosto costa al territorio siciliano orientale quanto vale l’intero aeroporto.
Se le clausole che il Patto per la Sicilia orientale chiede dal 23 luglio fossero già nel contratto, protocollo vulcanico, piazzole di Comiso, sistema informativo integrato, accordi pre-negoziati con i vettori, il danno di questa settimana sarebbe stato ridotto almeno del 40-50%.
Risparmiando tra 60 e 100 milioni di euro di danni diretti e tra 150 e 250 milioni di euro di danni reputazionali differiti.
Il sistema di resilienza vulcanica che manca costerebbe 60-80 milioni di euro in tre anni. Si ripagherebbe integralmente evitando i danni di una sola stagione di alta eruttività.
Non è il vulcano il problema. È la scelta, ripetuta per trent’anni, di non prepararsi.
E quella scelta ha un costo. Questa settimana il conto è arrivato.
*𝗙𝗿𝗮𝗻𝘇 𝗖𝗮𝗻𝗻𝗶𝘇𝘇𝗼 𝗲̀ 𝗰𝗼𝗻𝘀𝘂𝗹𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗲𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗰𝗼-𝗳𝗶𝗻𝗮𝗻𝘇𝗶𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗶𝗻𝗱𝗶𝗽𝗲𝗻𝗱𝗲𝗻𝘁𝗲, 𝘀𝗽𝗲𝗰𝗶𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝗳𝗶𝗻𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗮 𝗲 𝗮𝗻𝗮𝗹𝗶𝘀𝗶 𝗱𝗶 𝗮𝘀𝘀𝗲𝘁 𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗲𝗴𝗶𝗰𝗶. 𝗘̀ 𝗽𝗿𝗼𝗺𝗼𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗣𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗦𝗶𝗰𝗶𝗹𝗶𝗮 𝗼𝗿𝗶𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗲, 𝗳𝗶𝗿𝗺𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝟮𝟯 𝗹𝘂𝗴𝗹𝗶𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟲.𝗟𝗮 𝘀𝘁𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗱𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗲𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗰𝗼 𝗲̀ 𝗲𝗹𝗮𝗯𝗼𝗿𝗮𝘁𝗮 𝘀𝘂 𝗱𝗮𝘁𝗶 𝗦𝗔𝗖 𝟮𝟬𝟮𝟱, 𝗘𝗡𝗜𝗧 𝟮𝟬𝟮𝟱, 𝗜𝘀𝘁𝗮𝘁, 𝗺𝗼𝗱𝗲𝗹𝗹𝗶 𝗜𝗻𝗽𝘂𝘁-𝗢𝘂𝘁𝗽𝘂𝘁 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗶𝗻𝗰𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗖𝗮𝘁𝗮𝗻𝗶𝗮 𝗲 𝗿𝗶𝗰𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲 𝗪𝗧𝗧𝗖 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗿𝗶𝘀𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗲𝘀𝘁𝗶𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝘁𝘂𝗿𝗶𝘀𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲. 𝗜 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗶 𝗶𝗻𝗱𝗶𝗰𝗮𝘁𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗶𝗺𝗲 𝗮𝗻𝗮𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗯𝗮𝘀𝗮𝘁𝗲 𝘀𝘂 𝗱𝗮𝘁𝗶 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗶, 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗲𝗿𝗶𝘇𝗶𝗲 𝘁𝗲𝗰𝗻𝗶𝗰𝗵𝗲 𝘂𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗶.
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