25 Luglio 2026
Piazza Lanza, la rivolta e gli equilibri mafiosi dentro il carcere

Dopo la protesta che ha coinvolto centinaia di detenuti nel carcere di Piazza Lanza, emergono interrogativi sulle tensioni tra i diversi gruppi presenti nell’istituto
Simeto e Amenano non sono soltanto i nomi di due fiumi siciliani. Nel carcere catanese di Piazza Lanza indicano due diverse aree detentive con detenuti riconducibili a differenti realtà criminali.
Da una parte vi sono soggetti considerati vicini alla struttura tradizionale di Cosa nostra catanese. Dall’altra detenuti legati a gruppi che non si riconoscerebbero nella medesima organizzazione verticistica.
Una distinzione che, all’interno di un istituto già segnato dal sovraffollamento e dalla carenza di personale, potrebbe alimentare tensioni difficili da gestire.
Il fenomeno della separazione tra fazioni contrapposte non è esclusivo del carcere di Catania. Anche in altri istituti penitenziari italiani i detenuti appartenenti a gruppi criminali rivali vengono collocati in sezioni differenti per evitare contatti e scontri. Uno di questi è il carcere milanese di Opera, ad altissima concentrazione “cappellota“.
A Piazza Lanza, tuttavia, la convivenza tra le diverse componenti sarebbe diventata particolarmente delicata.
Gli interrogativi dopo la protesta
A riaccendere l’attenzione è stata la protesta scoppiata nei giorni scorsi e che ha coinvolto circa 400 detenuti.
La prima lettura dell’episodio ha richiamato le difficili condizioni dell’istituto: organici ridotti, sovraffollamento e una pressione quotidiana denunciata da tempo dalle organizzazioni sindacali della Polizia penitenziaria.
Accanto a questa ricostruzione, vi è quella che inquadra la protesta in un clima di tensioni tra gruppi criminali contrapposti presenti nel carcere: troppa la dimensione e le modalità della protesta.
I cellulari trovati nell’istituto
Durante le verifiche successive sarebbero stati rinvenuti 15 telefoni cellulari, molti dei quali lanciati nel cortile.
Il ritrovamento pone nuovamente il problema delle comunicazioni clandestine tra l’interno e l’esterno degli istituti penitenziari. Rappresenta anche un elemento che merita di essere approfondito, soprattutto in un territorio nel quale continuano a registrarsi sparatorie, intimidazioni e danneggiamenti ai danni di attività o immobili collegati a esponenti della criminalità.
Quanto accade fuori dal carcere può inevitabilmente produrre conseguenze anche all’interno, dove gli equilibri tra i gruppi devono essere costantemente monitorati. Il procuratore aggiunto Fabio Scavone è chiamato a fare luce su quanto avvenuto.






