25 Luglio 2026
Rosario Bucolo, il pentito che scuote il clan di Castello Ursino

La storia criminale di Rosario Bucolo: dagli inizi nel gruppo di Castello Ursino alla reggenza, fino alla collaborazione con la giustizia
Nota per il lettore: la ricostruzione contenuta nell’articolo, comprese le dichiarazioni attribuite a Rosario Bucolo, deriva dalla sentenza di primo grado n. 374/2026 del Tribunale di Catania, relativa al procedimento penale scaturito dall’operazione “Mercurio”, incentrata anche su una contestazione di scambio elettorale politico-mafioso. La decisione, relativa al procedimento n. 5107/2025 R.G.N.R. – n. 8001/2025 R.G. G.I.P., è stata pronunciata dal Gup Sebastiano Fabio Di Giacomo Barbagallo il 17 aprile 2026 e depositata il 6 luglio successivo. La sentenza non è definitiva.
Dall’avvicinamento agli uomini del gruppo mafioso di Castello Ursino fino alla reggenza dell’articolazione legata alla famiglia Santapaola-Ercolano. Nel mezzo gli arresti, le estorsioni, il traffico di droga e il tentativo di costruire rapporti con la politica. Infine, dopo l’ultima misura cautelare, la scelta di collaborare con la giustizia.
È il percorso criminale di Rosario Bucolo, nato a Catania nel 1974, ricostruito nella sentenza di primo grado del Tribunale di Catania.
Una storia raccontata anche dallo stesso Bucolo nei verbali resi dopo l’avvio della collaborazione con la magistratura. Dichiarazioni che, secondo il giudice, hanno trovato riscontri nelle intercettazioni e negli altri elementi raccolti durante le indagini.
L’avvicinamento al gruppo nei primi anni Duemila
Secondo quanto Bucolo ha dichiarato ai magistrati, il suo avvicinamento al gruppo di Castello Ursino sarebbe iniziato nei primi anni Duemila.
In quel periodo avrebbe consolidato i rapporti con Santo Missale, Salvatore Mirabella ed Ernesto Marletta. Bucolo ha raccontato di avere conosciuto Mirabella e Marletta nel 2001 e di essersi inizialmente messo a disposizione del gruppo.
Avrebbe accompagnato Marletta, allora sottoposto a controlli, e svolto diversi incarichi, senza partecipare alle decisioni più riservate.
Questa prima fase sarebbe durata fino al 2004 o al 2005. Successivamente Bucolo si sarebbe legato sempre più strettamente a Ernesto Marletta, indicato come il principale punto di riferimento del gruppo.
In quegli anni, nella zona di Castello Ursino, si sarebbe verificata anche una frattura interna. Una componente riconosceva la guida di Marletta, mentre un’altra faceva riferimento a Natale D’Emanuele.
Bucolo ha riferito di avere partecipato a un incontro organizzato dopo la scarcerazione di D’Emanuele, durante il quale le due fazioni avrebbero deciso di superare i contrasti e tornare a operare come un unico gruppo.
L’ingresso nella famiglia Santapaola-Ercolano
Bucolo ha collocato la propria affiliazione alla famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano tra la fine del 2007 e il 2008, dopo l’arresto di Ernesto Marletta.
Secondo il suo racconto, a legittimare l’attività del gruppo sarebbe stato Enzo Aiello, allora figura di primo piano della famiglia mafiosa.
Aiello avrebbe autorizzato Bucolo, Salvatore Mirabella e gli altri uomini di Castello Ursino a continuare a gestire gli affari illeciti mentre Marletta si trovava in carcere.
Bucolo ha raccontato di essere diventato uno degli uomini di fiducia di Aiello. Il gruppo si sarebbe occupato anche della sua protezione personale, accompagnandolo durante un periodo nel quale temeva possibili attentati.
In quel contesto Bucolo avrebbe assunto un ruolo sempre più importante, partecipando alla gestione delle attività criminali e operando in nome del gruppo.
Tra i compiti attribuiti all’organizzazione vi era anche il sostegno economico ai detenuti e alle loro famiglie, finanziato principalmente attraverso i proventi delle estorsioni.
Gli arresti e l’operazione “Caronte”
La storia giudiziaria di Bucolo è segnata da diversi periodi di detenzione.
Ha riferito di essere stato arrestato per la prima volta nel maggio del 2008, a Sala Consilina, per la detenzione di una pistola. Dopo circa un mese e mezzo in carcere avrebbe trascorso altri cinque mesi e mezzo agli arresti domiciliari.
Un nuovo arresto sarebbe arriva nell’aprile del 2010 a Lentini, seguito da circa dieci mesi ai domiciliari.
Nel maggio del 2011 Bucolo venne nuovamente arrestato e rimase detenuto fino al 2014. Dopo un breve periodo di libertà, il 20 novembre dello stesso anno fu coinvolto nell’operazione “Caronte”.
Per quel procedimento venne condannato con una sentenza della Corte d’appello di Catania del 26 luglio 2017, diventata definitiva il 10 dicembre successivo.
Bucolo rimase detenuto fino al 9 gennaio 2019.
Il ritorno a Castello Ursino
La scarcerazione del 2019 segnò, secondo la sentenza, l’inizio di una nuova fase.
Una volta tornato libero, Bucolo si recò nella zona di Castello Ursino e incontrò Santo Missale. Il gruppo era ancora operativo, ma attraversava una fase di difficoltà economica e organizzativa.
Bucolo chiese perché, durante la detenzione, non avesse ricevuto il sostegno economico della cosca. Gli sarebbe stato spiegato che le casse del gruppo erano state svuotate dagli investimenti nel traffico di droga e dai debiti accumulati da alcuni componenti.
Dopo avere ricostruito la situazione delle estorsioni e degli “stipendi” destinati ai detenuti, Bucolo riprese progressivamente il proprio ruolo.
Il gruppo continuava formalmente a riconoscere come capo Ernesto Marletta, ancora detenuto. Bucolo, tuttavia, divenne il principale punto di riferimento sul territorio.
Secondo il giudice, nella temporanea impossibilità di Marletta di esercitare direttamente il comando, Bucolo assunse la reggenza del gruppo di Castello Ursino.
La reggenza e il contrasto con Mirabella
La guida del gruppo non sarebbe stata priva di tensioni. Salvatore Mirabella avrebbe cercato di sostituire Ernesto Marletta alla guida dell’articolazione mafiosa. Bucolo, al contrario, avrebbe continuato a riconoscere Marletta come capo, opponendosi al tentativo di Mirabella.
Il contrasto si protrasse a lungo e coinvolse anche i vertici della famiglia Santapaola-Ercolano.
Mirabella venne infine allontanato dal gruppo di Castello Ursino e, insieme agli uomini a lui più vicini, passò nelle file del gruppo guidato da Salvatore Amato, detto “Ottanta Palmi”, attivo nel quartiere San Cristoforo.
La sentenza descrive Bucolo come organizzatore del gruppo di Castello Ursino dall’ottobre del 2020 fino al 23 febbraio 2025.
Il suo ruolo comprendeva la gestione degli affiliati, i rapporti con gli altri gruppi, le estorsioni e il controllo degli interessi economici della cosca.
Le estorsioni e il controllo sulle imprese
Uno dei principali settori di attività attribuiti a Bucolo è quello delle estorsioni.
Secondo quanto ricostruito dal giudice nella sentenza di primo grado, Bucolo utilizzò la forza intimidatrice derivante dalla propria appartenenza mafiosa per imporre richieste economiche agli imprenditori.
In un caso avrebbe preteso denaro da un imprenditore del settore delle casse funebri, rimproverandolo per avere consegnato somme ad altri affiliati e per non avere contribuito al suo mantenimento durante la detenzione.
Le richieste sarebbero state formulate anche attraverso espressioni allusive legate alle festività natalizie e alla consegna di una “cesta”.
In un’altra vicenda Bucolo avrebbe imposto a un imprenditore attivo nel settore delle consegne l’assunzione del figlio, di alcuni familiari e di altri soggetti vicini al gruppo. Alcuni lavoratori, pur privi delle necessarie qualifiche o frequentemente assenti, avrebbero dovuto essere mantenuti in servizio senza l’applicazione di sanzioni disciplinari.
Secondo la sentenza, Bucolo costrinse inoltre l’imprenditore a versargli 700 euro al mese dall’ottobre del 2020 al dicembre del 2024.
Il giudice lo ha riconosciuto colpevole anche di un’altra estorsione ai danni di un imprenditore del settore ittico, costretto a consegnare circa 400 euro al mese dal dicembre del 2020 al giugno del 2023.
La capacità intimidatoria, secondo la ricostruzione giudiziaria, non derivava necessariamente da minacce esplicite, ma dalla notorietà criminale di Bucolo e dalla sua appartenenza alla famiglia Santapaola-Ercolano.
Il rapporto con la politica e il caso Castiglione
La sentenza affronta anche il coinvolgimento di Bucolo nello scambio elettorale politico-mafioso in occasione delle elezioni regionali siciliane del 25 settembre 2022.
Secondo la ricostruzione accolta dal giudice nel processo a Bucolo, quest’ultimo, insieme a Domenico Colombo ed Ernesto Marletta, promise di procurare voti in favore di Giuseppe Castiglione, ex presidente del Consiglio comunale di Catania e deputato all’Assemblea regionale siciliana.
Il sostegno elettorale sarebbe stato organizzato anche attraverso l’intermediazione di Giuseppe Coco.
L’accusa contesta che, in cambio della promessa di voti, sarebbe stata manifestata la disponibilità a favorire alcuni interessi dell’associazione mafiosa, tra cui l’affidamento di lavori e servizi pubblici e le attività collegate alla gestione del cimitero di Catania.
Dalle conversazioni riportate nella sentenza emergono l’organizzazione di incontri, la raccolta dei nominativi degli elettori e la ricerca di appoggi politici per l’avvio di attività economiche e l’ottenimento di servizi.
Castiglione risultò eletto nella lista “Popolari e Autonomisti” con 5.397 preferenze.
Giuseppe Castiglione è attualmente imputato nella stessa inchiesta e viene giudicato separatamente con rito ordinario. La sua posizione non è stata decisa con la sentenza riguardante Bucolo.
Per questa vicenda Bucolo è stato riconosciuto colpevole, in primo grado, di scambio elettorale politico-mafioso.
L’acquisto di cocaina
La sentenza ricostruisce anche il coinvolgimento di Bucolo nel traffico di sostanze stupefacenti.
Bucolo ha raccontato di avere partecipato all’acquisto di cocaina insieme ad Antonino Della Vita.
La droga sarebbe stata procurata attraverso Francesco Napoli, consegnata nella zona di via della Concordia e successivamente destinata ad altri soggetti.
Il giudice lo ha riconosciuto colpevole del reato contestato in relazione all’acquisto di sostanza stupefacente non destinata all’uso personale.
È stata invece esclusa l’aggravante dell’agevolazione mafiosa.
La scelta di collaborare con la giustizia
Il punto di rottura arrivò dopo l’esecuzione dell’ordinanza cautelare relativa all’ultimo procedimento.
Il 9 giugno 2025 Bucolo rese le prime dichiarazioni spontanee e avviò formalmente la collaborazione con la giustizia.
Ai magistrati spiegò di volere cambiare vita e garantire un futuro diverso ai propri figli.
«Non mi appartiene più questo mondo», dichiarò.
Da quel momento Bucolo ha ricostruito circa vent’anni di storia del gruppo di Castello Ursino, indicando componenti, ruoli, contrasti interni, attività estorsive, traffici di droga, rapporti con altre articolazioni criminali e collegamenti con il mondo politico.
Il giudice ha definito la sua collaborazione «proficua e genuina», riconoscendo il contributo fornito alle indagini.
La condanna di primo grado
Con la sentenza del 17 aprile 2026, Rosario Bucolo è stato riconosciuto colpevole, in primo grado, di associazione mafiosa armata, tentata estorsione, estorsione, scambio elettorale politico-mafioso e reati legati agli stupefacenti.
Il giudice ha tenuto conto della sua collaborazione con la giustizia.
I nuovi reati sono stati collegati a quelli già giudicati nel procedimento “Caronte”. Alla precedente condanna definitiva sono stati quindi aggiunti altri due anni di reclusione.
Quella ricostruita nella sentenza è la storia di un uomo entrato gradualmente nell’orbita del gruppo mafioso di Castello Ursino, diventato prima uomo di fiducia degli esponenti della cosca, poi affiliato e infine reggente.
Un percorso segnato dalle estorsioni, dal controllo sulle attività economiche, dal traffico di droga e dalla ricerca di interlocuzioni politiche. Una storia che si interrompe nel 2025, quando Bucolo decide di rompere il vincolo di appartenenza e raccontare ai magistrati il funzionamento del gruppo del quale era stato uno dei principali protagonisti.






