03 Novembre 2026
Occupato l’Archimede: studenti contro degrado, regolamento e rappresentanti

Studenti in occupazione all’Archimede di Catania: contestati condizioni dell’edificio, regolamento scolastico e gestione della rappresentanza

Scatta l’occupazione
CATANIA – «Basta compromessi, basta giustificazioni, basta girarci intorno». Con queste parole un gruppo di studenti dell’Istituto Tecnico Archimede di Catania annuncia l’occupazione della scuola, accompagnando la protesta con una serie di manifesti diffusi sui social. L’iniziativa si inserisce in un periodo di forte mobilitazione studentesca che nelle ultime settimane ha coinvolto anche altri istituti superiori siciliani. Nel materiale diffuso dagli occupanti, le contestazioni riguardano principalmente le condizioni degli edifici scolastici, alcune regole interne e il rapporto con gli attuali rappresentanti degli studenti.
«Le nostre scuole cadono a pezzi»
Uno dei temi centrali della protesta riguarda lo stato degli spazi scolastici. Gli studenti parlano di infiltrazioni, pavimenti danneggiati e problemi strutturali, sostenendo che in alcune aule «piove sui banchi» e denunciando una situazione che, a loro giudizio, metterebbe a rischio la sicurezza di studenti e lavoratori. Si tratta di affermazioni contenute nei materiali diffusi dagli occupanti e che necessitano di riscontri da parte dell’istituzione scolastica e degli enti competenti.
Contestato anche il regolamento
Molto duro anche il giudizio sul regolamento interno della scuola. Gli studenti lo definiscono, con un’espressione fortemente polemica, simile a quello di un «regime penitenziario» e sostengono che alcune norme limiterebbero eccessivamente la libertà di espressione e la possibilità di organizzazione studentesca. Nel documento viene rivendicata la necessità di una maggiore partecipazione degli studenti alla vita dell’istituto e alle decisioni che li riguardano direttamente.


Lo scontro con i rappresentanti degli studenti
La parte più dura della protesta riguarda gli attuali rappresentanti studenteschi. Nei manifesti gli occupanti li accusano di non avere difeso adeguatamente le istanze della base e di avere mantenuto un rapporto troppo vicino alla dirigenza. Vengono utilizzate espressioni molto pesanti, tra cui «traditori della base studentesca», che rappresentano il giudizio politico degli autori della protesta e non fatti accertati. Gli occupanti contestano inoltre che alcuni ambienti vicini alla rappresentanza avrebbero coinvolto la Digos durante le precedenti fasi della mobilitazione, interpretando tale circostanza come un tentativo di intimidire gli studenti. Anche questa è una ricostruzione proposta dagli occupanti e non accompagnata, nei materiali diffusi, da elementi che consentano di attribuire responsabilità precise.
«Da oggi decidiamo noi»
Il messaggio conclusivo della protesta è netto: «La misura è colma, la pazienza è finita». Gli studenti sostengono che l’occupazione rappresenti una risposta alla mancanza di ascolto e chiedono maggiore attenzione alle condizioni materiali dell’istituto, alla partecipazione democratica e alla libertà di espressione. Nei materiali diffusi non vengono indicate, al momento, la durata prevista dell’occupazione né le modalità con cui proseguirà il confronto con la dirigenza scolastica.



