12 Ottobre 2026
Pfizer Catania, Potere al Popolo contro i 330 licenziamenti


La vertenza Pfizer a Catania, con circa 330 esuberi su 550 dipendenti, accende la protesta di Potere al Popolo!, che chiede il ritiro dei licenziamenti e la riconversione dello stabilimento
Pfizer Catania, Potere al Popolo! contro i 330 licenziamenti: «Serve la riconversione dello stabilimento». La decisione di chiudere il reparto penicilline e avviare una procedura di licenziamento collettivo per circa 330 lavoratori su 550 dipendenti alimenta la mobilitazione politica e sindacale attorno al futuro del polo farmaceutico etneo.
A intervenire è Potere al Popolo!, che contesta le scelte industriali della multinazionale e chiede il ritiro della procedura, denunciando il rischio di pesanti ripercussioni occupazionali sull’intero territorio e sull’indotto.
Secondo il movimento, la crisi attuale si inserisce in un percorso di progressivo ridimensionamento dello stabilimento, che avrebbe già comportato nel 2022 l’uscita di 130 lavoratori a tempo indeterminato e il mancato rinnovo di contratti precari.
La chiusura del reparto penicilline e il nodo degli investimenti
Nel documento diffuso da Potere al Popolo!, le motivazioni aziendali legate alla contrazione del mercato e alla riduzione della domanda di siringhe preriempite e antibiotici ospedalieri vengono contestate.
Per il movimento, le difficoltà delle linee produttive sarebbero riconducibili anche alla mancanza di investimenti industriali e all’assenza di nuove produzioni capaci di garantire prospettive di lungo periodo allo stabilimento catanese.
La critica riguarda soprattutto la mancanza di un piano industriale che consenta di salvaguardare l’occupazione e di avviare una riconversione produttiva. Potere al Popolo! sostiene che le risorse destinate alla manutenzione delle linee residue non siano sufficienti a garantire un futuro alla struttura.
«Le istituzioni non possono limitarsi a registrare gli esuberi»
Nel mirino del movimento finiscono anche le modalità con cui vengono gestite le crisi industriali e il ruolo delle istituzioni nazionali.
Potere al Popolo! contesta l’efficacia degli strumenti normativi e degli interventi attivati attraverso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ritenendo che non siano sufficienti a imporre alle multinazionali impegni concreti per la tutela dei posti di lavoro.
Nel comunicato viene inoltre richiamato il percorso di ricerca di potenziali acquirenti: secondo quanto riferito dal movimento, l’advisor incaricato avrebbe contattato circa 70 soggetti privati senza ottenere manifestazioni d’interesse.
Un elemento che, nella lettura di Potere al Popolo!, dimostrerebbe la necessità di superare una gestione affidata esclusivamente alle dinamiche di mercato e di individuare strumenti pubblici per tutelare la continuità produttiva.
Le richieste: stop ai licenziamenti e riconversione
La posizione del movimento si traduce in una serie di richieste rivolte all’azienda e alle istituzioni.
Potere al Popolo! chiede il ritiro immediato della procedura di licenziamento collettivo per tutti i 330 lavoratori coinvolti e sollecita un piano di riconversione e riqualificazione dello stabilimento di Catania, con l’obiettivo di salvaguardare l’occupazione e valorizzare le competenze professionali presenti.
Tra le proposte figurano anche una revisione degli incentivi pubblici alle imprese, con vincoli occupazionali più stringenti, e un maggiore controllo pubblico sulle scelte industriali nei settori considerati strategici, a partire da quello farmaceutico.
«Il lavoro e la dignità di Catania non si svendono»
Potere al Popolo! annuncia infine il proprio sostegno alle iniziative di mobilitazione dei lavoratori, assicurando la presenza ai cancelli dello stabilimento, nelle assemblee e nelle piazze.
La vertenza Pfizer si conferma così un passaggio centrale per il futuro industriale di Catania, tra la necessità di affrontare le scelte produttive dell’azienda e la richiesta di individuare soluzioni capaci di limitare l’impatto occupazionale.
Per il movimento, la priorità resta impedire che la chiusura del reparto penicilline si traduca in una perdita definitiva di posti di lavoro e competenze per il territorio etneo.




