02 Ottobre 2026

«Meglio loro che io»: Bucolo contro Mirabella, Corallo e Monaco

«Meglio loro che io»: Bucolo contro Mirabella, Corallo e Monaco

Nella sentenza Mercurio le intercettazioni dell’agosto 2022 sullo scontro interno a Castello Ursino: Rosario Bucolo avrebbe valutato di colpire Mirabella, Corallo e Monaco

La tensione all’interno del gruppo di Castello Ursino era ormai arrivata al limite. Rapporti deteriorati, accuse reciproche, soldi destinati al mantenimento dei detenuti e il timore di perdere il controllo del gruppo.

È in questo clima che, nell’agosto del 2022, Rosario Bucolo avrebbe iniziato a prendere seriamente in considerazione una soluzione estrema nei confronti di Salvatore Mirabella, Andrea Corallo e Corrado Monaco.



A ricostruirlo è la sentenza di primo grado dell’operazione Mercurio, che riporta una serie di conversazioni intercettate nelle quali Bucolo manifesta una crescente esasperazione nei confronti dei tre.

Il giudice parla espressamente di “propositi omicidiari”, maturati mentre lo scontro per gli equilibri interni al gruppo diventava sempre più duro.

Il contrasto sui soldi durante la detenzione

Uno dei detonatori della crisi riguarda il periodo trascorso da Bucolo in carcere.

Bucolo sosteneva di non avere ricevuto quanto gli sarebbe spettato per il proprio mantenimento durante la detenzione e muoveva contestazioni a Corrado Monaco, facendole arrivare attraverso Andrea Corallo.

Ma la versione che gli viene riferita è diversa.

Secondo quanto emerge dalle conversazioni, Monaco avrebbe consegnato delle somme destinate a Bucolo al nipote Gioacchino Maita, che però le avrebbe trattenute.

Per Bucolo quella ricostruzione rischiava di trasformarsi in una vera e propria “tragedia”, termine utilizzato negli ambienti descritti nella sentenza per indicare una situazione costruita capace di creare contrasti e sospetti tra gli uomini del gruppo.

Il confronto con il nipote

Il primo agosto 2022 Bucolo affronta direttamente Gioacchino Maita.

Il dialogo viene registrato all’interno dell’agenzia.

Bucolo vuole sapere che fine abbiano fatto i soldi che, secondo quanto gli era stato riferito, gli erano stati inviati durante la detenzione.

Maita contesta alcune delle ricostruzioni che gli vengono sottoposte.

Bucolo, però, appare convinto che attorno alla vicenda si sia creata una situazione capace di danneggiare anche i rapporti familiari.

La questione economica diventa presto soltanto una parte di un conflitto molto più ampio.

Mirabella “va all’attacco”

Pochi giorni prima, il 28 luglio 2022, Bucolo aveva commentato con Gaetano Marchese la scarcerazione di Corrado Monaco.

La sua lettura era chiara: Mirabella, che poteva già contare su Andrea Corallo, con il ritorno di Monaco si sarebbe sentito ancora più forte.

Nella conversazione Bucolo afferma che il “Topo” — soprannome utilizzato per indicare Mirabella — sarebbe “andato all’attacco”.

L’idea che emerge è quella di uno scontro per il controllo del gruppo.

Bucolo teme che Mirabella possa tentare di sottrargli il ruolo e, in una battuta intercettata, ricorda di avere già sostenuto in precedenza che sarebbe stato necessario intervenire contro di lui.

«Li sto aspettando»

Una decina di giorni dopo il confronto con il nipote, Bucolo parla con Davide Caruso, cognato e suocero di Maita.

È una delle conversazioni più significative.

La sentenza introduce il passaggio spiegando che Bucolo gli confidava la volontà di risolvere definitivamente i problemi con Mirabella, Corallo e Monaco.

Durante il dialogo Bucolo afferma:

«Mi sono seccato, Davide… Li sto aspettando».

Caruso gli domanda chi stia aspettando.

La risposta è:

«A tutti! Ormai sono deciso».

Parole che, lette insieme al resto delle conversazioni, assumono un peso particolare.

«Loro devono sparire»

Il tono si fa ancora più pesante quando Bucolo parla dei tre uomini.

A Caruso dice che “loro di là se ne debbono andare” e aggiunge che devono “sparire”, fino ad affermare che non dovrebbero più passare nemmeno dalla strada.

Caruso tenta di frenarlo invitandolo a stare attento a quello che fa.

Ma Bucolo ribadisce il proprio stato d’animo e pronuncia una frase che riassume la radicalizzazione dello scontro:

«Meglio loro che io».

Secondo la sentenza, Bucolo avrebbe maturato questi propositi anche contro il volere di Ernesto Marletta, che continuava a rappresentare per lui il riferimento superiore all’interno degli equilibri del gruppo.

La “sedia” del comando

Nella stessa conversazione compare una metafora particolarmente efficace.

Bucolo ragiona sul comando del gruppo come su una sedia sulla quale può sedersi una sola persona.

Il problema, nella sua lettura, era che Mirabella stesse progressivamente tentando di occupare quella stessa posizione e di far cadere chi già vi sedeva.

Dietro la questione dei soldi, quindi, emerge un conflitto più profondo: chi dovesse realmente comandare Castello Ursino.

Bucolo continuava a riconoscere Ernesto Marletta come vertice, mentre attribuiva a Mirabella il tentativo di acquisire maggiore autonomia e influenza.

La sorella prova a calmarlo

Il giorno successivo, la tensione arriva anche all’interno della famiglia di Bucolo.

La sorella Maria, verosimilmente informata dal marito Davide Caruso delle intenzioni manifestate da Rosario, si reca per la prima volta nell’agenzia.

La donna cerca di convincere il fratello a calmarsi e ad agire con prudenza.

Ma Bucolo non sembra arretrare.

Ripete:

«È meglio loro che io, sorella».

Poi fa riferimento al periodo successivo a Ferragosto come momento nel quale avrebbe voluto “sistemare” la questione.

E aggiunge di avere aspettato per anni e di non volersi lasciare sfuggire nessuno dei tre nel momento in cui erano nuovamente tutti liberi.

Uno scontro interno arrivato al limite

Quello ricostruito dalla sentenza è quindi molto più di un semplice litigio economico.

La vicenda dei soldi del mantenimento si inserisce in un quadro già segnato dalla contrapposizione tra Bucolo e Mirabella.

Da una parte Bucolo, che rivendicava la gestione operativa del gruppo e continuava a riconoscere Marletta come riferimento.

Dall’altra Mirabella, affiancato da Corallo e Monaco e percepito dal rivale come sempre più determinato ad acquisire spazio e potere.

Nell’estate 2022, secondo il giudice, questo confronto raggiunge un livello tale da spingere Bucolo a prendere seriamente in considerazione l’idea di attentare alla vita dei tre rivali.

Non si tratta, nei passaggi esaminati, di un omicidio materialmente eseguito né viene descritto un agguato già definito in ogni dettaglio.

Ma questa volta non siamo neppure davanti soltanto al racconto de relato di un collaboratore: la ricostruzione si fonda anche su conversazioni direttamente intercettate, nelle quali lo stesso Bucolo manifesta le proprie intenzioni e viene invitato dai familiari alla prudenza.

Nota per il lettore: la ricostruzione deriva dalla sentenza di primo grado n. 374/2026 del Tribunale di Catania nell’ambito del procedimento “Mercurio”. La decisione non è definitiva. Le responsabilità e le valutazioni riportate sono quelle contenute nella sentenza e devono essere lette nel rispetto della presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva.

Salvo Giuffrida

Salvo Giuffrida

Salvatore Giuffrida (OdG Sicilia N^ 171391). Classe 1970 giornalista (ex chimico). Il mio motto: “Seguire ma mai inseguire”.