28 Settembre 2026
Stipendi al palo, spese in aumento: la forbice arriva a 350 euro

Feditalimprese confronta stipendi e costo della vita dal 2010 a oggi: circa 150 euro in più nelle entrate mensili contro 500 euro di maggiori spese.
STIPENDI CHE CRESCONO LENTAMENTE E SPESE CHE AUMENTANO PIÙ VELOCEMENTE. È questa, secondo un’elaborazione realizzata da Feditalimprese, la dinamica che negli ultimi quindici anni avrebbe progressivamente ridotto il reddito realmente disponibile delle famiglie italiane.
Il confronto prende in considerazione l’evoluzione delle retribuzioni e quella delle principali spese sostenute quotidianamente dai nuclei familiari. Secondo l’elaborazione, l’aumento delle entrate mensili per le tipologie di lavoratori considerate si aggira intorno ai 150 euro, mentre la crescita complessiva delle principali voci di spesa arriva a circa 500 euro al mese.

Una differenza di circa 350 euro che, secondo Feditalimprese, rappresenta il punto centrale della questione: l’incremento della busta paga non sarebbe sufficiente a compensare l’aumento dei costi necessari per affrontare la vita quotidiana.
Il peso del costo della vita
Abitazione, utenze, alimentari, carburanti e mobilità rappresentano alcune delle principali voci che incidono sul bilancio familiare.
Non è quindi soltanto il prezzo di un singolo prodotto o servizio a pesare sulle famiglie, ma la somma degli aumenti che, mese dopo mese, riducono la quota di reddito disponibile.
Feditalimprese precisa che il dato non può essere applicato indistintamente a tutte le famiglie italiane. Reddito, composizione del nucleo familiare, territorio di residenza e abitudini di consumo possono infatti determinare differenze anche significative.
L’elaborazione vuole quindi offrire un confronto indicativo della pressione esercitata dall’aumento dei costi sul bilancio familiare.
Meno reddito disponibile, meno consumi
Secondo Feditalimprese, l’effetto non riguarda soltanto le famiglie.
Quando una parte sempre maggiore dello stipendio viene destinata alle spese necessarie, diminuisce la possibilità di acquistare beni e servizi non essenziali.
Meno disponibilità economica può significare meno acquisti nei negozi, meno ristorazione, meno spese per il tempo libero, meno servizi e una riduzione generale della domanda interna.
A risentirne, in particolare, sono le Micro, Piccole e Medie Imprese, gli artigiani, i pubblici esercizi e i negozi di vicinato, realtà fortemente legate ai consumi del territorio.
Feditalimprese: «Servono rinnovi contrattuali incisivi»
Sul tema interviene Gianluca Micalizzi, Presidente Nazionale di Feditalimprese, secondo cui il rafforzamento delle retribuzioni può avere effetti anche sull’economia delle imprese.
«Può sembrare un paradosso che un’organizzazione datoriale richieda un rafforzamento delle retribuzioni dei lavoratori, ma la realtà è che economia familiare ed economia d’impresa sono due facce della stessa medaglia», dichiara Micalizzi.
Per Feditalimprese, quindi, sono necessari rinnovi contrattuali incisivi, una revisione delle tabelle salariali e misure capaci di consentire ai lavoratori di recuperare potere d’acquisto.
L’organizzazione sottolinea però che gli aumenti retributivi non possono gravare esclusivamente sulle imprese, già chiamate a sostenere costi legati alla gestione, all’energia e alle materie prime.
Da qui la richiesta di un intervento strutturale sul cuneo fiscale e contributivo, con l’obiettivo di aumentare il reddito effettivamente disponibile per le famiglie senza trasferire l’intero costo sulle aziende.
«Più risorse alle famiglie significano più consumi»
La posizione di Feditalimprese parte quindi da un collegamento diretto tra potere d’acquisto e attività economica.
«Se le famiglie non hanno reddito disponibile, i negozi di vicinato, le botteghe e le imprese locali non lavorano», sottolinea Micalizzi.
L’obiettivo indicato dalla federazione è quello di creare le condizioni affinché una maggiore disponibilità economica delle famiglie possa tradursi in maggiore capacità di consumo e, di conseguenza, in una domanda più sostenuta per le imprese del territorio.
Il tema del potere d’acquisto torna così al centro del dibattito economico: da una parte la necessità di rafforzare i redditi, dall’altra quella di evitare che il costo degli aumenti ricada interamente sulle imprese.
Secondo Feditalimprese, intervenire contemporaneamente su retribuzioni, cuneo fiscale e capacità di consumo sarebbe quindi essenziale per sostenere sia le famiglie sia il tessuto delle piccole e medie imprese.





