22 Settembre 2026

Aggressione al San Marco, Tanasi: «Proteggere gli operatori e ridurre le tensioni»

Aggressione al San Marco, Tanasi: «Proteggere gli operatori e ridurre le tensioni»

Aggressione al Pronto Soccorso del San Marco di Catania: il Codacons chiede più sicurezza, organici adeguati e interventi contro sovraffollamento e attese.

CATANIA – La violenta aggressione avvenuta nella tarda serata del 20 settembre nell’area Triage del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Marco, nella quale sono rimasti feriti un infermiere, due addetti alla vigilanza e il familiare di un altro paziente, riporta al centro dell’attenzione il tema della sicurezza nelle strutture sanitarie.

Il Codacons esprime solidarietà alle persone ferite e richiama la necessità di garantire condizioni di sicurezza per medici, infermieri, operatori e cittadini.



«Medici, infermieri e operatori devono poter lavorare senza temere aggressioni e i cittadini devono poter accedere alle cure in un ambiente sicuro – afferma Francesco Tanasi, Segretario Nazionale Codacons – La violenza non ha alcuna giustificazione e mette a rischio non soltanto chi la subisce, ma anche il regolare svolgimento dell’assistenza».

Secondo i dati dell’Osservatorio del Ministero della Salute citati dall’associazione, nel 2025 sono state segnalate quasi 18mila aggressioni, che hanno coinvolto 23.367 operatori. Tra gli ambiti ospedalieri maggiormente interessati figurano i Pronto Soccorso.

Per il Codacons occorre intervenire su tre direttrici: sicurezza, organizzazione dei servizi e applicazione delle misure di prevenzione già previste.

Sul fronte della sicurezza, l’associazione chiede alla Prefettura e alle forze dell’ordine di valutare, in base ai livelli di rischio, un rafforzamento della presenza nei Pronto Soccorso maggiormente esposti e nelle fasce orarie più critiche.

Il Codacons propone inoltre di riaprire il confronto sulla sicurezza ospedaliera già avviato in Prefettura, coinvolgendo aziende sanitarie, Ordini professionali e rappresentanti degli operatori.

Per quanto riguarda il San Marco, l’associazione chiede di verificare quali procedure siano state attivate durante l’aggressione del 20 settembre e di valutare l’efficacia dei sistemi di protezione presenti. Il Codacons domanda inoltre aggiornamenti sullo stato di attuazione delle bodycam annunciate dall’Azienda Policlinico “G. Rodolico – San Marco”, dopo l’avvio dei primi dispositivi al Rodolico.

L’associazione richiama poi l’attenzione sulle condizioni organizzative dei Pronto Soccorso: sovraffollamento, attese prolungate, carenza di personale e informazioni insufficienti possono aumentare stress e conflittualità. «Nessuna di queste criticità può giustificare un’aggressione – sottolinea Tanasi – ma trascurarle significherebbe ignorare fattori che possono contribuire ad accrescere la tensione».

Tra le proposte avanzate figurano il rafforzamento degli organici nei turni più delicati, una migliore gestione dei flussi e informazioni più chiare e periodiche sui tempi di attesa e sulle priorità assistenziali.

Il Codacons ritiene inoltre importante spiegare meglio il funzionamento del Triage, nel quale la priorità viene stabilita sulla base delle condizioni cliniche e non semplicemente dell’ordine di arrivo.

Per alleggerire la pressione sui servizi di emergenza, l’associazione indica anche il potenziamento della medicina territoriale, della continuità assistenziale e dei percorsi dedicati alle urgenze minori.

Infine, il Codacons richiama le Linee guida regionali siciliane per la prevenzione delle aggressioni agli operatori sanitari, che prevedono strumenti di valutazione del rischio, segnalazione, monitoraggio e formazione.

L’associazione sollecita quindi la Regione Siciliana e le aziende sanitarie a verificarne l’effettiva applicazione e chiede che siano resi pubblici, entro 30 giorni, i risultati di una ricognizione sui Pronto Soccorso catanesi, fermo restando che eventuali criticità urgenti dovranno essere affrontate immediatamente.

«Le sanzioni intervengono quando il danno è già avvenuto. La vera sfida è impedire che la violenza si verifichi. Proteggere chi lavora negli ospedali significa tutelare anche chi ha bisogno di essere curato. Chiediamo interventi concreti, risultati verificabili e un monitoraggio costante. La sicurezza non può tornare al centro dell’attenzione soltanto dopo l’ennesima aggressione», conclude Tanasi.

redazione

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