18 Settembre 2026
Privatizzazione SAC, ok da Siracusa su trasparenza e garanzie

di Franz Cannizzo
𝐈𝐥 𝐋𝐢𝐛𝐞𝐫𝐨 𝐂𝐨𝐧𝐬𝐨𝐫𝐳𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐒𝐢𝐫𝐚𝐜𝐮𝐬𝐚 𝐚𝐩𝐩𝐫𝐨𝐯𝐚 𝐚𝐥𝐥’𝐮𝐧𝐚𝐧𝐢𝐦𝐢𝐭𝐚̀ 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐯𝐚𝐥𝐮𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐒𝐀𝐂, 𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐢 𝐞 𝐠𝐚𝐫𝐚𝐧𝐳𝐢𝐞 𝐬𝐮𝐥 𝐩𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐢𝐧𝐝𝐮𝐬𝐭𝐫𝐢𝐚𝐥𝐞. 𝐐𝐮𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐚𝐪𝐮𝐚𝐭𝐭𝐫𝐨 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐢 𝐟𝐚 𝐢𝐥 𝐂𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐌𝐞𝐭𝐫𝐨𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐂𝐚𝐭𝐚𝐧𝐢𝐚 𝐛𝐨𝐜𝐜𝐢𝐚𝐯𝐚 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐚𝐫𝐠𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨. 𝐔𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐢𝐜𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐬𝐢𝐜𝐢𝐥𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐥𝐚𝐮𝐬𝐨𝐥𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐦𝐚𝐧𝐜𝐚𝐧𝐨.
𝐃𝐔𝐄 𝐃𝐀𝐓𝐄. 𝐔𝐍 𝐒𝐎𝐋𝐎 𝐀𝐑𝐆𝐎𝐌𝐄𝐍𝐓𝐎. 𝐃𝐔𝐄 𝐑𝐈𝐒𝐏𝐎𝐒𝐓𝐄 𝐎𝐏𝐏𝐎𝐒𝐓𝐄.
𝟒 𝐚𝐠𝐨𝐬𝐭𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔, 𝐂𝐚𝐭𝐚𝐧𝐢𝐚. Il Consiglio Metropolitano discute un ordine del giorno sulla privatizzazione di SAC. Chiede trasparenza sulla procedura, garanzie sul piano industriale, tutele per il territorio. La maggioranza si astiene. MpA è assente. Il documento viene bocciato. Il consigliere Bonaccorsi registra la sconfitta.
𝟏𝟕 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟔, 𝐒𝐢𝐫𝐚𝐜𝐮𝐬𝐚. Il Consiglio del Libero Consorzio Comunale discute un ordine del giorno sulla privatizzazione di SAC. Chiede esattamente le stesse cose: valutazione indipendente del valore della società, acquisizione di tutti gli atti pubblici, garanzie su piano industriale, investimenti, tutela occupazionale e criteri di selezione del partner privato. 𝐕𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐯𝐨𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝐮𝐧𝐚𝐧𝐢𝐦𝐢𝐭𝐚̀ ,𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨𝐬𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐞 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨𝐝𝐞𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐢𝐧𝐬𝐢𝐞𝐦𝐞.
Quarantaquattro giorni. Tre eruzioni dell’Etna. Ottocento voli saltati in agosto. Centinaia di passeggeri sul pavimento dell’aeroporto. Un danno economico stimato tra 158 e 198 milioni di euro. Un tavolo ENAC a Roma. I 37 quesiti del centrodestra catanese. L’Osservatorio Nazionale sulla Pubblica Amministrazione che segnala ANAC e Corte dei Conti.
Tra queste due date il clima politico siciliano è cambiato radicalmente. Catania non aveva ancora capito. Siracusa ha capito e ha votato.
𝐂𝐎𝐒𝐀 𝐇𝐀 𝐕𝐎𝐓𝐀𝐓𝐎 𝐒𝐈𝐑𝐀𝐂𝐔𝐒𝐀. 𝐄 𝐏𝐄𝐑𝐂𝐇𝐄́ 𝐂𝐎𝐍𝐓𝐀
Il Libero Consorzio Comunale di Siracusa non è un’associazione di opinione. Non è un comitato civico. Non è un partito politico.
È un socio azionista di SAC con il 12,13% del capitale sociale. Quando il suo organo deliberativo vota all’unanimità di richiedere atti, valutazione indipendente e garanzie sul piano industriale, sta esercitando i diritti dell’azionista pubblico. Diritti che il D.Lgs. 175/2016 garantisce ai soci pubblici nelle procedure di dismissione delle partecipazioni.
In termini concreti: il presidente Giansiracusa è ora formalmente impegnato a richiedere alla Camera di Commercio e a SAC quegli atti. Se non lo fa nei tempi ragionevoli risponde di omissione. Se lo fa e la Camera di Commercio non risponde, si aggiunge alla documentazione già in mano alle Procure, all’ANAC, alla Corte dei Conti e alla Commissione europea.
La delibera unanime del Libero Consorzio di Siracusa non è un gesto simbolico. È un atto giuridicamente rilevante di un soggetto che ha il diritto e il dovere di chiedere quelle informazioni nell’interesse del territorio che rappresenta.
𝐈𝐋 𝐏𝐑𝐎𝐌𝐎𝐓𝐎𝐑𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋’𝐎𝐃𝐆 𝐄𝐑𝐀 𝐆𝐈𝐀̀ 𝐍𝐄𝐋 𝐏𝐀𝐓𝐓𝐎
Il consigliere provinciale Giuseppe Stefio, sindaco di Carlentini, ha presentato l’ordine del giorno al Libero Consorzio di Siracusa. È lo stesso Giuseppe Stefio che ha firmato il Patto per la Sicilia orientale il 23 luglio 2026 al Seminario Arcivescovile dei Chierici di Catania.
Non è una coincidenza. È il meccanismo che il Patto aveva identificato come necessario fin dall’inizio: i soggetti firmatari portano le posizioni del Patto nelle sedi istituzionali in cui hanno mandato democratico. Non solo pressione pubblica, atti formali con peso giuridico nelle sedi appropriate.
Stefio ha firmato il 23 luglio. Ha costruito il consenso politico nelle settimane successive. Ha presentato l’ODG. Lo ha fatto approvare all’unanimità il 17 settembre.
È il lavoro più lungo e meno visibile di questa vicenda. Ed è quello che produce risultati duraturi.
𝐂𝐎𝐒𝐀 𝐂𝐇𝐈𝐄𝐃𝐄𝐕𝐀 𝐈𝐋 𝐏𝐀𝐓𝐓𝐎. 𝐄 𝐂𝐎𝐒𝐀 𝐇𝐀 𝐂𝐇𝐈𝐄𝐒𝐓𝐎 𝐒𝐈𝐑𝐀𝐂𝐔𝐒𝐀
Il confronto è quasi letterale.
Il Patto per la Sicilia orientale dal 23 luglio chiedeva: valutazione indipendente del valore di SAC prima della cessione; acquisizione pubblica degli atti della procedura; garanzie vincolanti su piano industriale per Comiso; tutele occupazionali certificate; criteri di selezione del partner privato trasparenti e verificabili.
L’ODG del Libero Consorzio di Siracusa del 17 settembre impegna il presidente a: richiedere tutti gli atti e le informazioni necessari per una valutazione consapevole della procedura; promuovere una valutazione indipendente del valore di SAC, delle quote pubbliche e del patrimonio infrastrutturale; ottenere chiarezza su piano industriale, investimenti, tutela occupazionale e criteri di selezione del partner privato.
Parola per parola. La stessa diagnosi. Le stesse richieste. Quella di luglio era un Protocollo d’Intesa civico. Quella di settembre è una delibera istituzionale votata all’unanimità da un organo con il 12,13% del capitale di SAC.
𝐏𝐄𝐑𝐂𝐇𝐄́ 𝐂𝐀𝐓𝐀𝐍𝐈𝐀 𝐄 𝐒𝐈𝐑𝐀𝐂𝐔𝐒𝐀 𝐇𝐀𝐍𝐍𝐎 𝐑𝐈𝐒𝐏𝐎𝐒𝐓𝐎 𝐈𝐍 𝐌𝐎𝐃𝐎 𝐎𝐏𝐏𝐎𝐒𝐓𝐎
La domanda che merita una risposta onesta è questa: perché la stessa questione ha prodotto risultati opposti a quarantaquattro giorni di distanza?
La risposta ha tre componenti.
𝐏𝐫𝐢𝐦𝐨 — Le eruzioni di agosto hanno trasformato l’astratto in concreto. Il 4 agosto la privatizzazione di SAC era un tema tecnico-giuridico che interessava addetti ai lavori. Il 15 agosto era il motivo per cui centinaia di persone dormivano sul pavimento di Fontanarossa senza un responsabile SAC in vista. La differenza tra queste due percezioni è la differenza tra il voto di agosto e quello di settembre.
𝐒𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 — Il centrodestra catanese ha cambiato posizione. Il 4 agosto la maggioranza si era astenuta. Il 16 settembre il gruppo MpA-Grande Sicilia depositava 37 quesiti al Consiglio Metropolitano di Catania chiedendo le stesse cose che aveva bocciato in agosto. La pressione pubblica, il dibattito istituzionale e le emergenze consecutive hanno eroso il consenso alla procedura anche all’interno della coalizione che la sosteneva.
𝐓𝐞𝐫𝐳𝐨 — Siracusa aveva interessi più chiari. Il territorio siracusano ha un interesse diretto e specifico nel futuro di Comiso, lo scalo ragusano è il gateway naturale per il turismo della Val di Noto, dei Monti Iblei, delle coste del Ragusano. La preoccupazione che un gestore privato concentri tutto su Fontanarossa e marginalizzi Comiso è più sentita in provincia di Siracusa che a Catania. Questo ha reso più facile costruire un consenso bipartisan.
𝐂𝐎𝐒𝐀 𝐃𝐄𝐕𝐄 𝐒𝐔𝐂𝐂𝐄𝐃𝐄𝐑𝐄 𝐎𝐑𝐀
Il voto unanime di Siracusa è un punto di partenza, non un punto di arrivo.
Il presidente Giansiracusa deve ora attivarsi formalmente, richiedendo quegli atti alla Camera di Commercio. Se la Camera di Commercio risponde,la procedura guadagna trasparenza. Se non risponde, si aggiunge un nuovo socio pubblico alla lista dei destinatari del silenzio, con tutto quello che ne consegue nelle sedi giudiziarie già attivate.
La stessa delibera va ora chiesta agli altri soci pubblici: la Città Metropolitana di Catania con il 12,13%, IRSAP con il 12,13%, il Comune di Catania con il 2,02%, il Comune di Comiso con lo 0,96%. Cinque soci pubblici che insieme detengono il 39,36% del capitale di SAC. Se tutti chiedono formalmente la valutazione indipendente e gli atti della procedura, la Camera di Commercio non può ignorarli tutti.
E nel frattempo — il contratto di privatizzazione si scrive adesso. Le offerte preliminari degli operatori internazionali sono imminenti. Le clausole vincolanti su Comiso, sul protocollo vulcanico, sui 47 milioni FSC, sulla tutela occupazionale, si inseriscono adesso o non si inseriscono più.
𝐋𝐀 𝐂𝐎𝐍𝐂𝐋𝐔𝐒𝐈𝐎𝐍𝐄
Catania aveva bocciato il 4 agosto. Siracusa ha approvato all’unanimità il 17 settembre. Quarantaquattro giorni e tre emergenze vulcaniche hanno fatto quello che mesi di analisi, comunicati e istanze formali non erano riusciti a fare da soli: hanno reso evidente a tutti che la privatizzazione di SAC senza garanzie non è solo un problema tecnico-giuridico. È un rischio concreto e misurabile per il territorio.
Il Patto per la Sicilia orientale lo scriveva il 23 luglio. Oggi è una delibera unanime di un socio azionista.
Le cose si posizionano al posto giusto, ma solo se qualcuno continua a spingerle nella direzione giusta.
Il lavoro continua.






