14 Settembre 2026
Teatro Stabile di Catania, Slc Cgil: «Tutelare territorio e lavoratori siciliani»

La Slc Cgil chiede un incontro ai vertici del Teatro Stabile di Catania: «Bene l’apertura internazionale, ma servono più opportunità per artisti e lavoratori siciliani»
Un Teatro Stabile di Catania capace di aprirsi alla scena nazionale e internazionale senza perdere il legame con il territorio e senza ridurre gli spazi per artisti, tecnici e lavoratori siciliani.
È la posizione espressa dalla Slc Cgil di Catania, attraverso la segretaria provinciale Cristina Squillaci e Daniele Caruso, responsabile del Dipartimento Artisti, che chiedono un confronto con il presidente, il Consiglio di amministrazione e la direzione dello Stabile.
Il sindacato parla di una «crescente preoccupazione» rispetto alle linee artistiche e produttive della nuova stagione e chiede di conoscere nel dettaglio il progetto artistico, produttivo e occupazionale della nuova governance.
«Bene i grandi nomi, ma quali ricadute sul territorio?»
La Slc Cgil precisa di non mettere in discussione il valore degli artisti presenti nel cartellone né l’apertura nazionale e internazionale del Teatro.
Il nodo, però, riguarda le ricadute concrete sul sistema teatrale catanese e siciliano.
«La stagione 2025/26 contava 14 produzioni targate Teatro Stabile di Catania, mentre la nuova programmazione appare caratterizzata da un maggiore ricorso a coproduzioni, collaborazioni e produzioni esterne», osservano i rappresentanti del sindacato.
Da qui la richiesta di chiarire quante opportunità saranno riservate ad attori, registi, autori, tecnici e alle altre professionalità siciliane.
«Una coproduzione non significa automaticamente valorizzazione del territorio»
Secondo la Slc Cgil, una produzione o coproduzione dello Stabile non equivale automaticamente a una valorizzazione della scena locale.
Per il sindacato bisogna verificare concretamente quante occasioni di lavoro restino a Catania e in Sicilia, quante professionalità del territorio vengano coinvolte e quale capacità produttiva venga mantenuta all’interno dello Stabile.
Chiesti chiarimenti anche sui criteri artistici e produttivi adottati per costruire il nuovo cartellone.
Il nodo della Sala Futura
Particolare attenzione viene dedicata anche alla Sala Futura.
«Non può trasformarsi nello spazio riservato alle esperienze locali escluse dalla programmazione principale», sostiene la Slc Cgil.
Il sindacato chiede di conoscere quando verrà presentato il cartellone, quali artisti e compagnie saranno coinvolti, con quali criteri di selezione e quale rapporto verrà costruito con la programmazione del Teatro Verga.
Il timore è quello di creare, spiegano Squillaci e Caruso, un “sistema a due velocità”, con il Verga destinato prevalentemente ai grandi nomi nazionali e internazionali e la Sala Futura riservata alle professionalità del territorio.
«Internazionalizzazione non può significare marginalizzazione»
La Slc Cgil guarda con interesse anche al progetto del nuovo “Teatro del Mediterraneo”, ma chiede di chiarirne missione, modello produttivo e ricadute sul territorio.
«Internazionalizzazione non può significare marginalizzazione del territorio», ribadisce il sindacato.
Tra le questioni poste anche il ruolo che avranno le professionalità catanesi e il rapporto che sarà costruito con gli altri soggetti teatrali siciliani.
Collaborazioni con Gli Ipocriti e Teatro Biondo
Nel documento vengono richiamate anche le collaborazioni con realtà come Gli Ipocriti e il Teatro Biondo di Palermo.
La Slc Cgil le considera positivamente, a condizione che producano opportunità e crescita anche per il sistema teatrale catanese.
Il sindacato chiede inoltre maggiore trasparenza sul progetto “DON Q” con Baryshnikov, nato da un’idea di Bob Wilson, ritenendo necessarie informazioni chiare anche in relazione all’utilizzo delle risorse pubbliche.
L’appello agli enti pubblici
Un richiamo viene rivolto anche a Comune di Catania, Città Metropolitana e Regione Siciliana, enti che partecipano alla vita e al finanziamento del Teatro.
Secondo la Slc Cgil, alle dichiarazioni pubbliche sul ruolo dello Stabile come presidio culturale della città e della Sicilia devono seguire scelte concrete.
«Il Teatro Stabile deve essere internazionale senza smettere di essere catanese, siciliano e pubblico», concludono Squillaci e Caruso.
«Deve essere un luogo nel quale artisti, tecnici e lavoratori dello spettacolo del territorio possano continuare a trovare spazio, lavoro, formazione e futuro».






