11 Settembre 2026
Randazzo, cambia il menù della mensa scolastica dopo la raccolta firme dei genitori

Dalla raccolta firme al confronto con Comune, scuola e ASP: il 10 settembre un incontro concreto per migliorare il servizio di refezione scolastica e rispondere finalmente alle esigenze dei bambini
di Alfio Papa
A volte, per ottenere un cambiamento, non basta segnalare un problema: bisogna avere la determinazione di portarlo al centro dell’attenzione, raccogliere le voci di una comunità e chiedere alle istituzioni un confronto concreto.
È quanto accaduto a Randazzo sul tema della refezione scolastica.
Il 10 settembre 2026 si è svolto il tavolo tecnico dedicato al servizio mensa dell’Istituto Comprensivo “De Amicis-Don Milani”, un incontro fortemente voluto dalla signora Nancy Santangelo, componente del Consiglio d’Istituto, del Comitato Mensa e rappresentante dei genitori, nonché consigliere comunale di opposizione del gruppo “Movimento per l’Autonomia – Grande Sicilia“.
Al suo fianco, protagonista dell’iniziativa, anche Deborah Di Vincenzo, componente del Comitato Mensa e del Consiglio d’Istituto, che insieme alla Santangelo ha contribuito in maniera determinante alla raccolta delle firme e alla costruzione di un percorso di confronto.
All’incontro hanno preso parte il dirigente scolastico prof. Salvatore Malfitana, le insegnanti Carmelita Bonfiglio e Antonina “Lina” Maio, il sindaco Antonino Grillo, l’assessore alla Pubblica Istruzione Sara Sindoni, le referenti dell’ASP di Catania Dott.sse Maristella Fardella e Caterina Licitra e la signora Anna Mineo per l’Ufficio Servizi Sociali del Comune di Randazzo.
L’incontro, iniziato alle 11.30, si è protratto fino alle 13.30 circa, offrendo finalmente uno spazio di confronto diretto su una questione che riguarda quotidianamente tanti bambini e le loro famiglie.
Quando una raccolta firme diventa proposta
Il tavolo tecnico non nasce dal nulla.
Alle sue spalle c’è una raccolta firme presentata il 24 luglio 2026, attraverso una formale istanza indirizzata all’ASP di Catania, all’Amministrazione comunale, al Consiglio comunale, all’Ufficio Pubblica Istruzione e alla dirigenza scolastica.
La lettera, sottoscritta da rappresentanti degli insegnanti, del Consiglio d’Istituto, del Comitato Mensa e dai genitori degli alunni della scuola dell’infanzia e della scuola primaria a tempo prolungato, poneva una questione molto precisa: la mensa scolastica deve essere non soltanto corretta dal punto di vista nutrizionale, ma anche realmente consumata dai bambini.
Nell’istanza venivano evidenziate diverse criticità: la ripetitività di alcune proposte, la scarsa appetibilità di determinate pietanze, alcune modalità di preparazione poco gradite ai più piccoli e il conseguente spreco di cibo.
Tra le preoccupazioni maggiori vi era il fatto che alcuni bambini consumassero poco o nulla durante il pranzo scolastico, arrivando a casa affamati, mentre le famiglie continuavano a sostenere un costo per un servizio che, in quei casi, non riusciva pienamente a raggiungere il proprio obiettivo.
La richiesta non era quella di sacrificare la qualità o le esigenze nutrizionali, ma di trovare un equilibrio più efficace tra correttezza alimentare e gradimento dei bambini.
Ed è proprio questo il punto centrale che ha portato al tavolo tecnico.
Dalle segnalazioni alle modifiche concrete
La convocazione ufficiale del Comune, firmata dal sindaco Antonino Grillo, è arrivata in risposta all’istanza protocollata il 27 luglio 2026 e alla disponibilità manifestata dall’ASP Catania.
L’incontro del 10 settembre ha quindi rappresentato il passaggio successivo: dalle osservazioni scritte al confronto diretto.
Ed è qui che la questione ha assunto un carattere particolarmente concreto.
Sono state esaminate le tabelle alimentari e le diverse proposte di menù, mettendo a confronto le esigenze nutrizionali con le difficoltà riscontrate quotidianamente dai bambini.
Le referenti dell’ASP hanno mostrato particolare disponibilità nell’ascoltare le osservazioni e nel valutare possibili soluzioni.
Il risultato è stato un significativo lavoro di revisione del menù.
Un menù pensato più vicino ai bambini
Tra le modifiche discusse e introdotte figurano l’eliminazione di alcune preparazioni, come la frittata di uova e i finocchi lessi, e la revisione di alcune modalità di preparazione della carne.
Il petto di pollo al pomodoro, ad esempio, viene sostituito con il petto di pollo grigliato, mentre è stata rivista anche la giornata nella quale erano presenti preparazioni a base di pollo sia nel primo sia nel secondo piatto.
Una proposta come pasta al pomodoro e scaloppina all’olio consente infatti una maggiore diversificazione del pasto.
Sono state inoltre riviste alcune preparazioni a base di riso e verdure e, soprattutto, è stata introdotta una possibilità che rappresenta una novità: il formaggio come secondo alternativo, finora non previsto.
Anche il pesce è stato oggetto di attenzione, con l’obiettivo di proporlo attraverso modalità maggiormente gradite ai bambini, senza rinunciare al suo importante valore nutrizionale.
Non si tratta, dunque, semplicemente di “cambiare piatti”, ma di cercare un modo diverso di costruire il menù, tenendo insieme salute, equilibrio nutrizionale, varietà e appetibilità.
Il vero problema: un pasto sano deve anche essere mangiato
È questo probabilmente il messaggio più importante emerso dall’intera vicenda.
Un menù può essere perfettamente equilibrato sulla carta, ma se un bambino non lo gradisce e non lo consuma, l’obiettivo del servizio viene inevitabilmente ridimensionato.
Ecco perché le osservazioni raccolte dalle famiglie hanno assunto un valore importante.
La richiesta non era quella di assecondare semplicemente i gusti dei bambini, ma di comprendere quali siano le modalità più efficaci per accompagnarli verso una corretta alimentazione.
Anche la riduzione dello spreco alimentare passa da qui.
Meno cibo rifiutato significa meno spreco, ma soprattutto significa bambini che mangiano meglio.
Il valore della collaborazione istituzionale
La vicenda di Randazzo dimostra anche quanto possa essere importante il dialogo tra istituzioni, scuola e famiglie.
Un tema che avrebbe potuto rimanere confinato alle lamentele quotidiane è invece arrivato nelle sedi istituzionali, trasformandosi in una richiesta formalizzata, in una convocazione e infine in un tavolo tecnico.
Un percorso reso possibile anche dalla disponibilità dimostrata dal sindaco Antonino Grillo, dall’assessore alla Pubblica Istruzione Sara Sindoni, dalle professioniste dell’ASP Maristella Fardella e Caterina Licitra, dall’Ufficio Servizi Sociali rappresentato da Anna Mineo, dal dirigente scolastico Salvatore Malfitana e dalle insegnanti Carmelita Bonfiglio e Antonina “Lina” Maio coinvolte.
Un ringraziamento particolare va inoltre a Nancy Santangelo e Deborah Di Vincenzo, che hanno creduto nell’iniziativa e hanno trasformato le segnalazioni delle famiglie in una richiesta strutturata, sostenuta da una raccolta firme.
Un primo risultato, non un punto di arrivo
Il nuovo menù rappresenta certamente un risultato importante, ma adesso arriva la parte più importante: verificare sul campo se le modifiche funzioneranno davvero.
Saranno i bambini, attraverso i loro piatti, a dire se il cambiamento sarà riuscito.
Sarà importante osservare il gradimento, verificare la riduzione degli sprechi e continuare ad ascoltare famiglie e insegnanti.
Il tavolo tecnico del 10 settembre può quindi essere considerato non come un punto di arrivo, ma come l’inizio di un nuovo metodo di confronto.
Perché quando si parla di refezione scolastica non si parla soltanto di cibo.
Si parla di salute, di educazione, di benessere, di attenzione alle famiglie e, soprattutto, di bambini.
E forse è proprio da qui che bisogna partire: dal loro diritto ad avere un pasto equilibrato, ma anche appetibile, dignitoso e pensato davvero per le loro esigenze.
A Randazzo, grazie alla determinazione di chi ha raccolto le firme e alla disponibilità di chi ha scelto di ascoltare, quel percorso è finalmente iniziato.






