08 Settembre 2026
Rosario Bucolo:«Mi volevano ammazzare a Belpasso»

«Mi volevano ammazzare per giunta a Belpasso». È una delle frasi più inquietanti contenute nelle intercettazioni riportate nella sentenza dell’operazione “Mercurio”
A pronunciarla è Rosario Bucolo, durante una conversazione con Salvatore Mirabella. Il dialogo apre uno squarcio su un presunto progetto per eliminarlo fisicamente, che Bucolo sostiene di avere appreso dagli atti giudiziari relativi alla sua vicenda.
Si tratta però di un passaggio che richiede particolare cautela: nella conversazione Bucolo riferisce ciò che sostiene di avere appreso, mentre Mirabella mostra apertamente dubbi sulla ricostruzione.
«Ti vogliono ammazzare»
Il dialogo si svolge nel febbraio del 2021.
Bucolo e Mirabella stanno discutendo dei rapporti interni al gruppo e delle vicende avvenute negli anni precedenti, quando Bucolo era detenuto.
A un certo punto Bucolo ricorda quanto gli sarebbe stato riferito in carcere.
Qualcuno, racconta, sarebbe andato da lui nelle celle per avvertirlo: «Ti vogliono ammazzare».
Mirabella resta sorpreso e gli chiede più volte chi avrebbe voluto ucciderlo.
Bucolo risponde sostenendo che la vicenda risultava dalle “carte” e aggiunge il particolare geografico più rilevante: il progetto sarebbe dovuto avvenire a Belpasso.
Il nome di “Saro Rossu”
Alla domanda di Mirabella su chi ci fosse dietro il presunto progetto, Bucolo indica “Saro Rossu”, nomignolo che gli investigatori attribuiscono a Rosario Lombardo.
Fa poi riferimento anche a un uomo di cognome Bonaccorsi, precisando però lui stesso di non sapere esattamente chi fosse.
Il passaggio è significativo proprio per questa incertezza: Bucolo sembra distinguere tra ciò che ritiene di conoscere dagli atti e altri elementi sui quali non dispone di informazioni precise.
«Perché sono traditore io»
Mirabella chiede quale potesse essere il movente.
La risposta di Bucolo è altrettanto dura.
Secondo la sua interpretazione, sarebbe stato considerato un “traditore della famiglia”.
È Bucolo stesso a formulare questa spiegazione durante la conversazione, ma la sentenza, nel passaggio riportato, non trasforma automaticamente questa sua ricostruzione in un accertamento autonomo sulle ragioni del presunto progetto omicidiario.
Il riferimento a un assenso
Nel prosieguo Bucolo coinvolge nel racconto anche Ernesto Marletta, affermando che conosceva la questione.
Fa inoltre riferimento a un altro soggetto che, secondo le sue parole, avrebbe dato il proprio assenso.
È uno dei passaggi più delicati della conversazione perché Bucolo sembra descrivere non soltanto una minaccia generica, ma un progetto che avrebbe avuto bisogno di autorizzazioni all’interno degli ambienti criminali.
Anche in questo caso, tuttavia, siamo davanti alle parole pronunciate da Bucolo durante un’intercettazione e riportate nella sentenza.
Mirabella non gli crede fino in fondo
La conversazione diventa ancora più interessante quando Bucolo passa a parlare di un altro presunto progetto di morte, quello contro lo stesso Mirabella e Andrea Corallo.
Mirabella reagisce in maniera molto netta.
Quando Bucolo gli dice che volevano uccidere anche lui e Corallo, Mirabella domanda incredulo se una simile cosa fosse davvero scritta negli atti.
Poi sostiene che si tratti di una ricostruzione priva di fondamento.
Bucolo, invece, ribadisce: «Io così mi dicono, così ti dico».
La frase è importante perché chiarisce bene il livello probatorio del dialogo: lo stesso Bucolo riconosce di stare riportando informazioni ricevute da altri o apprese dalle carte.
Un presunto agguato mai descritto nei dettagli
Il passaggio della sentenza non indica come sarebbe dovuto avvenire materialmente il presunto omicidio di Bucolo a Belpasso.
Non vengono descritti armi, auto, luogo preciso, giorno programmato o esecutori incaricati dell’azione.
Per questo sarebbe scorretto parlare di “agguato organizzato nei dettagli” o di un tentato omicidio effettivamente compiuto.
Quello che emerge con certezza dalla fonte è altro: Bucolo, intercettato mentre parla con Mirabella, sostiene che qualcuno avrebbe voluto ucciderlo e che il progetto avrebbe dovuto realizzarsi a Belpasso.
Le tensioni attorno a Bucolo
La frase assume particolare peso se letta insieme ad altri episodi presenti nella stessa sentenza.
Silvio Corrà racconta infatti che già nel 2014 sarebbe stata organizzata una spedizione punitiva contro Bucolo per picchiarlo, poi interrotta dall’intervento dei Carabinieri.
Le carte restituiscono quindi l’immagine di un uomo inserito in rapporti criminali segnati anche da forti tensioni interne, sospetti, accuse di tradimento e possibili ritorsioni.
«Le carte me lo dicono»
Il cuore dell’episodio resta comunque la convinzione espressa da Bucolo.
Quando Mirabella gli domanda chi sostenga che volevano ucciderlo, Bucolo risponde che sarebbero state “le carte” a dirglielo.
E alla successiva domanda precisa: «Mi volevano ammazzare per giunta a Belpasso».
Una frase che racconta il clima di violenza e diffidenza che emerge dalla sentenza, ma che va pubblicata mantenendo una distinzione essenziale: il presunto progetto di morte viene riferito da Bucolo in una conversazione intercettata; nel passaggio esaminato non viene descritto come omicidio tentato né come piano esecutivo autonomamente accertato dal giudice.






