02 Settembre 2026
Etna, degassamento e cenere: ecco il bollettino dell’INGV

Nel bollettino INGV del 1° settembre segnalati degassamento variabile, episodiche emissioni di cenere dal Cratere di Nord-Est e SO2 su livelli alti
L’Etna continua a mostrare un’attività caratterizzata soprattutto da degassamento variabile ai crateri sommitali e da episodiche emissioni di cenere dal Cratere di Nord-Est.
È quanto emerge dal bollettino settimanale dell’INGV – Osservatorio Etneo, relativo al periodo compreso tra il 24 e il 30 agosto 2026 e pubblicato il 1° settembre.
Cenere dal Cratere di Nord-Est
Secondo l’INGV, dopo l’attività eruttiva registrata tra il 6 e il 23 agosto, il vulcano ha mostrato un degassamento a regime variabile, soprattutto dal Cratere di Nord-Est.
Proprio quest’ultimo ha alimentato episodi di degassamento impulsivo associati a blande emissioni di cenere.
Il Cratere di Sud-Est, invece, ha mostrato un’attività più contenuta, caratterizzata da debole degassamento fumarolico.
Nessun terremoto con magnitudo pari o superiore a 2
Sul fronte sismico, nel corso della settimana non sono stati registrati eventi con magnitudo pari o superiore a 2.0.
L’ampiezza del tremore vulcanico si è mantenuta prevalentemente su un livello medio, mentre l’attività infrasonica ha oscillato tra livelli bassi e alti.
SO2 su livelli alti
Dal punto di vista geochimico, il flusso di anidride solforosa, SO2, si mantiene su un livello alto.
Il flusso di CO2 dal suolo risulta invece su valori medi, mentre l’ultimo dato disponibile sul rapporto isotopico dell’elio, aggiornato al 26 agosto, si attesta su valori alti.
Per quanto riguarda le deformazioni del suolo, le reti di monitoraggio non hanno evidenziato variazioni significative nel corso dell’ultima settimana.
Attività termica generalmente bassa
Le osservazioni satellitari hanno rilevato un’attività termica generalmente di livello basso nell’area sommitale, con isolate anomalie di livello moderato.
Gli scenari attesi
L’INGV sottolinea che restano possibili attività esplosive frequenti ai crateri sommitali, con formazione di nubi di cenere, ricaduta di prodotti piroclastici e possibili emissioni laviche in area sommitale.
Non viene inoltre esclusa una possibile evoluzione rapida verso fenomeni più energetici, con colonne eruttive, nubi di cenere e possibili collassi di porzioni dei coni sommitali con formazione di flussi piroclastici.
L’Istituto ricorda comunque che l’Etna può mostrare variazioni rapide e impreviste e che il livello di pericolosità non può essere considerato nullo.






