27 Agosto 2026

Per San Giovanni Galermo si volevano uccidere Mirabella e Corallo

Per San Giovanni Galermo si volevano uccidere Mirabella e Corallo

«Andrea Nizza voleva uccidere Mirabella e Corallo»: il racconto di Bucolo sullo scontro per San Giovanni Galermo

Una piazza di spaccio, un debito con il gruppo Nizza e una tensione che, secondo quanto raccontato da Rosario Bucolo ai magistrati, sarebbe arrivata fino al progetto di eliminare Salvatore Mirabella e Andrea Corallo.

È uno dei passaggi più duri contenuti nella sentenza di primo grado dell’operazione “Mercurio”. Il racconto non nasce da una conoscenza diretta di Bucolo: il collaboratore precisa infatti di avere appreso la vicenda da Pierpaolo Di Gaetano, detto “Luca”.

Al centro dello scontro ci sarebbero state le piazze di spaccio di San Giovanni Galermo.



Mirabella alla guida di Castello Ursino

Secondo la ricostruzione riferita da Bucolo, tra il 2012 e il 2013 Salvatore Mirabella aveva assunto un ruolo di primo piano nel gruppo di Castello Ursino.

Il collaboratore racconta di avere appreso che era stato Daniele Nizza a mettere Mirabella a capo del gruppo in un momento nel quale molti degli uomini storici erano detenuti.

Mirabella, già da tempo inserito negli ambienti mafiosi catanesi, era considerato uno dei pochi uomini liberi che conoscessero nel dettaglio le estorsioni e gli affari del gruppo di Castello Ursino.

In quella fase, sempre secondo quanto riferito da Bucolo, Mirabella non si sarebbe occupato soltanto del territorio del Castello.

Avrebbe esteso la propria attività anche a San Giovanni Galermo, lavorando insieme ad Andrea Corallo.

Le piazze di spaccio e l’accordo con i Nizza

Il punto centrale della vicenda riguarda proprio la droga.

Bucolo racconta che Pierpaolo Di Gaetano gli avrebbe spiegato come, nel 2013, Mirabella e Corallo gestissero le piazze di spaccio di San Giovanni Galermo.

L’accordo prevedeva che la droga venisse acquistata dal gruppo Nizza.

Mirabella avrebbe dovuto gestire le piazze e versare ai Nizza 4 mila euro a settimana.

La somma sarebbe stata il corrispettivo dell’accordo che consentiva a Mirabella di rifornirsi dal gruppo e mantenere il controllo dello spaccio nella zona.

I primi pagamenti, poi la perdita delle piazze

Secondo Bucolo, Mirabella sarebbe riuscito a rispettare l’accordo soltanto nella prima fase.

Poi la situazione cambiò.

Le piazze di San Giovanni Galermo passarono sotto il controllo del clan Cappello.

La perdita del territorio avrebbe impedito a Mirabella di continuare a produrre gli incassi necessari per versare ai Nizza quanto concordato.

Da quel momento sarebbe rimasto un debito.

La vicenda assunse quindi una dimensione particolarmente grave perché non si trattava semplicemente di un mancato pagamento commerciale: secondo il racconto, erano in gioco equilibri tra gruppi mafiosi e il controllo di una delle aree di spaccio della città.

Il debito con i Nizza

Bucolo collega proprio quel debito agli sviluppi successivi della storia criminale di Mirabella.

Riferisce infatti che il denaro ancora dovuto ai Nizza sarebbe stato uno dei motivi per cui, dopo essere tornato libero, Mirabella si sarebbe riavvicinato a Castello Ursino.

Nel frattempo, però, lo scontro nato attorno alle piazze di San Giovanni Galermo avrebbe rischiato di assumere conseguenze molto più gravi.

Ed è qui che Bucolo riporta il racconto ricevuto da Pierpaolo Di Gaetano.

«Andrea Nizza voleva uccidere Mirabella e Corallo»

Il passaggio nella sentenza è molto netto.

Bucolo riferisce che Di Gaetano gli aveva raccontato che Andrea Nizza voleva uccidere Salvatore Mirabella e Andrea Corallo proprio a causa della vicenda legata alla piazza di San Giovanni Galermo.

Il motivo sarebbe stato il mancato rispetto degli accordi economici sorti attorno alla gestione della droga.

Secondo il racconto, quindi, la perdita delle piazze e il debito maturato nei confronti dei Nizza avrebbero fatto precipitare i rapporti fino all’ipotesi dell’eliminazione fisica dei due uomini.

L’intervento di Ernesto Marletta

A evitare l’omicidio sarebbe intervenuto Ernesto Marletta.

Bucolo, sempre riportando quanto gli sarebbe stato raccontato da Di Gaetano, afferma che Mirabella e Corallo sarebbero rimasti vivi “solo grazie all’intervento di Marletta Ernesto”.

La sentenza, nel passaggio richiamato, non fornisce ulteriori dettagli su come Marletta sarebbe intervenuto, con chi avrebbe parlato o quali accordi avrebbe raggiunto.

Il dato che emerge è però politicamente e criminalmente significativo: secondo il racconto, Marletta avrebbe avuto sufficiente autorevolezza da fermare una possibile decisione omicidiaria maturata in un conflitto collegato al narcotraffico.

Il peso di Marletta negli equilibri di Castello Ursino

La vicenda si inserisce perfettamente nel ruolo che Bucolo attribuisce a Ernesto Marletta.

Anche quando era detenuto, Marletta continuava a essere indicato come il principale punto di riferimento di Castello Ursino.

Lo stesso Bucolo sostiene che il gruppo facesse capo a lui e che le questioni più delicate dovessero essere sottoposte alla sua decisione.

Il presunto intervento in favore di Mirabella e Corallo mostra quindi una situazione paradossale: Mirabella sarebbe entrato successivamente in conflitto proprio con Marletta per il controllo di Castello Ursino, ma in precedenza sarebbe stato lo stesso Marletta, secondo il racconto di Di Gaetano riportato da Bucolo, a evitargli conseguenze potenzialmente letali.

Da alleati a rivali

Negli anni successivi gli equilibri cambiarono.

Bucolo racconta che Mirabella continuava a rivendicare un proprio ruolo nella gestione di Castello Ursino e delle estorsioni.

Arrivò, secondo il collaboratore, a proporre a Bucolo di dividere il gruppo in due e di estromettere Marletta.

Bucolo rifiutò categoricamente.

La tensione aumentò ulteriormente tra il 2022 e il 2023. Bucolo riferisce persino di avere temuto che Mirabella, Corrado Monaco e Andrea Corallo volessero ucciderlo.

Quando espose il timore a Marletta, quest’ultimo gli avrebbe risposto che non riteneva fossero capaci di arrivare a tanto.

Una storia di droga, denaro e potere

Il racconto relativo ad Andrea Nizza, Mirabella e Corallo restituisce dunque l’immagine di un sistema nel quale il controllo delle piazze di spaccio poteva trasformare rapidamente un accordo economico in uno scontro tra gruppi.

Secondo la versione riportata da Bucolo, Mirabella e Corallo avrebbero gestito lo spaccio a San Giovanni Galermo acquistando droga dai Nizza e impegnandosi a versare 4 mila euro alla settimana.

La perdita delle piazze a favore dei Cappello avrebbe interrotto quel meccanismo e lasciato insolute le obbligazioni economiche.

È in quel contesto che, secondo quanto Pierpaolo Di Gaetano avrebbe raccontato a Bucolo, Andrea Nizza avrebbe maturato l’intenzione di uccidere entrambi.

A fermare il progetto sarebbe stato Ernesto Marletta.

Un episodio che, pur provenendo da un racconto riferito e non da una conoscenza diretta di Bucolo, mostra quanto gli equilibri tra droga, debiti e controllo territoriale potessero diventare rapidamente una questione di vita o di morte.

Salvo Giuffrida

Salvo Giuffrida

Salvatore Giuffrida (OdG Sicilia N^ 171391). Classe 1970 giornalista (ex chimico). Il mio motto: “Seguire ma mai inseguire”.