18 Agosto 2026
L’esordio di Antonella Sgroi: una Parigi intima e filosofica

Scrivere un primo romanzo misurandosi con una città complessa come Parigi è una prova rischiosa per qualunque esordiente. Tuttavia, l’esperienza di vita di Antonella Sgroi — già notaio e insegnante di yoga — si riflette nella struttura del libro attraverso una prosa limpida, misurata e fortemente sensoriale. La Sgroi sceglie la strada della lentezza: l’azione cede il passo all’introspezione. I dialoghi serrati e i flussi di pensiero scavano nelle fragilità di Anna Silvani, trasformando l’attesa amorosa in uno spazio filosofico ed emotivo. È un debutto che non cerca il colpo di scena a tutti i costi, ma punta sulla precisione dei dettagli interiori.
Il nucleo originale di Café allongé risiede nel modo in cui tratta la passione. L’incontro tra Anna e Sergio non approda a un classico lieto fine e non si traduce in un amore salvifico. La Sgroi descrive un legame discontinuo, scandito dalla solitudine e dal desiderio dell’altro. L’originalità sta proprio nella risoluzione del conflitto interno alla protagonista: restare nel flusso dell’esistenza significa accettare l’incompiuto. Questa visione, che risente profondamente delle filosofie orientali care all’autrice, ribalta il mito moderno del “volere è potere”, celebrando la saggezza della resa consapevole al proprio destino.
Alla magica atmosfera di Parigi non può sottrarsi nessun grande scrittore, ma ogni autore ne ha catturato un’anima diversa. Il lavoro della Sgroi si inserisce in un fitto panorama di confronti culturali. Se per Ernest Hemingway la capitale francese era la città della giovinezza, dell’energia bohémienne e degli incontri stimolanti nei caffè, la Parigi di Café allongé è decisamente più intima, silenziosa e notturna. I luoghi citati, da Rue Mouffetard all’Île Saint-Louis fino alle corsie dello storico ospedale della Salpêtrière, non sono semplici cartoline turistiche, ma specchi geometrici dello stato d’animo di Anna.
Nel capolavoro di Cortázar, Parigi è un labirinto metafisico in cui i protagonisti si cercano e si perdono per caso lungo i ponti della Senna. In Café allongé, la città diventa a sua volta una vera e propria mappa dei sentimenti. Ma mentre in Cortázar domina il caos irrazionale, nella Sgroi la griglia urbana asseconda la ricerca di ordine e la successiva rinascita interiore della protagonista.
Il testo dialoga apertamente con la grande cultura europea. I riferimenti a Baudelaire, Descartes e Camille Claudel arricchiscono le passeggiate di Anna, rendendo la capitale francese un tessuto di risonanze storiche e artistiche che amplificano il dramma intimo dei personaggi.
Il romanzo “Café allongé” di Antonella Sgroi è caratterizzato da uno stile di scrittura che fonde una precisione quasi geometrica con una forte sensibilità sensoriale e poetica, specchio della mente della protagonista Anna. La prosa misurata e la sintassi attenta del libro, spesso riflessiva, sanno raccontare la sofferenza della rinuncia e la crescita interiore della protagonista, come dimostra il passaggio in cui Parigi diventa lo spazio esatto in cui accogliere le proprie domande.
Café allongé è un esordio felice e originale. Antonella Sgroi consegna ai lettori una Parigi autentica, lontana dai sentieri battuti, che funge da cassa di risonanza per un amore sospeso. Un romanzo consigliato a chi ama la letteratura introspettiva e a chi sa trovare la bellezza anche nelle cose che non si compiono mai del tutto.
Mario Pafumi
Mario Pafumi
mario.pafumi@tiscali.it Mario Pafumi (OdG Sicilia N° 165054) Classe 1956. Giornalista pubblicista dal 1993. Sono stato responsabile di diversi uffici stampa e direttore responsabile di alcune testate cartacee e online. Dal 1990 corrispondente del Giornale di Sicilia, e dall'apertura, di GdS online. Redattore di Freepressonline dal 2024.



