07 Agosto 2026
Imprese, Sicilia in controtendenza: nuove iscrizioni in calo del 7,7%

Nel primo semestre 2026 in Sicilia calano del 7,7% le nuove imprese, mentre diminuiscono dell’11,7% le cessazioni e migliora il saldo complessivo
Sicilia in controtendenza sulla natalità d’impresa: nuove iscrizioni -7,7%. Nell’Isola calano però le cessazioni (-11,7%) e migliora il saldo. Politino: “Serve capire perché in alcuni territori cresce la voglia di fare impresa e in altri diminuisce”
Nei primi sei mesi del 2026 il sistema imprenditoriale italiano ha mostrato, nel complesso, un segnale di crescita sul fronte delle nuove aperture. Le iscrizioni registrate sono state infatti 188.220, contro le 185.210 dello stesso periodo del 2025, con un incremento dell’1,6%. È quanto emerge dall’analisi condotta da Assoesercenti sui dati Movimprese di Unioncamere-InfoCamere, che restituiscono tuttavia un quadro territoriale tutt’altro che uniforme.
Dietro la crescita nazionale si osservano infatti andamenti molto differenti tra le regioni. Tra le realtà più dinamiche figurano l’Abruzzo, dove le nuove iscrizioni aumentano del 12,5%, la Campania e la Calabria, entrambe con una crescita del 6,9%, la Toscana, con il +6,1%, e le Marche, con il +5,4%. La Sicilia, invece, si muove in direzione opposta.
Nell’Isola, tra gennaio e giugno 2026, sono state registrate 12.430 nuove iscrizioni, contro le 13.472 dello stesso periodo del 2025. Si tratta di 1.042 nuove imprese in meno, pari a una flessione del 7,7%. In valore assoluto è la maggiore riduzione rilevata tra tutte le regioni italiane, mentre in termini percentuali la Sicilia presenta il secondo peggior risultato dopo il Molise, che registra un calo dell’8,4%.
Anche il peso della Sicilia sulla natalità imprenditoriale nazionale si riduce. Nel primo semestre 2025 l’Isola rappresentava circa il 7,3% di tutte le nuove iscrizioni italiane; nel 2026 la quota scende al 6,6%. Il dato mostra come, mentre nel resto del Paese aumenta complessivamente il numero di chi sceglie di avviare una nuova attività, in Sicilia diminuisca la capacità del territorio di generare nuove iniziative imprenditoriali.
Sul fronte delle cessazioni, il quadro nazionale richiede però una lettura prudente. Nei report analizzati le cessazioni totali passano da 177.625 nel 2025 a 214.582 nel 2026, con un aumento del 20,8%. Questo valore può tuttavia comprendere cancellazioni d’ufficio e altre operazioni amministrative effettuate dal Registro delle imprese e non può quindi essere interpretato automaticamente come un incremento della stessa entità delle chiusure economiche effettive.
La Sicilia mostra, sotto questo profilo, un andamento differente. Le cessazioni totali diminuiscono infatti da 11.504 a 10.153, con una riduzione dell’11,7%. Proprio il calo delle cessazioni consente all’Isola di migliorare il saldo tra nuove iscrizioni e imprese cessate, che passa da +1.968 nel primo semestre 2025 a +2.277 nel 2026, con un incremento del 15,7%.
Si tratta di un risultato positivo che testimonia una maggiore tenuta delle attività esistenti, ma che non elimina il dato più delicato rappresentato dalla diminuzione delle nuove aperture. La Sicilia chiude, quindi, il semestre con un saldo migliore rispetto all’anno precedente, ma con una natalità imprenditoriale sensibilmente più debole rispetto alla dinamica nazionale.
Il rallentamento trova conferma anche nell’analisi dei principali macrosettori economici. In agricoltura, silvicoltura e pesca, le nuove iscrizioni passano a livello nazionale da 11.200 a 10.888, con una riduzione del 2,8%. In Sicilia il calo è molto più consistente: dalle 1.230 iscrizioni del 2025 si scende a 1.000 nel 2026, con una contrazione del 18,7%.
Una dinamica analoga interessa le attività manifatturiere, dove le nuove iscrizioni nazionali diminuiscono da 7.757 a 7.379, pari al -4,9%, mentre nell’Isola passano da 292 a 253, con una flessione del 13,4%.
Più contenuta, ma comunque superiore alla media italiana, è la riduzione registrata nei trasporti e nel magazzinaggio. A livello nazionale le iscrizioni scendono da 2.069 a 2.059, con un calo dello 0,5%; in Sicilia passano invece da 129 a 122, facendo segnare il -5,4%.
Anche nei servizi di alloggio e ristorazione, comparto strettamente collegato all’economia turistica, la diminuzione risulta più marcata nell’Isola. In Italia le nuove imprese passano da 8.400 a 8.337, con una variazione del -0,8%, mentre in Sicilia scendono da 532 a 508, pari al -4,5%.
Particolarmente significativo appare infine il dato del commercio. Le nuove iscrizioni nazionali passano da 24.343 a 19.317, con una diminuzione del 20,6%, mentre in Sicilia si riducono da 1.706 a 1.300, facendo registrare il -23,8%. Questo confronto deve tuttavia essere letto con cautela, perché il passaggio alla classificazione ATECO 2025 ha modificato parzialmente il perimetro della macrosezione, escludendo alcune attività che in precedenza erano ricomprese insieme al commercio.
A fronte del calo delle nuove aperture, in Sicilia diminuiscono però anche le cessazioni totali in tutti i cinque comparti analizzati: del 17% in agricoltura, del 16,1% nel commercio, del 14,2% nei trasporti, del 12,6% nelle attività manifatturiere e del 10,1% nei servizi di alloggio e ristorazione. Nei singoli macrosettori il saldo tra iscrizioni e cessazioni resta negativo, ma risulta meno sfavorevole rispetto al primo semestre del 2025. Anche l’analisi settoriale conferma quindi una tendenza precisa: nell’Isola diminuiscono le cessazioni, ma allo stesso tempo si indebolisce la capacità di generare nuove imprese.
Differenze significative emergono anche tra le province siciliane. Le flessioni più marcate delle nuove iscrizioni si registrano a Enna, con il -18,5%, a Siracusa, con il -18,4%, e a Catania, con il -17%. Seguono Agrigento, che perde il 7,9%, e Messina, con il -7,6%, mentre risultano sostanzialmente stabili Trapani (-1,4%), Caltanissetta (-0,8%) e Ragusa (-0,1%). Palermo è l’unica provincia siciliana a chiudere il semestre con una crescita delle nuove iscrizioni, passate da 2.986 a 3.015, pari a circa +1%.
“I dati ci consegnano un’Italia che nel complesso continua a generare nuove imprese, ma con differenze territoriali sempre più evidenti – afferma Salvo Politino, presidente di Assoesercenti –. Se a livello nazionale le iscrizioni aumentano dell’1,6%, in Sicilia diminuiscono di quasi l’8%. È una distanza sulla quale occorre interrogarsi”.
“Per la Sicilia la riduzione delle cessazioni e il miglioramento del saldo sono segnali positivi – aggiunge -, ma perdere oltre mille nuove iscrizioni in sei mesi rispetto all’anno precedente deve farci riflettere. Il problema non è soltanto quante imprese chiudono, ma quante persone ritengono ancora conveniente e sostenibile aprirne una nuova”.
Secondo Politino, il dettaglio dei settori conferma che non si è di fronte a una difficoltà circoscritta a un singolo comparto: “La frenata delle nuove iniziative interessa, con intensità differenti, l’agricoltura, il commercio, la manifattura, i trasporti e le attività di alloggio e ristorazione. Occorre quindi intervenire sulle condizioni generali che rendono possibile fare impresa”.
Per Assoesercenti è necessario agire sull’accesso al credito, sulla semplificazione burocratica, sul costo dell’energia e del lavoro e sul sostegno agli investimenti e alle micro e piccole attività.
“Dobbiamo evitare che si consolidi un’Italia a due velocità – conclude Politino –. Per il Mezzogiorno e per la Sicilia la sfida è creare condizioni strutturali capaci di favorire nuove imprese, investimenti e occupazione”.






