05 Agosto 2026

Antonino Della Vita, “La volpe” del Castello Ursino

Antonino Della Vita, “La volpe” del Castello Ursino

Antonino Della Vita, l’uomo vicino a Bucolo tra droga, rapine e affari del clan: la storia emersa dalla sentenza

 

Nota per il lettore: la ricostruzione deriva dalla sentenza di primo grado n. 374/2026 del Tribunale di Catania, relativa al procedimento n. 5107/2025 R.G.N.R. – n. 8001/2025 R.G. G.I.P., pronunciata dal Gup Sebastiano Fabio Di Giacomo Barbagallo il 17 aprile 2026 e depositata il 6 luglio 2026. Il procedimento scaturisce dall’operazione “Mercurio”. Le dichiarazioni attribuite a Rosario Bucolo sono riportate nella motivazione della sentenza e la decisione non è definitiva.

Un uomo legato da un rapporto di fiducia a Rosario Bucolo, coinvolto nelle discussioni più riservate del gruppo di Castello Ursino e disponibile, secondo il racconto del collaboratore di giustizia, a partecipare ad affari di droga e a progettare rapine.

È il profilo criminale di Antonino Della Vita, conosciuto con il soprannome di “La Volpe”, che emerge dalla sentenza di primo grado n. 374/2026 pronunciata dal Gup del Tribunale di Catania Sebastiano Fabio Di Giacomo Barbagallo.

Della Vita viene indicato nell’imputazione come partecipe del gruppo di Castello Ursino, articolazione territoriale della famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano, dal primo dicembre 2020 fino all’agosto del 2023.



La ricostruzione della sua posizione passa soprattutto attraverso le dichiarazioni rese da Rosario Bucolo dopo l’avvio della collaborazione con la giustizia e le numerose conversazioni intercettate all’interno dell’agenzia di onoranze funebri “San Marco”.

Il soprannome “La Volpe”

Antonino Della Vita era conosciuto come “La Volpe”.

Bucolo ha dichiarato di essere stato proprio lui ad attribuirgli quel soprannome. Le intercettazioni documentano come Della Vita venisse annunciato e presentato utilizzando quell’appellativo.

L’11 gennaio 2021, all’interno dell’agenzia “San Marco”, Bucolo lo presentò al nipote Gabriele con il soprannome di “Volpe”. Poco dopo, un altro uomo avvisò Bucolo dell’arrivo di Della Vita esclamando: «La Volpe».

Il soprannome diventa quindi anche uno degli elementi utilizzati dagli investigatori per identificarlo nelle conversazioni e ricostruirne la frequentazione con Bucolo e con gli altri uomini vicini a Castello Ursino.

Il legame con Rosario Bucolo

Secondo quanto dichiarato dal collaboratore, Della Vita si sarebbe avvicinato stabilmente a Bucolo nel 2020.

«Ad un certo punto nel 2020 Della Vita si è legato a me», ha raccontato Bucolo ai magistrati.

Il rapporto tra i due viene descritto come particolarmente stretto. Bucolo ha riferito di fidarsi di lui e di discutere con Della Vita anche delle questioni interne al gruppo di Castello Ursino.

Della Vita frequentava l’agenzia “San Marco”, divenuta uno dei principali luoghi d’incontro degli uomini vicini a Bucolo. All’interno dei locali venivano affrontati problemi relativi agli affiliati, agli equilibri del gruppo, ai rapporti con Ernesto Marletta e Salvatore Mirabella e alla gestione degli affari criminali.

Dalle intercettazioni emerge Della Vita mentre ascolta Bucolo, ne condivide le valutazioni e interviene nelle discussioni sui comportamenti degli altri uomini del sodalizio.

Per Bucolo era inizialmente un uomo “avvicinato”

Nelle dichiarazioni rese durante la collaborazione, Bucolo ha fornito una prima definizione apparentemente prudente della posizione di Della Vita.

Il collaboratore ha affermato che l’uomo era molto vicino a lui e a Ernesto Marletta, ma non sarebbe stato inizialmente un affiliato formale al gruppo.

«Io parlavo di questioni del gruppo del Castello Ursino con Nino perché io mi fidavo di lui», ha dichiarato Bucolo, aggiungendo che Della Vita era un soggetto “avvicinato”.

La valutazione del giudice è però differente.

Secondo la sentenza, la partecipazione di Della Vita al gruppo sarebbe dimostrata non soltanto dalla sua costante presenza accanto a Bucolo, ma soprattutto dalla conoscenza delle dinamiche interne, dalla condivisione di questioni associative e dal contributo fornito alle attività criminali.

La contestazione individua il suo ingresso nel sodalizio dal primo dicembre 2020.

Le discussioni sugli equilibri di Castello Ursino

Le conversazioni intercettate mostrano Della Vita perfettamente informato dei contrasti che dividevano il gruppo.

Con Bucolo discuteva della posizione di Salvatore Mirabella, delle decisioni di Ernesto Marletta e del comportamento degli altri uomini di Castello Ursino.

In una conversazione, Bucolo spiegava che chi intendeva operare utilizzando il nome del gruppo avrebbe dovuto presentarsi periodicamente, riferire le proprie attività e versare una parte dei guadagni alla cassa comune.

Della Vita approvava le parole di Bucolo, definendole più volte «giuste».

Il dialogo riguardava il principio secondo il quale nessuno avrebbe potuto utilizzare il prestigio criminale e la forza intimidatrice del gruppo per condurre affari personali senza riconoscere una parte all’organizzazione.

In un’altra conversazione, Bucolo indicava se stesso come responsabile e criticava chi assumeva posizioni di comando senza essere capace di sostenere il ruolo. Della Vita condivideva questa valutazione e definiva l’uomo di cui stavano parlando “non capace”.

Il sostegno a Ernesto Marletta

Della Vita era anche coinvolto nel sostegno economico e materiale destinato a Ernesto Marletta, indicato come capo del gruppo di Castello Ursino.

In una conversazione intercettata, Della Vita riferiva di avere mandato del pesce a Marletta e al fratello rimasti soli in una stanza.

Parlando con Bucolo, aggiungeva di avere consegnato a Marletta anche «un paio di mila euro».

Questi episodi vengono inseriti dal giudice nel più ampio sistema di assistenza attraverso il quale gli uomini del gruppo sostenevano i propri esponenti, specialmente nei momenti di difficoltà o durante i periodi di detenzione e sorveglianza.

La vicinanza a Marletta emerge anche dalle discussioni nelle quali Della Vita manifestava rispetto per il capo e valutava con Bucolo le decisioni assunte all’interno del sodalizio.

La proposta di compiere rapine e affari di droga

Bucolo ha riferito che Della Vita gli propose esplicitamente di realizzare insieme attività illecite.

«Mi propose di fare affari illeciti insieme quali droga e rapine», ha dichiarato il collaboratore.

Della Vita viene descritto come una persona sempre disponibile per questo tipo di operazioni.

Secondo Bucolo, proponeva sia a lui sia a Ernesto Marletta progetti di rapina. Uno di questi avrebbe dovuto essere realizzato in Calabria.

Della Vita disponeva dei contatti con alcuni uomini calabresi che avrebbero potuto fornire appoggio logistico per il colpo.

Bucolo ha raccontato di avere incontrato questi soggetti insieme a Della Vita. Durante l’incontro si sarebbe parlato anche di rilevanti debiti economici vantati nei confronti di esponenti criminali catanesi.

La rapina descritta da Bucolo, tuttavia, rimase allo stadio di progetto e non risulta tra gli specifici reati contestati a Della Vita nel procedimento.

Il rapporto con Francesco Napoli

Della Vita avrebbe svolto un ruolo determinante anche nell’avvio di un affare di droga con Francesco Napoli, indicato in quel periodo come reggente della famiglia mafiosa.

Secondo Bucolo, fu Della Vita a proporre di rivolgersi a Napoli per ottenere della sostanza stupefacente da rivendere.

Della Vita incontrò Napoli e gli propose l’acquisto della droga. I due avrebbero ottenuto complessivamente due chilogrammi di cocaina.

La sostanza venne consegnata nei pressi del “Centro Colori”, nella zona di via della Concordia a Catania.

Un chilogrammo sarebbe stato ceduto a un uomo conosciuto con il soprannome di “U Paloccu”, che Bucolo ha precisato non essere Salvatore Mirabella.

Dell’altro chilogrammo si sarebbe occupato direttamente Della Vita, consegnandolo in due diverse occasioni, in quantitativi da mezzo chilo, a un uomo chiamato Omar.

La droga non sarebbe stata pagata anticipatamente. Bucolo e Della Vita avrebbero saldato il debito con Napoli soltanto dopo avere incassato il denaro delle cessioni.

Le consegne dell’agosto 2022

Il reato di droga contestato a Bucolo e Della Vita riguarda anche due acquisti avvenuti nell’agosto del 2022.

La prima fornitura viene collocata in data prossima al 17 agosto. La seconda risale al 30 agosto.

Proprio il 30 agosto, all’interno dell’agenzia “San Marco”, gli investigatori registrarono un breve dialogo tra Bucolo e Della Vita mentre i due aprivano un involucro.

Della Vita, osservando il contenuto, avrebbe commentato che la sostanza era la stessa della precedente fornitura.

Secondo il giudice, la conversazione, i rumori relativi all’apertura del pacco e il riferimento alla qualità del prodotto confermano l’avvenuta consegna dello stupefacente.

La sentenza sottolinea inoltre che entrambi gli imputati hanno ammesso le proprie responsabilità in relazione a questi episodi.

L’accusa di traffico di stupefacenti

Della Vita è stato quindi chiamato a rispondere, insieme a Rosario Bucolo, del reato di acquisto di sostanza stupefacente non destinata all’uso personale.

L’accusa contestava anche l’aggravante mafiosa, sostenendo che l’affare fosse stato realizzato avvalendosi della forza intimidatrice del sodalizio e con lo scopo di agevolare la famiglia Santapaola-Ercolano.

La sentenza distingue però l’attività di droga dalla partecipazione associativa.

Il rapporto tra Della Vita e Bucolo, l’organizzazione delle consegne e la successiva vendita della sostanza vengono ritenuti provati. Il giudice ha invece esaminato separatamente la sussistenza dell’aggravante dell’agevolazione mafiosa.

Il patto con Emanuele Bonaccorso

Nelle dichiarazioni di Bucolo compare anche un rapporto tra Della Vita ed Emanuele Bonaccorso.

I due avrebbero stretto un patto di reciproca assistenza: qualora uno fosse stato arrestato prima dell’altro, quello rimasto libero avrebbe dovuto aiutarlo economicamente.

Il rapporto si sarebbe però deteriorato a causa di una rapina.

Bucolo ha riferito di avere saputo che Della Vita aveva avuto una discussione con Bonaccorso perché quest’ultimo gli avrebbe consegnato una somma inferiore rispetto alla parte che gli spettava dopo il colpo.

Anche questo episodio contribuisce a collocare Della Vita in un ambiente nel quale rapine, sostegno agli arrestati e spartizione dei proventi costituivano parte delle relazioni criminali.

Un confidente nelle questioni più delicate

Nelle intercettazioni Della Vita appare frequentemente come uno degli interlocutori privilegiati di Bucolo.

Il reggente di Castello Ursino gli raccontava i contrasti con Mirabella, i dubbi sugli altri uomini del gruppo e le proprie paure.

In una conversazione Bucolo manifestava il timore di essere tradito o attaccato da persone vicine al sodalizio. Raccontava di camminare armato e di essere pronto a reagire contro chi si fosse avvicinato con intenzioni ostili.

Della Vita lo invitava a riferire tutto a Ernesto Marletta e partecipava alla valutazione delle possibili conseguenze.

In altri dialoghi discuteva della suddivisione del denaro, del sostegno economico agli uomini del gruppo e della necessità di coinvolgere determinate persone negli affari.

La conoscenza di questi argomenti, secondo la ricostruzione giudiziaria, sarebbe incompatibile con la posizione di un semplice conoscente esterno all’organizzazione.

Il ruolo riconosciuto dal giudice

Nell’imputazione Della Vita viene indicato come partecipe del gruppo di Castello Ursino dal dicembre del 2020 all’agosto del 2023.

Il giudice ha considerato la continuità dei rapporti con Bucolo, la frequentazione dell’agenzia “San Marco”, la condivisione delle dinamiche interne e la partecipazione agli affari illeciti.

Della Vita non viene descritto come un capo o un organizzatore.

Il suo ruolo sarebbe stato quello di un uomo operativo, legato a Bucolo, disponibile a prendere parte alle iniziative criminali e coinvolto nelle discussioni riservate del gruppo.

Bucolo stesso lo ha definito una persona vicina a lui e a Marletta, «sempre disponibile per la droga e per le rapine».

La posizione della difesa

Nel corso del processo, la difesa di Antonino Della Vita ha chiesto l’assoluzione dall’accusa di associazione mafiosa per non avere commesso il fatto.

Per il reato di droga, gli avvocati hanno invece chiesto l’esclusione dell’aggravante mafiosa e il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche.

Il Pubblico ministero aveva richiesto per Della Vita la condanna a 13 anni, un mese e dieci giorni di reclusione.

La sentenza di primo grado ha valutato separatamente la partecipazione al gruppo di Castello Ursino e l’acquisto dello stupefacente compiuto insieme a Bucolo.

L’uomo d’azione vicino al reggente

Quella di Antonino Della Vita è la storia di un uomo che, secondo la sentenza, sarebbe entrato progressivamente nel circuito operativo di Castello Ursino attraverso il rapporto personale con Rosario Bucolo.

Non avrebbe assunto ruoli di vertice, ma avrebbe partecipato alla vita del gruppo, condividendone i problemi, sostenendo economicamente Ernesto Marletta e mettendosi a disposizione per droga e rapine.

Il suo profilo emerge soprattutto dalle parole dello stesso Bucolo: un uomo fidato, dotato di contatti, pronto a procurare appoggi e a prendere parte agli affari illeciti.

Un rapporto che dalle conversazioni personali si sarebbe trasformato, secondo il giudice, in una concreta partecipazione alle attività criminali del gruppo di Castello Ursino.

redazione

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