04 Agosto 2026

Giarre, rinasce la chiesa Convento: ma l’interno resta al palo

Giarre, rinasce la chiesa Convento: ma l’interno resta al palo

GIARRE. Un filo sottile, fatto di polvere lavica e burocrazia, unisce il Settecento giarrese ai fondi del Pnrr odierno. La Chiesa del Convento degli Agostiniani Scalzi di Valverde – il monumento sacro più antico della città – è da sempre un corpo vivo che riflette le peripezie della sua comunità: prima centro spirituale, poi presidio educativo con l’oratorio, infine guscio vulnerabile alle infiltrazioni del tempo e dell’Etna.
Mentre gli esterni tornano a splendere, l’interno resta un cantiere in attesa di miracoli economici. Abbiamo scavato dietro le impalcature con l’architetto Giuseppe Marano della Soprintendenza dei Beni Culturali e Ambientali, direttore del restauro.
L’Illusione del Restauro: Fuori Splendore, Dentro Cantiere
D: Architetto Marano, la città guarda a questo cantiere come alla fine di un lungo calvario per il suo monumento più antico. Quando potremo finalmente varcare la soglia e rivedere gli interni della Chiesa del Convento?
R: Non vorrei spegnere facili entusiasmi, ma dobbiamo essere realisti: per l’interno c’è ancora molto da lavorare e avremo bisogno di un prossimo finanziamento. I fondi attualmente stanziati ci hanno permesso di intervenire chirurgicamente solo dove l’emergenza era totale: sugli esterni e sulle coperture.
D: Questo significa che chi sperava in una riapertura immediata rimarrà deluso? Varcando la porta si troverà esattamente lo stesso scenario precario di prima? E soprattutto, quando arriveranno le risorse per completare l’opera?
R: Dal punto di vista strutturale interno, sì, la situazione è quella preesistente. Purtroppo la macchina dei finanziamenti pubblici ragiona a compartimenti stagni: le somme ci vengono erogate a porzioni. Proprio ora faremo richiesta per il lotto successivo, ma nessuno oggi è in grado di prevedere quanto tempo passerà tra l’istanza e l’effettiva assegnazione. Nel frattempo, però, difendo il traguardo: restituiamo alla città un esterno restaurato a regola d’arte. Come direttore dei lavori ho seguito ogni singola fase passo dopo passo.
Tra stratificazioni storiche e soluzioni tecniche
D: L’occhio dei cittadini è inevitabilmente caduto sulla facciata. Il nuovo colore ha già sollevato i classici dibattiti da bar: è una licenza poetica della Soprintendenza o fedeltà storica?
R: Nessuna invenzione. Il colore scelto è il frutto di un’analisi rigorosa: potremmo definirlo una sintesi scientifica delle diverse tonalità preesistenti emerse durante i saggi stratigrafici. Il restauro è stato totalmente rispettoso degli elementi storici e architettonici che identificano l’identità profonda di questo monumento sacro.
D: Al di là dell’estetica, la storia di questo edificio è una storia di continue peripezie contro gli elementi, non ultima la cenere dell’Etna. Sotto questo aspetto, i protocolli d’intervento sono stati rispettati?
R: Assolutamente sì, abbiamo capitalizzato ogni singolo centesimo. Ci siamo preoccupati di blindare l’edificio contro i suoi storici nemici: abbiamo ripristinato il tetto e ogni singola copertura, quindi l’acqua piovana non sarà più una minaccia devastante. Abbiamo riordinato l’intero sistema di deflusso idrico ed eliminato tonnellate di sabbia vulcanica accumulate in anni di totale incuria. Tra le operazioni di cui andiamo più fieri c’è anche il recupero e la riapertura della bellissima porta laterale, oltre al restauro del cortiletto interno, del muro perimetrale e della facciata dell’ex oratorio femminile, oggi spazio vivo per gli scout
D: Un dettaglio identitario forte: la scritta storica sopra lo stipite del portone principale al momento appare sbiadita o incompleta. Resterà così, quasi a testimoniare le ferite del tempo?
R: No, non resterà così. Il ripristino filologico della scritta è in agenda ed è questione di giorni: l’intervento verrà completato a brevissimo, prima della chiusura formale di questa fase.
D: Veniamo alle scadenze concrete. Quando avverrà il passaggio di consegne formale? La Curia tornerà in possesso del bene?
R: Con molta probabilità venerdì 7 agosto faremo la visita finale di collaudo. Lì valuteremo se consegnare ufficialmente il bene nelle mani della Curia. A meno che…
D: A meno che? C’è qualche retroscena o timore dell’ultimo minuto?
R: Diciamo che l’auspicio è che il parroco non decida di fare una delle sue “incursioni” con lavori di demolizione abusivi o eliminando arbitrariamente i materiali storici che abbiamo accantonato proprio per un loro possibile riutilizzo futuro. È una cosa già accaduta a suo tempo in questo complesso, e non vorremmo vedere la storia ripetersi proprio ora.
D: Una precisazione necessaria per i cittadini, dati i complessi passaggi di proprietà storici di questi beni: ma la Chiesa del Convento non è, a tutti gli effetti, di proprietà della Curia?
R: Sempre. La proprietà non è in discussione, ma la tutela della sua integrità storica, specialmente dopo un restauro pubblico così delicato, è un dovere che spetta a tutti.
Mario Pafumi

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Mario Pafumi

Mario Pafumi

mario.pafumi@tiscali.it Mario Pafumi (OdG Sicilia N° 165054) Classe 1956. Giornalista pubblicista dal 1993. Sono stato responsabile di diversi uffici stampa e direttore responsabile di alcune testate cartacee e online. Dal 1990 corrispondente del Giornale di Sicilia, e dall'apertura, di GdS online. Redattore di Freepressonline dal 2024.