01 Agosto 2026

L ’ascesa e la caduta di Salvatore Mirabella “Turi Palocco”

L ’ascesa e la caduta di Salvatore Mirabella “Turi Palocco”

La storia criminale di Salvatore Mirabella emersa dalla sentenza Mercurio: la guida del gruppo di Castello Ursino, le estorsioni e lo scontro con Bucolo

Per anni sarebbe stato uno degli uomini di riferimento del gruppo mafioso di Castello Ursino, fino ad assumerne la responsabilità durante la detenzione degli esponenti storici. Poi il ritorno nel sodalizio, la battaglia per il controllo delle estorsioni e lo scontro con Rosario Bucolo ed Ernesto Marletta, concluso con l’allontanamento e il passaggio verso il gruppo attivo a San Cristoforo.

È la storia criminale di Salvatore Mirabella, conosciuto negli ambienti mafiosi come “Turi Palocco”, ricostruita nella sentenza di primo grado n. 374/2026 emessa dal Gup del Tribunale di Catania Sebastiano Fabio Di Giacomo Barbagallo.



Il giudice ha esaminato le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, il racconto reso dal coimputato Rosario Bucolo dopo l’avvio della sua collaborazione e le conversazioni intercettate nel corso delle indagini.

Ne emerge il profilo di un uomo profondamente inserito nelle dinamiche della famiglia Santapaola-Ercolano e, in particolare, nell’articolazione territoriale di Castello Ursino.

Gli inizi nel gruppo di Castello Ursino

Rosario Bucolo ha raccontato di avere conosciuto Salvatore Mirabella nel 2001.

In quel periodo Mirabella sarebbe già appartenuto al gruppo di Castello Ursino, mentre Bucolo si trovava ancora in una fase di semplice avvicinamento al sodalizio. Quest’ultimo accompagnava Ernesto Marletta, si metteva a disposizione degli uomini del gruppo, ma non partecipava ancora alle decisioni più riservate.

Secondo la ricostruzione contenuta nella sentenza, il gruppo di Castello Ursino era storicamente riconducibile a Natale D’Emanuele, ma al suo interno aveva acquistato un ruolo sempre più rilevante Ernesto Marletta.

Proprio attorno a D’Emanuele e Marletta si sarebbero formate, nei primi anni Duemila, due diverse componenti.

Bucolo ha collocato Mirabella nello schieramento più vicino a Marletta, insieme allo stesso Bucolo, a Raccuglia e a Mario Privitera.

Dall’altra parte si trovavano gli uomini maggiormente legati a Natale D’Emanuele, tra i quali i fratelli Bonaccorso e Francesco Napoli.

La riunificazione dopo le divisioni interne

Le due componenti avrebbero operato nello stesso territorio, ma facendo riferimento a nomi differenti.

Per superare la frattura venne organizzato, secondo Bucolo, un incontro in una masseria nei pressi di Gelso Bianco.

Alla riunione avrebbero preso parte Natale D’Emanuele, Ernesto Marletta, Rosario Bucolo, Salvatore Mirabella e alcuni esponenti della famiglia Bonaccorso.

Durante quella “mangiata” sarebbe stato deciso di mettere da parte i contrasti e ricostituire un unico gruppo di Castello Ursino.

Mirabella rimase tra gli uomini maggiormente legati a Marletta, soprattutto dopo l’arresto di quest’ultimo nel 2007.

L’autorizzazione a gestire gli affari

La detenzione di Marletta aprì un problema di comando.

Gli uomini rimasti liberi continuarono a gestire le attività illecite, occupandosi in particolare delle estorsioni e del mantenimento economico dei detenuti e delle loro famiglie.

Questa autonomia sarebbe stata inizialmente contestata da altri esponenti della famiglia mafiosa. Bucolo ha raccontato di essere stato convocato da Enzo Aiello, all’epoca figura di vertice della famiglia Santapaola-Ercolano.

Aiello avrebbe riconosciuto Ernesto Marletta come responsabile di Castello Ursino, autorizzando tuttavia Bucolo, Raccuglia e Mirabella a continuare la gestione del gruppo durante la sua detenzione.

In questa fase Mirabella avrebbe quindi operato con una precisa legittimazione proveniente dai vertici dell’organizzazione mafiosa.

Il ritorno alla guida tra il 2012 e il 2013

Uno dei passaggi centrali della storia criminale di Mirabella riguarda il biennio 2012-2013.

Secondo Bucolo, Mirabella sarebbe tornato alla guida di Castello Ursino per volontà di Daniele Nizza.

La maggior parte degli uomini storicamente appartenenti al gruppo si trovava in carcere e Mirabella era considerato una delle poche persone libere che conoscevano gli affari e gli equilibri interni del territorio.

Diversi collaboratori di giustizia lo hanno indicato come responsabile o capo del gruppo in quel periodo.

Silvio Corrà ha riferito di avere conosciuto Mirabella nel 2013 e lo ha descritto come il responsabile di Castello Ursino. Fu proprio Mirabella, secondo il collaboratore, a presentargli Rosario Bucolo come affiliato al gruppo.

Accanto a Mirabella vengono indicati Santo Missale, Andrea Corallo, Corrado Monaco e Pierpaolo Di Gaetano.

Un altro collaboratore, Alfredo Palio, ha reso dichiarazioni sul ruolo di Mirabella quale responsabile del sodalizio negli anni 2012 e 2013. La sentenza richiama anche ulteriori dichiarazioni secondo cui, fino al suo arresto del 2013, “Turi Palocco” sarebbe stato il capo del gruppo.

La gestione delle estorsioni

Mirabella non avrebbe ricoperto soltanto un ruolo formale.

Le dichiarazioni riportate nella sentenza lo collocano nella gestione delle attività illecite e, in particolare, delle estorsioni.

Silvio Corrà ha raccontato che Mirabella gestiva la cosiddetta “carta delle estorsioni”, cioè l’insieme delle entrate provenienti dagli imprenditori sottoposti alle richieste di denaro.

Mirabella sarebbe stato affiancato da Franco Petralia, Andrea Corallo, Corrado Monaco, Pierpaolo Di Gaetano e Santo Missale.

Quest’ultimo avrebbe avuto il compito di raccogliere le somme e custodire la cassa comune del gruppo, tenuta, secondo le dichiarazioni riportate in sentenza, presso un’agenzia di pompe funebri.

Le entrate servivano a finanziare l’organizzazione, sostenere gli affiliati liberi e mantenere i detenuti e le rispettive famiglie.

I rapporti con i vertici della famiglia

Mirabella avrebbe dovuto riferire quanto accadeva nel gruppo agli esponenti superiori della famiglia Santapaola-Ercolano.

Corrà ha raccontato che Francesco Santapaola gli aveva ordinato di affiancare Mirabella e di comunicargli tutto ciò che accadeva a Castello Ursino.

Mirabella era consapevole che le informazioni fornite sarebbero state successivamente trasmesse a Santapaola.

Questo sistema mostra, secondo la ricostruzione della sentenza, come il gruppo mantenesse una propria autonomia territoriale, pur rimanendo subordinato ai vertici della famiglia mafiosa catanese.

L’estorsione all’imprenditore delle casse funebri

Mirabella è stato accusato, insieme a Santo Missale, dell’estorsione commessa ai danni di un imprenditore attivo nella produzione di casse funebri.

Secondo la contestazione, tra il maggio del 2011 e il novembre del 2013 l’imprenditore sarebbe stato costretto a consegnare mille euro durante il periodo natalizio.

Il denaro sarebbe stato richiesto come contributo per il mantenimento degli affiliati detenuti e delle loro famiglie.

Rosario Bucolo ha indicato tra gli autori dell’estorsione Corrado Monaco, Santo Missale, Salvatore Mirabella e Mario Palumbo.

Bucolo ha spiegato di l’imprenditore dal 1997, quando lavorava nel settore funerario, e ha riferito che l’uomo aveva conosciuto anche Mirabella e Missale in quell’ambiente.

Per la richiesta di denaro si sarebbe  sfruttato la forza intimidatrice derivante dall’appartenenza degli uomini al gruppo di Castello Ursino e alla famiglia Santapaola-Ercolano.

L’arresto e l’assenza dal territorio

La prima fase di partecipazione contestata a Mirabella si conclude il 27 novembre 2013, data collegata al suo arresto.

Durante la sua detenzione, il gruppo attraversò nuovi cambiamenti.

La gestione sarebbe passata progressivamente ad Andrea Corallo, Corrado Monaco e Santo Missale. Proprio Missale avrebbe assunto un ruolo centrale nella raccolta delle estorsioni e nella gestione della cassa comune.

Mirabella, anche durante il periodo trascorso in carcere, sarebbe rimasto tra gli uomini ai quali il gruppo destinava uno “stipendio”.

Nella cosiddetta “carta del Castello”, secondo le dichiarazioni di Bucolo, comparivano i nomi di Mirabella, Ernesto Marletta, Andrea Corallo, Corrado Monaco, Santo Missale, Emanuele Bonaccorso e Pierpaolo Di Gaetano.

Il ritorno nel gruppo nel 2020

La nuova partecipazione di Mirabella al gruppo viene contestata dalla sentenza dal 23 settembre 2020 fino all’agosto del 2022.

Al momento della scarcerazione di Rosario Bucolo, avvenuta nel gennaio del 2019, Mirabella veniva ancora indicato come uno degli uomini appartenenti a Castello Ursino.

Il principale riferimento continuava a essere Ernesto Marletta, allora detenuto, mentre Bucolo iniziava progressivamente ad assumere il controllo operativo delle attività.

Il ritorno di Mirabella nel gruppo provocò presto tensioni.

Bucolo sosteneva infatti che Mirabella fosse stato incaricato di gestire temporaneamente Castello Ursino soltanto durante la detenzione degli uomini originari del sodalizio.

Mirabella, al contrario, rivendicava il ruolo conquistato negli anni precedenti e la propria partecipazione agli affari.

La contesa sulle estorsioni

Il principale motivo di scontro riguardava il controllo delle entrate estorsive.

Mirabella, Santo Missale, Corrado Monaco e Andrea Corallo rivendicavano alcune richieste di denaro avviate durante gli anni in cui avevano gestito il territorio.

Bucolo sosteneva invece che tutte le estorsioni realizzate utilizzando il nome di Castello Ursino dovessero appartenere al gruppo e confluire nella cassa comune.

Secondo il collaboratore, nessun affiliato poteva considerare personali quelle somme.

La questione riguardava anche l’estorsione ai danni dell’imprenditore del settore ittico, il quale  avrebbe riferito a Bucolo, che Santo Missale gli aveva chiesto di versare interamente il denaro agli uomini che lo avevano riscosso in precedenza: Mirabella, Monaco e Corallo.

Bucolo replicò che la decisione era già stata assunta da Ernesto Marletta: le estorsioni realizzate con il nome di Castello Ursino dovevano rimanere nella disponibilità del gruppo.

Mirabella contro Bucolo e Marletta

Lo scontro non riguardava soltanto il denaro, ma anche la guida dell’organizzazione.

Bucolo ha raccontato che Mirabella gli avrebbe proposto di dividersi la gestione del gruppo e di estromettere definitivamente Ernesto Marletta.

La proposta sarebbe stata respinta.

Bucolo continuava a considerare Marletta come il capo legittimo di Castello Ursino e non accettava che Mirabella potesse sostituirlo in modo definitivo.

I problemi, secondo la ricostruzione del collaboratore, iniziarono tra il 2020 e il 2021.

Bucolo fece arrivare a Marletta, ancora detenuto, un messaggio attraverso il fratello Rosario. Lo informava dei contrasti con Mirabella e chiedeva un intervento al momento della scarcerazione.

Marletta fece sapere che avrebbe affrontato personalmente la questione una volta tornato libero.

Il ritorno di Marletta e la convivenza impossibile

Dopo la scarcerazione, Ernesto Marletta tentò inizialmente di evitare una nuova frattura.

Decise di mantenere nel gruppo sia Bucolo sia Mirabella, cercando di ricomporre i contrasti.

Bucolo non condivise questa scelta. Dichiarava di non fidarsi di Mirabella e di non volere condividere con lui la gestione del territorio e degli affari.

Intorno ai due uomini si sarebbero formati schieramenti contrapposti.

Pierpaolo Di Gaetano viene indicato come più vicino a Bucolo e Marletta, mentre Corrado Monaco, Andrea Corallo e Santo Missale sarebbero stati maggiormente legati a Mirabella.

Le intercettazioni riportate nella sentenza documentano numerosi incontri e discussioni tra Bucolo e Mirabella, incentrati sulla gestione del gruppo, sulle somme di denaro, sui rapporti con gli altri affiliati e sulle attività rimaste ferme durante i periodi di maggiore pressione investigativa.

Il timore di un progetto di morte

La tensione raggiunse livelli particolarmente elevati.

Bucolo ha raccontato di avere temuto che Mirabella, Monaco e Corallo potessero organizzare la sua uccisione.

Riferì questi timori a Ernesto Marletta, che avrebbe escluso la reale volontà degli altri uomini di arrivare fino all’omicidio.

La sentenza descrive comunque un gruppo attraversato da una profonda spaccatura, nella quale le divergenze economiche si intrecciavano con la battaglia per il comando.

Mirabella rivendicava il peso acquisito negli anni della gestione. Bucolo pretendeva invece di riportare tutte le attività sotto il controllo della cassa comune e sotto l’autorità di Marletta.

L’allontanamento da Castello Ursino

Il tentativo di convivenza fallì. Secondo la ricostruzione accolta dal giudice, Ernesto Marletta decise infine di estromettere Mirabella dal gruppo di Castello Ursino.

L’allontanamento sarebbe stato la conseguenza dei gravi contrasti con Bucolo e della volontà di Mirabella di mantenere un controllo autonomo su uomini ed estorsioni.

Dopo l’estromissione, Mirabella e gli uomini a lui più vicini sarebbero transitati nel gruppo guidato da Salvatore Amato, conosciuto come “Ottanta Palmi”, operativo nel quartiere di San Cristoforo.

Corrado Monaco avrebbe seguito Mirabella nel passaggio verso la nuova articolazione mafiosa.

Dalla guida di Castello Ursino al passaggio a San Cristoforo

La parabola criminale descritta nella sentenza mostra quindi due fasi differenti.

Nella prima, tra il 2012 e il 2013, Mirabella viene indicato come responsabile di Castello Ursino, incaricato di gestire gli uomini, le estorsioni e i rapporti con i livelli superiori della famiglia Santapaola-Ercolano.

Nella seconda, iniziata nel 2020, Mirabella torna nel gruppo ma trova un equilibrio ormai profondamente cambiato.

Rosario Bucolo aveva assunto la reggenza operativa, mentre Ernesto Marletta continuava a essere considerato il capo. Mirabella tentò di difendere il ruolo e gli interessi economici maturati nel periodo precedente, entrando in collisione con entrambi.

Il conflitto si concluse con la sua uscita da Castello Ursino e con il trasferimento verso il gruppo di San Cristoforo.

La decisione del giudice

La sentenza ha ritenuto provata l’appartenenza di Salvatore Mirabella al gruppo di Castello Ursino nei periodi contestati: dal 2012 al 27 novembre 2013 e dal 23 settembre 2020 fino all’agosto del 2022.

Il giudice ha valorizzato le dichiarazioni convergenti dei collaboratori, il racconto di Rosario Bucolo e il contenuto delle conversazioni intercettate.

Mirabella è stato inoltre chiamato a rispondere dell’estorsione aggravata commessa ai danni dell’imprenditore del settore delle casse funebri.

Il Pubblico ministero aveva chiesto nei suoi confronti la condanna a 16 anni di reclusione. La difesa aveva invece sollecitato l’assoluzione e, in subordine, il riconoscimento della continuazione con una precedente condanna per associazione mafiosa.

La vicenda ricostruita nelle oltre quattrocento pagine della sentenza racconta la storia di un uomo che avrebbe raggiunto la guida di Castello Ursino durante una fase di vuoto ai vertici, amministrandone gli uomini e le entrate criminali.

Un potere che Mirabella avrebbe cercato di conservare anche dopo il ritorno degli altri esponenti storici, fino allo scontro definitivo con Bucolo e Marletta e al suo allontanamento dal gruppo.

Salvo Giuffrida

Salvo Giuffrida

Salvatore Giuffrida (OdG Sicilia N^ 171391). Classe 1970 giornalista (ex chimico). Il mio motto: “Seguire ma mai inseguire”.