31 Luglio 2026
Droga, sparatorie e traffici in carcere: altre 4 misure a Catania

Quattro nuove misure cautelari nell’inchiesta su un gruppo attivo tra Villaggio Sant’Agata, Librino e San Cristoforo, con traffici di droga anche nelle carceri
Quattro nuove misure cautelari sono state eseguite dalla Polizia di Stato nell’ambito dell’inchiesta su un gruppo ritenuto coinvolto nel traffico di sostanze stupefacenti, in numerose sparatorie avvenute a Catania e nell’introduzione di droga e telefoni cellulari all’interno delle carceri siciliane.
Il provvedimento, emesso il 27 luglio dal Gip del Tribunale di Catania al termine degli interrogatori preventivi, è stato eseguito nel pomeriggio del 28 luglio dalla Squadra Mobile, su disposizione della Procura distrettuale.
Per uno degli indagati è stata disposta la custodia cautelare in carcere, per un altro gli arresti domiciliari e per gli altri due l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Le contestazioni riguardano, a vario titolo, l’acquisto, la detenzione e la cessione di sostanze stupefacenti, con l’aggravante del metodo mafioso.
L’inchiesta coinvolge complessivamente 26 persone
Le nuove misure si inseriscono in un’attività investigativa più ampia, condotta dalla Sezione reati contro la persona della Squadra Mobile.
Secondo la Procura, gli elementi raccolti riguardano complessivamente 26 indagati, alcuni dei quali ritenuti inseriti in contesti associativi dediti al traffico di droga e coinvolti in diversi episodi armati avvenuti nel capoluogo etneo.
La compagine sarebbe stata composta prevalentemente da giovani e avrebbe avuto la propria base operativa al Villaggio Sant’Agata.
Ad alcuni indagati viene contestata anche l’aggravante di avere agevolato il clan Cappello-Bonaccorsi.
La sparatoria davanti all’Ecs Dogana
Le indagini hanno preso le mosse dalla sparatoria avvenuta nella primavera del 2022 nei pressi del locale Ecs Dogana.
Nella notte tra il 16 e il 17 aprile, alcuni giovani ritenuti vicini al clan Mazzei, conosciuto come quello dei “Carcagnusi”, avrebbero impedito a un cantante neomelodico catanese, parente di un esponente del clan Cappello-Bonaccorsi, di esibirsi insieme al trapper Tony Effe.
La lite sarebbe degenerata in una rissa e successivamente nell’esplosione di colpi d’arma da fuoco. Nell’agosto dello stesso anno erano già state eseguite cinque ordinanze di custodia cautelare per rissa, lesioni aggravate e detenzione e porto illegale di armi.
Quattro dei destinatari di quei provvedimenti risultano coinvolti anche nell’attuale fase dell’inchiesta.
Le piazze di spaccio
Nel corso degli accertamenti sarebbe emersa una struttura gerarchica, con ruoli e compiti distribuiti tra i partecipanti e la presenza di un soggetto considerato dagli investigatori al vertice del gruppo.
L’organizzazione avrebbe gestito un’estesa attività di vendita di stupefacenti attraverso piazze di spaccio situate al Villaggio Sant’Agata, a Librino e nel quartiere San Cristoforo.
Le sostanze sequestrate durante le indagini comprendono crack, cocaina, hashish e marijuana.
Sono stati recuperati anche materiale per il confezionamento e la lavorazione della droga, dispositivi utilizzati per proteggere le case di spaccio e munizioni di diverso calibro.
Gli scontri armati tra le due fazioni
Dal giugno del 2023 gli investigatori avrebbero registrato una serie di sparatorie al Villaggio Sant’Agata e a Librino, considerate collegate ai contrasti nati dopo i fatti dell’Ecs Dogana.
All’interno dello stesso gruppo si sarebbero formate due fazioni contrapposte: una intenzionata a punire un componente ritenuto infedele e l’altra schierata in sua difesa.
Lo scontro sarebbe culminato il 16 giugno 2023 in un conflitto armato nella zona A del Villaggio Sant’Agata.
Un altro episodio sarebbe stato provocato da una disputa relativa a un debito di 500 euro. La tensione avrebbe determinato due successive incursioni armate, il 22 e il 25 giugno, contro una palazzina di Camporotondo Etneo, raggiunta da numerosi colpi anche di grosso calibro.
Droga e smartphone introdotti nelle carceri
Secondo la ricostruzione della Procura, le attività illecite non si sarebbero limitate alle tradizionali case di spaccio.
Il gruppo avrebbe organizzato anche l’introduzione nelle carceri siciliane di droga, telefoni cellulari e schede Sim, utilizzando piloti esperti di droni e spedizioni postali nelle quali venivano nascosti quantitativi di stupefacente.
Durante le indagini sono stati sequestrati anche un drone, telefoni e schede telefoniche.
Il traffico all’interno degli istituti penitenziari avrebbe garantito profitti particolarmente elevati: uno smartphone poteva essere venduto ai detenuti a un prezzo fino a quindici volte superiore rispetto a quello di mercato.
Le accuse si fondano sugli elementi acquisiti durante le indagini preliminari e dovranno essere verificate nel contraddittorio tra le parti. Per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.






