25 Luglio 2026

Acque reflue, associazioni: «A rischio l’Oasi del Simeto»

Acque reflue, associazioni: «A rischio l’Oasi del Simeto»

Sei associazioni ambientaliste chiedono chiarimenti al Comune di Catania sul riutilizzo delle acque reflue depurate e sui possibili effetti per l’Oasi del Simeto

Il progetto per il riutilizzo delle acque reflue depurate provenienti dall’impianto di Pantano d’Arci preoccupa le associazioni ambientaliste, che chiedono al Comune di Catania un incontro e una valutazione approfondita delle possibili conseguenze sull’Oasi del Simeto.

A intervenire sono Legambiente Catania, Lipu Catania, Osservatorio per le politiche urbane e territoriali, Rinascimento Green, Volerelaluna e WWF Sicilia Nord Orientale.



Le associazioni precisano di non essere contrarie, in linea di principio, al riuso delle acque reflue. I dubbi riguardano però l’eventuale modifica del flusso idrico che dall’impianto di depurazione raggiunge il Canale Buttaceto e, successivamente, la Riserva naturale Oasi del Simeto.

Secondo quanto ricostruito nella nota, attualmente l’effluente depurato viene immesso nel canale, dove sarebbe sottoposto a un ulteriore processo naturale di fitodepurazione prima di raggiungere l’area protetta.

Il timore per le zone umide

Le associazioni sottolineano che le acque provenienti dal Canale Buttaceto contribuiscono ad alimentare diverse zone umide presenti nella riserva.

L’Oasi del Simeto è anche classificata come Zona speciale di conservazione nell’ambito della direttiva europea Habitat e come Zona di protezione speciale ai sensi della direttiva Uccelli.

«Ridurre o addirittura interrompere questo flusso idrico danneggerebbe irrimediabilmente l’area protetta, gli habitat e la fauna», sostengono le organizzazioni.

Si tratta di una valutazione formulata dalle associazioni, che chiedono agli enti competenti di analizzare preventivamente gli effetti del progetto attraverso gli strumenti previsti dalla normativa ambientale.

La richiesta di una valutazione ambientale

Nel documento viene richiamata la necessità di sottoporre ogni possibile perturbazione di un sito della rete Natura 2000 alla Valutazione di incidenza ambientale, prevista dal Dpr 357 del 1997 e dalla normativa regionale.

Le associazioni ritengono che potrebbe essere necessaria anche una Valutazione di impatto ambientale più ampia, comprensiva della VIncA.

L’esame, secondo i firmatari, dovrebbe considerare diversi scenari: le quantità di acqua destinate alla riserva, l’aumento dei reflui in arrivo al depuratore con l’allacciamento di nuove reti fognarie, eventuali guasti all’impianto e gli altri interventi già programmati o in fase di progettazione.

Chiesto un incontro al Comune

Le organizzazioni chiedono di conoscere nel dettaglio le modalità previste per il riutilizzo delle acque depurate e si dichiarano disponibili a fornire elementi utili per una valutazione più completa.

L’appello è rivolto anche a favorire processi di partecipazione pubblica nelle decisioni che possono avere conseguenze sul territorio e sugli ecosistemi.

«La partecipazione sociale è il segno di una città che evolve e di una comunità che cresce», affermano le associazioni, chiedendo maggiore coinvolgimento dei cittadini e delle realtà ambientaliste.

La nota è firmata da Viola Sorbello per Legambiente Catania, Giuseppe Rannisi per Lipu Catania, Mario Spampinato per l’Osservatorio Politiche Urbane e Territoriali, Manuela Leone per Rinascimento Green, Franco Russo per Volerelaluna e Vita Raiti per WWF Sicilia Nord Orientale.

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redazione

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