21 Luglio 2026

Carcere piazza Lanza, Lo Schiavo: «Diritti violati»

Carcere piazza Lanza, Lo Schiavo: «Diritti violati»

Giuseppe Lo Schiavo della Cisal interviene dopo i disordini nel carcere di Piazza Lanza e denuncia sovraffollamento, caldo estremo e rischi per detenuti e agenti

Quanto accaduto nel carcere di Piazza Lanza riporta al centro dell’attenzione le condizioni dei detenuti e del personale della Polizia penitenziaria.



A intervenire è Giovanni Lo Schiavo, rappresentante della Cisal di Catania, che richiama le istituzioni sulla necessità di affrontare in maniera strutturale l’emergenza presente negli istituti penitenziari.

«Quanto accaduto nella Casa circondariale di Catania impone alle istituzioni preposte una riflessione più approfondita», afferma Lo Schiavo, facendo riferimento ai recenti disordini avvenuti all’interno della struttura.

Secondo l’esponente della Cisal, le diverse riforme approvate negli anni non sono riuscite a produrre cambiamenti significativi.

«Le varie riforme normative che si sono succedute nel corso degli anni sul sistema carcerario non hanno finora inciso in modo strutturale sui numeri e sulle condizioni della popolazione detenuta e non hanno prodotto gli effetti sperati», sottolinea.

Il problema principale resta quello del sovraffollamento. Secondo i dati riportati dal sindacato, la struttura penitenziaria catanese ospiterebbe attualmente circa 176 persone in più rispetto alla capienza effettivamente disponibile.

«Gli istituti penitenziari ospitano spesso un numero di detenuti superiore ai posti realmente disponibili», denuncia Lo Schiavo. «È il caso del carcere di Piazza Lanza, che al momento registra circa 176 detenuti in più rispetto alla propria capienza reale».

Una situazione che, per la Cisal, incide direttamente sulla tutela della persona.

«Queste condizioni determinano una pesante e permanente violazione dei diritti fondamentali e della dignità delle persone detenute», evidenzia Lo Schiavo.

A rendere ancora più difficile la situazione è l’emergenza climatica, con temperature elevate che colpiscono sia i detenuti sia gli operatori in servizio nella struttura.

«L’emergenza carceraria riguarda anche il personale della Polizia penitenziaria, costretto a lavorare per molte ore in ambienti caratterizzati da temperature spesso insostenibili», prosegue il rappresentante sindacale.

Il caldo può avere ripercussioni sulla salute degli agenti, sull’organizzazione del lavoro e sulla sicurezza complessiva dell’istituto.

«Le condizioni climatiche estreme producono inevitabili conseguenze sulla salute, sulle condizioni di lavoro e sulla sicurezza degli operatori», aggiunge Lo Schiavo. «Le ondate di calore non rappresentano più eventi eccezionali, ma fenomeni ricorrenti ai quali è necessario rispondere con interventi adeguati».

Tra le misure indicate dalla Cisal ci sono la riqualificazione degli edifici penitenziari e il miglioramento della loro efficienza energetica.

«Non si può più intervenire soltanto durante le emergenze», sostiene Lo Schiavo. «Servono interventi di riqualificazione edilizia e di efficientamento energetico che rendano gli ambienti carcerari più sicuri e vivibili».

La Confederazione etnea rivolge quindi un appello all’Amministrazione penitenziaria e alle autorità sanitarie.

«Riteniamo doveroso richiamare l’attenzione dell’Amministrazione penitenziaria e delle autorità sanitarie sulla necessità di adottare, con scrupolo e urgenza, misure straordinarie», conclude Lo Schiavo.

«Siamo davanti a un’emergenza che incide direttamente sul diritto alla salute e sulla dignità delle persone detenute, ma anche di chi lavora quotidianamente negli istituti penitenziari».

 

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redazione

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