19 Luglio 2026

Licenziamento per i 16 dipendenti della Formazione Professionale ODA

Licenziamento per i 16 dipendenti della Formazione Professionale ODA

La Fondazione Opera Diocesiana Assistenza Catania, meglio conosciuta con la sigla ODA, continuera’ ad esistere, e, se continuera’ ad esistere, fino a quando e in quale forma?

Domande legittime, considerando che nonostante l’affitto del ramo sanitario a SISIFO- Consorzio Cooperative Sociali (la gestione è stata ufficialmente affidata dal 1° febbraio 2026) — e un’altra domanda e’ d’obbligo: perche’ e’ stato affittato solo il “ramo sanitario” — il presente e il “futuro” dell’ODA si misura con le drammatiche situazioni che subiscono le lavoratrici e i lavoratori.

Un ramo aziendale dell’ODA drammaticamente noto e’, appunto, quello sanitario con circa 300 dipendenti che attendono il pagamento di 12 stipendi arretrati non ancora retribuiti dall’ODA.



Il ramo della Formazione Professionale ODA, invece, registra il licenziamento entro questo mese dei 16 dipendenti dell’organico, che, inoltre, da 15 mesi non percepiscono lo stipendio.

Con un dettagliato comunicato stampa “Le lavoratrici e i lavoratori della Formazione Professionale ODA” denunciano la loro grave e dolorosa situazione:

“Il crollo dell’ODA Formazione Professionale: 16 famiglie sul lastrico tra stipendi record non pagati, blocco dei contributi e la beffa del TFR negato.
La parola fine è stata scritta il 4 maggio 2026 con l’avvio della procedura di licenziamento collettivo. Chiude definitivamente i battenti la Formazione Professionale dell’ODA
(Opera Diocesana Assistenza), un tempo definita “ente storico di grande prestigio”.

Entro la fine di luglio 2026, l’intero organico di 16 dipendenti sarà licenziato.

Dietro i tecnicismi burocratici si nasconde però un vero e proprio dramma umano, consumato nel silenzio assordante delle istituzioni e dei vertici ecclesiastici.
In questi giorni di profonda crisi, l’attenzione dell’Arcivescovo, Monsignor Renna, è apparsa
totalmente assorbita da altre vertenze del territorio, come quella della Pfizer, verso i cui lavoratori
ha espresso massima e legittima solidarietà.
Nessun accenno, nessuna parola di conforto, invece, è
stata spesa per i 16 dipendenti della “sua Fondazione, licenziati con il benestare dello stesso
Arcivescovo.

Sua Eminenza sottolinea spesso l’importanza della vicinanza a chi vive situazioni di forte disagio;
eppure, la stessa sensibilità non viene applicata in casa propria.

I lavoratori dell’ODA non percepiscono lo stipendio da ben 15 mesi e, da gennaio 2026, si sono visti persino sospendere il
versamento dei contributi previdenziali.
A questo quadro già drammatico si aggiunge una beffa ulteriore che calpesta definitivamente i
diritti dei lavoratori:  ad oggi, diversi ex dipendenti che si sono dimessi da oltre un anno, non hanno ancora  ricevuto il Trattamento di Fine Rapporto (TFR). Soldi liquidati sulla carta, ma mai versati, che lasciano intere famiglie senza paracadute economico e senza dignità.

Il TFR e gli stipendi arretrati non sono un regalo: sono il frutto di anni di sacrifici e dedizione.
Negarli per mesi, o addirittura per oltre un anno, significa mettere in ginocchio le persone, privandole del minimo sostentamento quotidiano. Questa non è solo incapacità gestionale, è una violazione della dignità umana operata da chi della dignità e della carità fa la propria bandiera.”

Trattamento arbitrario e disparità: durante la cessione del ramo sanitario dell’ODA, alcuni lavoratori della formazione sono stati fatti transitare nel nuovo corso in modo del tutto arbitrario, senza alcun bando pubblico e senza criteri trasparenti.
Licenziamenti collettivi: Per tutti gli altri lavoratori della formazione professionale rimasti esclusi, è stata invece avviata la scure della procedura di licenziamento collettivo.
Siamo di fronte a una gestione che divide i lavoratori in figli e figliastri, calpestando i diritti
contrattuali e le vite di decine di famiglie.

La Formazione Professionale è un pilastro del nostro territorio, non un vuoto a perdere da sacrificare sull’altare di accordi opachi.

I dipendenti sentono il dovere di rivolgere un duro ringraziamento ai protagonisti di questo
fallimento:
• Al Presidente e Direttore Regionale: per la sua totale assenza. In questo lungo periodo di crisi si sono registrate zero riunioni, zero ascolto e zero assunzioni di responsabilità.
• A chi doveva vigilare: e ha preferito voltarsi dall’altra parte.
Il risultato di questa indifferenza è sotto gli occhi di tutti: 16 famiglie lasciate improvvisamente a
casa. La causa del fallimento dell’ente, secondo i vertici, sarebbe la mancanza del DURC. Tradotto in termini semplici: l’assoluta incapacità gestionale di mantenere le carte in regola per
permettere alle persone di lavorare e all’ente di ricevere i finanziamenti.
Il vecchio Vescovo amava definire l’ente “Opera Diocesana Amore”.
Oggi, purtroppo, di quell’opera non resta neanche l’ombra. Di quell’amore, manco a parlarne. Si chiede l’intervento immediato degli organi di stampa e delle autorità competenti affinché non cali il sipario su questa vergogna e vengano sbloccati immediatamente tutti gli stipenpendi d i TFR dovuti”.

Ultimo aggiornamento

Orazio Vasta

Orazio Vasta