18 Luglio 2026

Giarre, il caso Museo fantasma: negati i fondi Unesco?

Giarre, il caso Museo fantasma: negati i fondi Unesco?

GIARRE. Intervista sulla scomparsa istituzionale del Museo etneo delle migrazioni di Giarre alla direttrice, professoressa Grazia Messina, e la risposta dell’amministrazione comunale.
Il sindaco, Leonardo Cantarella, l’assessore Giuseppe Cavallaro, il dirigente dell’area cultura, Clara Mirabella sanno benissimo cosa viene chiesto da anni!”.
La professoressa Grazia Messina, nella qualità di segretaria Remse (Rete dei musei siciliani dell’emigrazione) e di direttrice della ricerca scientifica Remse per il museo etneo delle migrazioni di Giarre, già sin dal 2022 ha inviato un appello di tutte le associazioni giarresi all’amministrazione comunale, che ha mostrato locali alternativi. Il sindaco avrebbe parlato di un possibile futuro bando di ristrutturazione del palazzo delle culture attualmente inagibile. Ma di fatto il nulla. Acqua al vento. Improvvisamente viene pubblicato un articolo nel quale si legge che i finanziamenti Unesco potrebbero andare al Museo delle genti dell’Etna di Macchia chiuso da più di 30 anni ignorando totalmente quello delle migrazioni che è invece attivo.
Professoressa Messina, partiamo dai fatti, o meglio, dai paradossi. Nel 2007 nasce a Giarre il Museo etneo delle migrazioni, con un protocollo ufficiale firmato da Comune, Liceo Scientifico “Leonardo” e Remse. Oggi, nel 2026, quel museo è citato in pubblicazioni scientifiche e inserito nel progetto nazionale Italea per il turismo delle radici. Eppure, se un visitatore o un ricercatore straniero arriva a Giarre, trova le porte sbarrate e una burocrazia respingente. Che fine ha fatto la memoria di questo territorio?
Messina: È un vero e proprio enigma sull’essere delle cose, un’assurdità che lascia l’amaro in bocca. Il museo esiste nei documenti, nella storia, nei cuori di chi lo ha coltivato e nei preziosi materiali custoditi al primo piano del Palazzo delle Culture. Ma nelle comunicazioni istituzionali del Comune di Giarre è stato letteralmente “cancellato”. Sul portale dell’ente non c’è traccia della sua esistenza, e sul portone dell’edificio non esiste un cartello, un’indicazione, nulla. È un museo fantasma, reso invisibile proprio da chi aveva firmato per promuoverlo.
– Lei parla di un protocollo d’intesa. Gli articoli 3 e 5 di quell’accordo parlavano chiaro: il Comune doveva inserire la struttura nel circuito turistico-culturale, curare i locali e garantirne la fruizione. Cosa è andato storto negli ultimi anni?
Messina: È venuta a mancare la volontà politica e amministrativa. Con il trasferimento degli uffici comunali che prima occupavano il Palazzo delle Culture, i locali sono stati chiusi in modo permanente. La fruizione libera è svanita. Oggi, per far entrare una scolaresca o uno studioso straniero, l’iter di prenotazione è farraginoso, affidato quasi interamente alla buona volontà di qualche singolo funzionario e alla mia personale disponibilità. Spesso le visite saltano perché manca il personale addetto all’apertura. E quando si riesce a entrare, lo spettacolo è desolante.
Ci descriva cosa c’è dietro quelle porte chiuse.
Messina: Polvere. Uno strato spesso di polvere che copre scale, corridoi e persino le teche espositive che contengono i preziosi documenti del Fondo del Commissariato generale dell’emigrazione. Parliamo di carte storiche rimaste per decenni ignorate nell’archivio storico comunale e che noi avevamo finalmente catalogato e offerto al pubblico. I servizi igienici sono obsoleti e inaccessibili. C’è un ascensore per i disabili, ma è guasto da tempo e nessuno sa spiegarne il motivo. È un insulto alla dignità dei visitatori e alla memoria degli emigranti che quel museo intende onorare.
Nel 2022 un gruppo di associazioni del territorio ha sollevato il problema pubblicamente, chiedendo alla giunta una soluzione, magari un trasferimento in locali più accessibili. Qual è stata la risposta?
Messina: Il silenzio. Nessun intervento fattivo, nessuna risposta risolutiva. La frase che mi sento ripetere come un mantra, a seguito delle mie continue sollecitazioni, è sempre la stessa: «Non ci sono fondi, bisogna rassegnarsi». Una risposta che sa di resa e che io, come studiosa e come cittadina, non posso accettare. Soprattutto quando i fatti smentiscono questa presunta carenza di risorse.
Ecco, tocchiamo il tasto più dolente. Di recente la stampa locale ha annunciato con enfasi che Giarre ha incassato un finanziamento regionale di quasi 77.000 euro (tramite il decreto assessoriale n. 265 del 27 maggio 2026) proprio per la valorizzazione culturale del patrimonio artistico e museale dei Comuni dell’Etna. Nell’articolo si fanno i nomi di altre strutture, ma il Museo delle migrazioni viene ignorato. Perché questa discriminazione?
Messina: Viene da pensare a George Orwell e alla sua Fattoria degli animali. Questo silenzio assordante sembra dirci che, nell’agenda di questa amministrazione, tutti i musei sono uguali, ma alcuni sono decisamente “più uguali” degli altri. Non si comprende perché una struttura che porta nel nome la vocazione “etnea”, inserita in un circuito nazionale di rilievo come Italea, debba essere sistematicamente esclusa da questi fondi. Quei soldi nascono per i musei del territorio. Il nostro ha i dati topografici, cronologici e scientifici per rivendicare quella priorità.
Qual è il rischio maggiore se le istituzioni continueranno a girarsi dall’altra parte?
Messina: Il rischio è la perdita definitiva di un patrimonio collettivo. Negli anni d’oro, tra il 2017 e il 2019, durante le Giornate FAI, abbiamo guidato centinaia di ospiti, studenti e ricercatori tra quelle sale. Abbiamo dimostrato che la storia dell’emigrazione ionico-etnea è viva, è un ponte con il mondo. Continuare a ignorare il museo significa tagliare questo ponte, cancellare i sacrifici dei nostri nonni e umiliare la ricerca scientifica condotta dalla Remse. Noi non ci rassegniamo, ma il tempo stringe e le teche continuano a coprirsi di polvere nell’indifferenza generale.
La replica
Il sindaco Leo Cantarella e l’assessore Giuseppe Cavallaro non si sottraggono al confronto e rispondono chiaramente, smentendo le dichiarazioni della professoressa Grazia Messina.
In realtà il Museo non è, e non è mai stato chiuso o dimenticato. Ci si deve dare atto che in ogni occasione siamo stati presenti. Continuiamo ad essere disponibili ad aprirlo su appuntamento. Non possiamo permetterci di fatto un’apertura sistematica per la grave e nota carenza di personale. Se la direzione del museo mette a disposizione suo personale per garantire l’apertura anche due volte a settimana siamo disponibili a concordare, sentita la funzionaria, Clara Mirabella. Sull’utilizzo dei fondi arrivati al Comune, che peraltro sono esigui rispetto alle tante situazioni che riguardano la città, c’è in atto un confronto aperto tra l’amministrazione e le forze politiche, per ottimizzare al massimo le risorse. E’ chiaro che prenderemo in considerazione tutte le proposte e le esigenze, compresa questa della professoressa Messina e cercheremo di fare il possibile. A breve partiranno dei lavori nel piano terra del palazzo delle culture, che per almeno tre mesi si trasformerà in un cantiere. Al termine ci occuperemo del recupero dell’ascensore per rendere totalmente fruibile l’ala est del palazzo, che non presenta particolari criticità, dove ricade il museo. L’abbattimento delle barriere architettoniche ha la massima attenzione da parte di questa amministrazione. Possiamo annunciare, nell’occasione, che a giorni, finalmente, verranno consegnati i lavori per la realizzazione dell’ascensore nel municipio”.
Mario Pafumi

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Mario Pafumi

Mario Pafumi

mario.pafumi@tiscali.it Mario Pafumi (OdG Sicilia N° 165054) Classe 1956. Giornalista pubblicista dal 1993. Sono stato responsabile di diversi uffici stampa e direttore responsabile di alcune testate cartacee e online. Dal 1990 corrispondente del Giornale di Sicilia, e dall'apertura, di GdS online. Redattore di Freepressonline dal 2024.