10 Luglio 2026
Terza corsia A18, Fillea Cgil: “Opera indispensabile”

Fillea CGIL Sicilia e Catania chiedono programmazione sulle infrastrutture: sì alla terza corsia dell’A18, ma serve una viabilità alternativa alla Tangenziale di Catania
“Bene il Cas ad avere individuato alcune opere strategiche, ma ciò che continua a mancare è la politica”. Lo affermano Giovanni Pistorio, segretario generale della Fillea CGIL Sicilia, e Vincenzo Cubito, segretario generale della Fillea CGIL Catania, intervenendo sul tema delle infrastrutture nell’Isola.
Il riferimento è alla realizzazione della terza corsia dell’A18, al completamento della Scicli-Gela e alla riqualificazione degli svincoli di Patti. Opere considerate indispensabili per lo sviluppo della Sicilia, ma che, secondo il sindacato, richiedono una visione complessiva e una programmazione adeguata.
Per Pistorio e Cubito, la terza corsia dell’A18 è un intervento non più rinviabile. L’autostrada viene definita ormai obsoleta e non più adeguata agli attuali volumi di traffico. Tuttavia, proprio perché si tratta di un’opera destinata a durare anni, la politica dovrebbe prevedere da subito gli effetti dei cantieri sulla mobilità della Sicilia orientale.
Il rischio, secondo la Fillea, è che i lavori incidano pesantemente sui collegamenti tra Messina, Catania, Siracusa, Ragusa e gli altri territori della fascia ionica, con conseguenze per aree industriali, mercati, porti, aeroporti e località turistiche.
Da qui la richiesta di una scelta politica chiara: avviare contestualmente la progettazione e la realizzazione di una viabilità alternativa alla Tangenziale di Catania.
Secondo i due segretari generali, la Tangenziale è già oggi vicina al collasso e non può essere considerata in grado di reggere anche il traffico deviato durante i lavori della terza corsia dell’A18.
“Se non si interviene per tempo, il prezzo sarà pagato da cittadini, imprese, lavoratori e dall’intera economia siciliana”, sottolineano Pistorio e Cubito.
Per la Fillea CGIL, la competitività della Sicilia non dipende solo dalla capacità di finanziare le opere, ma anche dalla capacità di pianificarle, evitando che un cantiere strategico si trasformi in un’emergenza permanente.
“La politica è chiamata a governare i processi, non a inseguire le emergenze”, concludono i segretari. “È tempo di decidere, non di sonnecchiare. È tempo di governare, non di procrastinare: il tempo sta per scadere”.






