03 Luglio 2026

Vincenzo Cardile, il poeta siciliano da riscoprire

Vincenzo Cardile, il poeta siciliano da riscoprire

Il 3 luglio 1837 moriva a Palermo Vincenzo Cardile, religioso e poeta di Savoca che scrisse esclusivamente in lingua siciliana

Il 3 luglio 1837, in una Palermo segnata dal caos dell’epidemia di colera, moriva in solitudine e povertà Vincenzo Cardile, religioso, poeta e letterato originario di Savoca. Una figura oggi poco conosciuta, ma tra le più significative della tradizione poetica in lingua siciliana.

Nato a Savoca il 16 aprile 1761, Cardile ricevette una formazione raffinata, approfondendo la cultura greca e latina sotto la guida di figure come l’abate Antonino Puliatti. A 15 anni si trasferì a Palermo, dove unì agli studi letterari anche solide conoscenze in economia e diritto, prima di intraprendere il percorso teologico e il sacerdozio.



Nonostante le potenzialità per una carriera ecclesiastica di rilievo, nel 1792 scelse una vita di abnegazione, dedicandosi all’assistenza dei malati e degli indigenti. Con umiltà amava definirsi un “preticciuolo”, ma la sua produzione letteraria rivela una personalità colta, acuta e profondamente legata alla lingua siciliana.

Per Cardile il siciliano non era soltanto lingua popolare, ma uno strumento espressivo e didattico di grande valore. La sua opera si sviluppò su due piani: da un lato la produzione ufficiale destinata alla stampa, con componimenti encomiastici come “Lu triunfu di la Paci” del 1814 e testi celebrativi per il ritorno dei Borbone nel 1830; dall’altro una produzione privata, manoscritta o orale, più vivace, pungente e satirica.

Dal 1816, a causa dell’aggravarsi dei problemi fisici legati alla gotta, Cardile raccolse nella propria abitazione una cerchia ristretta di appassionati di poesia. A loro proponeva componimenti spesso ironici e taglienti, capaci di mettere a nudo vizi e debolezze dei suoi contemporanei.

Proprio questa vena satirica gli valse il titolo, forse iperbolico ma significativo, di “Marziale Siciliano”. Purtroppo, di buona parte della sua produzione manoscritta restano soltanto i titoli, come “Lu spitali di li pazzi” e “Lu viaggiu a li Campi Elisi”, mentre un quadernetto manoscritto, “Uttavi di don Vincenzu Cardili”, è stato rinvenuto nella Biblioteca comunale di Palermo.

Gli ultimi anni furono segnati dalla malattia, dalla solitudine e dalla povertà. Cardile viveva in una misera abitazione che chiamava amaramente la “grutta”. A sintetizzare la sua condizione resta il suo motto: “lu nenti l’aiu, mi manca la cosa”.

La morte, avvenuta durante la calamità del colera, privò la Sicilia di una voce letteraria importante. A 189 anni dalla scomparsa, la memoria di Vincenzo Cardile merita di essere rilanciata.

I suoi versi, oggi difficilmente accessibili, attendono di essere ripubblicati e divulgati. Riscoprire Cardile significa restituire dignità a una tradizione letteraria in lingua siciliana troppo spesso relegata ai margini, ma parte essenziale della storia culturale dell’Isola.

redazione

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