27 Giugno 2026
Sicilia cresce, ma resta fragile

Assoesercenti commenta il Rapporto Banca d’Italia sull’economia siciliana: crescita debole, credito difficile per le piccole imprese e lavoro ancora fragile
Il Rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia della Sicilia restituisce l’immagine di una regione che nel 2025 continua a crescere, ma con una dinamica in rallentamento e con divari strutturali ancora rilevanti rispetto al resto del Paese.
Secondo l’indicatore Iter elaborato dalla Banca d’Italia, nel 2025 l’attività economica siciliana è aumentata dello 0,6% in media d’anno, una variazione lievemente superiore a quella nazionale, ma più debole rispetto all’anno precedente, soprattutto nel secondo semestre.
Per Assoesercenti il dato va letto con attenzione: la Sicilia non è ferma, ma la crescita appare ancora troppo fragile per incidere in modo stabile su produttività, redditi, occupazione giovanile e capacità di investimento delle piccole e medie imprese.
Il quadro delle imprese mostra andamenti differenziati. L’industria registra una lieve crescita, mentre le costruzionicontinuano a beneficiare della spinta delle opere pubbliche e del Pnrr, con un valore aggiunto in aumento dell’1,5%. Più delicata la situazione dei servizi, settore centrale per l’economia siciliana, cresciuti solo dello 0,3% dopo il +2,1% del 2024.
Segnali positivi arrivano dal turismo e dai trasporti, pur in un quadro non uniforme. Le presenze turistiche sono aumentate dell’1,6%, sostenute soprattutto dalla componente straniera. Il traffico aeroportuale é rimasto invariato, mentre i porti siciliani hanno registrato una crescita dei passeggeri dal 2,4% al 6,2%, con una dinamica favorevole anche del segmento crocieristico, cresciuto del 7,9%.
Sul fronte degli investimenti emergono luci e ombre. Le imprese hanno mostrato una lieve ripresa, favorita anche dalla riduzione del costo del credito, ma l’incertezza internazionale pesa sulle aspettative: quasi sei aziende su dieci prevedono una riduzione degli investimenti.
Crescono, invece, alcuni indicatori legati all’innovazione, con le autorizzazioni ZES unica per investimenti in Sicilia passate da 38 a 93 e il 19% delle imprese che dichiara di utilizzare strumenti di intelligenza artificiale nei propri processi produttivi.
Anche l’export conferma una Sicilia a doppia velocità. Le esportazioni complessive si sono ridotte del 10,8%, soprattutto per il calo dei prodotti petroliferi. Al netto di questi, però, le esportazioni di prodotti non petroliferi sono aumentate del 7,1%, grazie al contributo di cantieristica navale, agroalimentare ed elettronica.
Il mercato del lavoro registra segnali positivi ma ancora insufficienti. Nel 2025 gli occupati in Sicilia sono aumentati dello 0,9%, con un contributo rilevante del comparto commercio, alberghi e ristoranti. Il tasso di occupazione ha raggiunto il 47,3%, il valore più elevato dal 2019, ma resta distante dalla media nazionale del 62,5%. Il tasso di disoccupazione è sceso al 12,2%, ma rimane ancora molto elevato.
Preoccupa anche la condizione delle famiglie. Il reddito disponibile lordo è cresciuto del 2,6% a prezzi correnti e dell’1% in termini reali, ma il reddito pro capite resta inferiore di circa un quarto rispetto al dato nazionale. La povertà relativa interessa circa il 19% delle famiglie siciliane, contro l’11% della media italiana, con effetti diretti sui consumi e sulla domanda interna.
Sul credito, il rapporto evidenzia una ripresa non omogenea. I prestiti bancari alle imprese siciliane sono tornati a crescere del 3,4%, dopo oltre un biennio di riduzione, ma l’aumento ha riguardato soprattutto le imprese medio-grandi. Per quelle di minore dimensione i prestiti continuano a ridursi, seppure con minore intensità. Per Assoesercenti questo è uno dei punti centrali: la ripartenza del credito non può lasciare indietro microimprese, commercio di prossimità, pubblici esercizi, servizi e artigianato.
Le risorse pubbliche rappresentano una leva decisiva. Nel 2025 la spesa in conto capitale degli enti territoriali siciliani è aumentata del 31,3%, trainata da politiche europee e Pnrr. Le risorse del ciclo di programmazione 2021-2027 gestite dalla Regione Siciliana ammontano a 12,2 miliardi di euro, mentre nell’ambito del Pnrr risultano assegnati 12,6 miliardi per interventi in Sicilia o a favore di soggetti privati con sede nell’Isola.
“Il rapporto della Banca d’Italia – commenta il presidente di Assoesercenti, Salvatore Politino – ci dice con chiarezza che la Sicilia cresce, ma non abbastanza. Abbiamo segnali positivi nel turismo, nelle costruzioni, nella portualità, nell’export non petrolifero e in alcune filiere innovative, ma restano nodi strutturali che non possiamo ignorare: bassa occupazione, redditi inferiori alla media nazionale, difficoltà di accesso al credito per le piccole imprese, consumi ancora condizionati dal potere d’acquisto delle famiglie e investimenti frenati dall’incertezza.
Come Assoesercenti riteniamo che la priorità sia trasformare questa crescita debole in crescita diffusa. Le risorse del Pnrr, della programmazione europea, della ZES unica e degli strumenti per l’innovazione devono arrivare davvero alle imprese, soprattutto a quelle più piccole, che rappresentano l’ossatura economica e sociale della Sicilia.
Non basta registrare una ripresa: bisogna costruire le condizioni perché la ripresa diventi stabile, inclusiva e produttiva – aggiunge Politino -. Servono procedure più semplici, credito più accessibile, incentivi realmente utilizzabili, formazione mirata e una strategia integrata per commercio, turismo, servizi e lavoro. La Sicilia ha energie, imprese e competenze: ora serve una politica economica capace di accompagnarle, senza lasciare indietro chi ogni giorno tiene aperte attività, crea occupazione e presidia i territori”.






