21 Giugno 2026
Dopo lite in discoteca la sparatoria in viale Tirreno

Sparatoria in viale Tirreno dopo la lite in discoteca, tre misure cautelari: sullo sfondo la tensione tra i Cappello e i Santapaola
Una lite tra giovanissimi in discoteca, poi la spedizione punitiva, l’inseguimento armato nella notte e i colpi di pistola esplosi tra auto e motociclette. È questo, secondo l’impostazione accusatoria della Procura Distrettuale di Catania, il contesto nel quale sarebbe maturato il tentato omicidio avvenuto nella notte del 15 febbraio 2026 a Catania.
Le misure cautelari
Nella serata del 16 giugno, su disposizione della Procura Distrettuale, la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Catania nei confronti di tre persone. Due soggetti sono ritenuti gravemente indiziati di tentato omicidio, porto e detenzione illegale di arma da sparo, con l’aggravante di avere agito avvalendosi delle condizioni previste dall’articolo 416 bis del codice penale e con la finalità di agevolare l’associazione mafiosa Cappello-Bonaccorsi. Il terzo destinatario della misura è la stessa vittima del ferimento, un giovane classe 2002, ritenuto a livello investigativo vicino alla famiglia Santapaola e a sua volta gravemente indiziato di porto e detenzione illegale di arma da sparo.
Il provvedimento nasce dalle indagini condotte dalla Squadra Mobile di Catania e coordinate dalla Procura Distrettuale. Gli investigatori hanno lavorato su intercettazioni ambientali e telefoniche, oltre che sull’analisi dei filmati acquisiti da diversi sistemi di videosorveglianza. Da questi accertamenti sarebbero emersi gravi elementi indiziari su una vera e propria fibrillazione armata tra il gruppo di San Giovanni Galermo, collegato al clan Cappello-Bonaccorsi, e la ristretta cerchia, anche familiare, di un esponente di Cosa nostra catanese.
La ricostruzione della sparatoria
Tutto sarebbe partito da una banale lite avvenuta nella stessa notte del 15 febbraio all’interno di una discoteca. Durante lo scontro, il fratello minore della vittima e un altro minorenne, nipote dell’esponente mafioso riconducibile a Cosa nostra catanese, sarebbero stati picchiati da alcuni giovani del rione San Giovanni Galermo. Dopo avere appreso dell’aggressione, la vittima e altri cinque soggetti del rione San Giorgio si sarebbero mossi per vendicare l’affronto, raggiungendo San Giovanni Galermo a bordo di tre motociclette.
Ad attenderli, però, secondo la ricostruzione accusatoria, ci sarebbero stati alcuni esponenti del gruppo che controlla il rione, armati e pronti allo scontro. Tra loro anche uno dei soggetti oggi raggiunti dal provvedimento restrittivo, indicato dagli investigatori come figura di responsabilità all’interno del gruppo.
Alle 3.36 il convoglio delle tre motociclette, con a bordo la vittima e gli altri cinque giovani provenienti da San Giorgio, sarebbe stato intercettato in viale Tirreno da due autovetture riconducibili agli esponenti del gruppo di San Giovanni Galermo. Da lì sarebbe iniziato un inseguimento durante il quale sarebbero stati esplosi diversi colpi di arma da fuoco contro le moto. Uno dei proiettili avrebbe raggiunto alla spalla destra il giovane classe 2002, che si trovava alla guida dell’ultima motocicletta del convoglio.
Secondo quanto emerso dalle indagini, anche il gruppo proveniente da San Giorgio sarebbe stato armato e avrebbe risposto al fuoco, sparando in direzione delle autovetture degli inseguitori. Una sparatoria in movimento, dunque, maturata nel cuore della notte e inserita dagli inquirenti in un quadro di forte tensione tra ambienti criminali della città.
Pochi minuti dopo, intorno alle 3.40, le tre motociclette sarebbero arrivate in via Fava. A quel punto il giovane ferito, stremato dal colpo d’arma da fuoco alla spalla, non sarebbe più riuscito a proseguire la marcia. La moto sarebbe caduta a terra e il ragazzo sarebbe rovinato sul manto stradale. Il passeggero che viaggiava con lui sarebbe rapidamente salito su una delle altre due motociclette, che si sarebbero allontanate lasciando il ferito disteso in strada.
Il quadro criminale dietro la sparatoria
La segnalazione alla Sala Operativa è arrivata alle 3.50. Sul posto è intervenuto personale dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, che ha trovato il giovane sanguinante e riverso sull’asfalto. Trasportato in ospedale, gli è stata diagnosticata una ferita da arma da fuoco con foro d’entrata a livello ascellare posteriore e foro d’uscita a livello ascellare anteriore.
Nel corso delle attività investigative, la stessa vittima è stata rintracciata dalla Squadra Mobile all’interno della piazza di spaccio del civico 121 di via Capo Passero ed è stata anche arrestata per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti in concorso, perché trovata in possesso di oltre 120 dosi di droga, tra cocaina, crack e marijuana.
Il quadro delineato dagli investigatori restituisce l’immagine di uno scontro armato nato da un episodio apparentemente banale, ma rapidamente degenerato in una risposta violenta tra gruppi riconducibili a contesti criminali diversi. Al centro dell’inchiesta ci sono la provenienza dei soggetti coinvolti, i collegamenti investigativi con ambienti mafiosi cittadini e la disponibilità di armi da fuoco utilizzate durante l’inseguimento.






