08 Giugno 2026

Aeroporto di Catania, il silenzio di SAC e Soci: “un insulto ai lavoratori”

Aeroporto di Catania, il silenzio di SAC e Soci: “un insulto ai lavoratori”

Da mesi assistiamo a passerelle politiche, rassicurazioni d’ufficio e dichiarazioni d’intenti sul futuro dell’aeroporto di Catania-Fontanarossa

Il sindaco Enrico Trantino parla di “straordinaria opportunità per la collettività” e garantisce che lo sviluppo creerà nuova occupazione, senza però poter garantire il futuro alle 700 famiglie di SAC SERVICE. Ma dietro le parole c’è un vuoto assoluto fatto di silenzi istituzionali inaccettabili.

CISAL CATANIA e LEGEA, insieme ai lavoratori che ogni giorno garantiscono l’operatività del principale hub del Mezzogiorno, dicono basta.



Lo scorso 29 Maggio abbiamo inviato una formale richiesta di incontro alla governance della SAC e agli enti proprietari — a partire dalla Camera di Commercio del Sud Est Sicilia, che detiene la quota di maggioranza assoluta senza ricevere riscontro alcuno.

Mentre il countdown verso la privatizzazione corre veloce, i vertici societari e i soci istituzionali hanno deciso di barricarsi dietro un muro di gomma.

Ci chiediamo: di cosa hanno paura? Perché rifiutano il confronto? Se il futuro è radioso, perché nascondere le carte?

Se l’ingresso dei colossi privati internazionali è davvero un’operazione blindata e vantaggiosa per il territorio, non c’è alcun motivo per escludere il sindacato dal tavolo. La verità è che, a oggi, le “garanzie” sbandierate dalla politica sono solo promesse verbali a costo zero.

Il Comune di Catania insieme alla Città metropolitana possiedono circa il 14,26 % delle quote: la buona volontà del sindaco non basta a proteggere le famiglie dei dipendenti. Le tutele reali si scrivono nei bandi di gara, non nei post sui social o nei verbali dei consigli comunali straordinari. E senza un confronto aperto, il rischio che l’aeroporto venga svenduto al miglior offerente senza tutele strutturali è altissimo.

CISAL e LEGEA non assisteranno passivamente a un’operazione calata dall’alto che mette a rischio il futuro del personale SAC e SAC Service. Invitiamo ancora una volta la Governance e i soci a uscire dall’ombra e a confrontarsi su  punti fondamentali, ossia:

Fusione immediata SAC – SAC Service: Chiediamo l’unificazione delle due società prima della cessione delle quote, per evitare la creazione di lavoratori di serie A e serie B e blindare i diritti di tutto il perimetro aziendale.

Clausole sociali d’acciaio nel bando: Il capitolato di gara deve contenere vincoli giuridici insuperabili. Chi compra il 51% o il 61% delle quote deve avere l’obbligo di mantenere i livelli occupazionali e i trattamenti salariali attuali. Chiediamo trasparenza totale sulla due diligence e sui piani industriali presentati dai pretendenti.

Il silenzio della governance SAC e degli enti proprietari è un insulto alla dignità dei lavoratori e una ferita alla democrazia partecipativa di questa città. Se i vertici ritengono di poter vendere il gioiello di famiglia del Sud-Est siciliano ignorando chi lo fa funzionare ogni giorno, hanno fatto male i loro calcoli.

Senza risposte immediate e senza la convocazione di un tavolo permanente,  verranno attivate tutte le forme di mobilitazione consentite.

redazione

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