30 Maggio 2026

Carceri di Catania, sovraffollamento e salute mentale: l’allarme di Ladelfa

Carceri di Catania, sovraffollamento e salute mentale: l’allarme di Ladelfa

Nel corso degli ultimi mesi sono stati annunciati grandi cambiamenti per le carceri di Catania, tenendo conto anche di quello che sta succedendo sul piano nazionale. Sempre più frequentemente, infatti, si parla di sovraffollamento e soprattutto di poco personale impiegato nel sostegno e nella gestione quotidiana dei detenuti.

Tempo fa, ad esempio, il Comune di Catania ha deliberato la nomina del nuovo garante dei detenuti, così come FreePressOnline e Catania FreePress hanno spiegato ampiamente insieme all’assessore ai Servizi sociali, Serena Spoto. Il suo sarà un compito molto importante: aiutare i detenuti all’interno delle carceri nel tentativo di fornire tutto il supporto di cui hanno bisogno, ascolto e soprattutto accompagnare la persona in questione verso un reinserimento in società, liberandosi del marchio di «ex detenuto».



Importante da questo punto di vista è il lavoro che viene svolto anche dall’Associazione Radicale Nessuno Tocchi Caino, nella figura del responsabile Sergio D’Elia, e anche dal Dottore Enrico Ladelfa, ex Direttore facente funzioni psichiatria forense e penitenziaria Asp di Catania e responsabile psichiatria unità US psichiatria Territoriale Catania Sud, il quale in questi anni ha fornito un contributo considerevole in qualità di specialista proprio nelle carceri catanesi.

Nel momento in cui si fa riferimento alla situazione delle carceri catanesi, la risposta di Ladelfa arriva in modo chiaro: «Si tratta di esseri umani che hanno sbagliato, ma che hanno comunque emozioni, affetti, bisogni. C’era chi raccontava: “Non vedo mia moglie da anni, non ho un rapporto, non dico sessuale, ma neanche emotivo, e mi mancano i miei figli”. In generale, la situazione di Catania, come quella di tutte le carceri italiane, risente purtroppo di un sistema giudiziario e carcerario arretrato».

Successivamente, viene ricordato come l’Italia rimanga comunque la patria del diritto, tenendo conto del diritto romano, pietra miliare in campo giuridico, ma nonostante il tempo trascorso si evidenzia sempre di più una carenza nell’organizzazione e nell’apertura delle idee: «Restiamo ancorati a vecchie leggi, vecchi ordinamenti, e per cambiare davvero servono anni. Non basta una legge».

Piazza Lanza, dunque, rimane uno dei centri con più criticità sul territorio catanese: «A mio modesto parere, le carceri sono anche piene di povera gente, di poveri che non possono permettersi un buon avvocato, mentre chi ha del denaro riesce più facilmente a evitare il carcere o comunque ad avere uno sconto attraverso strumenti diversi, così come nel caso dell’assistenza legale. Il povero disgraziato che magari sbaglia trova la strada tutta in salita. C’è sempre un rovescio della medaglia».

Il professore, poi, fa riferimento alla necessità di avere una nuova riforma del sistema giudiziario e del sistema carcerario, sottolineando il fatto che questo deve essere quanto più possibile umanizzato. Motivo per cui, infatti, si sta cercando di lavorare sempre più attivamente sul miglioramento delle condizioni dei detenuti nelle carceri, ed è proprio per questo che in passato è stata istituita la figura del garante, la quale ben presto arriverà anche a Catania.

Il supporto psichiatrico e psicologico, poi, secondo Ladelfa, esiste già, ma a quanto pare risulta purtroppo ancora oggi insufficiente. Con particolare attenzione a Piazza Lanza viene riferito quanto segue: «C’è solo un medico che però esercita sia a Caltagirone sia, a volte, anche a Bicocca. A oggi ci sono pochissimi psicologi, altrettanto pochi specialisti, sempre meno di quelli che servirebbero davvero. Tutto questo anche perché spesso non ci sono medici strutturati, di ruolo, pienamente inseriti. È una situazione incresciosa. Eppure, il rischio di suicidio è altissimo, soprattutto nei primi giorni per chi non è mai stato in carcere».

Lo specialista, infatti, sottolinea come nel 2025 siano già stati registrati 85 suicidi, alcuni dei quali si sono verificati proprio a Catania, circa cinque: «Dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, con le riforme degli ultimi anni, si è cercato di sostituire quel modello. Lo Stato non ha davvero costruito abbastanza strutture pubbliche. E quella enorme carenza è stata colmata dalle comunità protette private convenzionate».

Tenendo conto di quanto detto, dell’attuale situazione delle carceri catanesi e italiane, si dovrebbe lavorare più attivamente su percorsi sociali, sottolinea l’esperto, avere comunità terapeutiche assistite e servizi territoriali: «Il giudice può disporre arresti domiciliari, libertà vigilata, inserimento in comunità. I servizi territoriali però sono deboli e sotto organico, con pochi medici e psicologi. E allora diventa difficile seguire davvero queste persone nel reinserimento».

In questo quadro, poi, si inserisce anche la lunga lista d’attesa nei servizi di salute mentale, dove le criticità rimangono sempre le stesse: pochi operatori, pochi educatori, pochi psicologi. Il tutto senza mai dimenticare che questo rimane comunque un lavoro particolarmente difficile e a tratti persino pericoloso.

Nello scenario generale, poi, non si trovano soltanto le difficoltà di Piazza Lanza, ma anche quelle di altri istituti penitenziari, come nel caso di Bicocca, Giarre e Caltagirone: «Giarre è più piccolo. C’è anche il carcere minorile, dove ci sono ragazzi che fanno veramente tenerezza: quindicenni che hanno ucciso il compagno di scuola accoltellandolo, o il padre. Sono bambini cresciuti troppo in fretta. Caltagirone ha gli stessi problemi: sovraffollamento, carenza cronica di personale sanitario, poco sostegno. E non dimentichiamo che la problematica dei suicidi non coinvolge soltanto i detenuti, ma anche gli agenti di Polizia Penitenziaria, così come Carabinieri e altro personale. È un lavoro estremamente stressante».

Nel corso degli ultimi 25 anni la situazione sembra però lievemente migliorata, sottolinea il professore, «perché esiste un servizio di medicina penitenziaria e se un detenuto ha problemi cardiaci, respiratori o di altro tipo viene in qualche modo seguito». Nonostante tutto, però, l’assistenza ai detenuti continua a essere un tassello molto importante e andrebbe comunque migliorata sotto molteplici punti di vista: «C’è più attenzione verso i detenuti con problemi psichiatrici, vengono inseriti in percorsi dedicati quando il giudice riconosce che hanno bisogno di cure e non soltanto del carcere. Però resta tutto insufficiente, perché mancano personale, risorse e strutture».

Ecco perché questo riporta inevitabilmente al problema del sovraffollamento di Piazza Lanza, insieme alla presenza di tanti detenuti alla prima esperienza in carcere. Accanto al poco organico vi è anche la mancanza di personale per la riabilitazione, soprattutto educatori: «Il sistema andrebbe completamente riordinato. Servirebbero più pene alternative, più lavoro socialmente utile, più percorsi di recupero».

Francesca Gugliemino

Francesca Gugliemino