29 Maggio 2026
Randazzo, mattonella cade davanti a una scuola: sfiorata la tragedia

A Randazzo una mattonella cade all’uscita di una scuola e sfiora un bambino di sei anni. Ferita la madre che lo ha protetto. Torna il tema della sicurezza degli edifici scolastici
di Alfio Papa
Si è chiusa a Randazzo la campagna elettorale che ha portato all’elezione del nuovo sindaco, Antonino Grillo. Con la proclamazione del primo cittadino si chiude formalmente anche la parentesi della gestione Commissariale Straordinaria Prefettizia, un periodo che avrebbe dovuto rappresentare, almeno sulla carta, un tempo di cura amministrativa e di rimessa in ordine delle urgenze più gravi.
Tra queste, una su tutte continua a imporsi con forza, nelle parole e, purtroppo, nei fatti: la sicurezza delle scuole.
Non è uno slogan, non è un tema da comizio: è la linea sottile che separa la normalità di un pomeriggio qualunque dalla tragedia annunciata.
Negli ultimi mesi di campagna elettorale alcuni candidati a sindaco hanno speso parole importanti: “Scuole sicure e dignitose, dove i nostri figli possano entrare ogni mattina sentendosi protetti e tutelati”. È un impegno che tocca la coscienza di tutti, perché mette al centro l’essenziale: i bambini, il loro diritto a crescere in luoghi che non siano solo spazi di apprendimento, ma anche e soprattutto rifugi sicuri.

Eppure, a Randazzo, questo diritto elementare è ancora appeso a un filo
Tra il 2018 e il 2022 il Comune ha avviato indagini e verifiche sulla staticità degli edifici scolastici. Sono stati effettuati studi, sono stati individuati gli interventi necessari per rendere le scuole antisismiche, si è tracciato un percorso tecnico-amministrativo che sembrava finalmente condurre verso l’adeguamento strutturale.
Mancava un solo passaggio, l’ultimo, il più decisivo: la richiesta di finanziamento per lo studio geognostico già effettuato, passaggio indispensabile per accedere ai fondi necessari alla messa in sicurezza. Quel passaggio non è stato fatto.
E in quella omissione si misura oggi tutta la gravità della situazione
Perché le mancate firme, i ritardi, le pratiche lasciate in un cassetto non restano chiuse negli uffici: prima o poi si presentano alla porta della realtà, spesso nel modo più violento. È successo giovedì pomeriggio, nel plesso di via Vittorio Veneto, all’uscita dei bambini iscritti al tempo prolungato della classe prima.
Un bambino di appena sei anni ha rischiato di rimanere schiacciato da una grossa mattonella di marmo che si è improvvisamente staccata. Solo il pronto istinto della madre ha evitato il peggio: vedendo il blocco cadere e sfiorare la spalla del figlio, la donna ha cercato di proteggerlo, mettendo avanti il piede per fare da scudo. La mattonella è finita proprio lì, sul suo piede.
La signora ha riportato un forte trauma escoriativo, e nella notte il dolore è diventato insopportabile, tanto da costringerla la mattina seguente a recarsi a Bronte per effettuare una radiografia. Per fortuna non sono state riscontrate fratture, ma “solo” un trauma.
Quel “solo”, però, pesa come un macigno: perché se quel blocco fosse caduto pochi centimetri più in là, oggi forse non parleremmo di un trauma al piede, ma di una tragedia che avrebbe segnato per sempre una famiglia, una scuola, un’intera comunità.
Nella giornata odierna, davanti al punto in cui è avvenuto l’incidente, un semplice nastro segnala il pericolo. Un segno minimo, quasi fragile, messo lì dove ieri c’è stato il rischio concreto che un bambino potesse rimanere ferito gravemente.
Ma è sufficiente un nastro a proteggere i bambini? È sufficiente a restituire fiducia ai genitori che ogni mattina consegnano i figli alle istituzioni?
Sarebbe stato quanto meno opportuno, soprattutto nelle ore di entrata e di uscita, predisporre una vigilanza specifica, una presenza attenta capace di evitare che altri potessero avvicinarsi a quel punto critico. Perché quando la sicurezza è già stata violata, l’unico atteggiamento possibile è la massima prudenza.
L’episodio di via Vittorio Veneto non è un fatto isolato da archiviare in fretta, come un incidente di percorso. È un campanello d’allarme che suona dentro un contesto più ampio: quello di una città che sa di essere in zona sismica, che conosce da sempre la fragilità del proprio territorio, ma che ancora non ha completato il percorso di messa in sicurezza dei luoghi più sacri che possiede: le scuole.
Le verifiche statiche sono state fatte, le criticità sono state individuate. Gli atti tecnici raccontano già ciò che manca, ciò che va rinforzato, ciò che va urgentemente adeguato. È tutto nero su bianco.
Ciò che finora è mancato è la traduzione di questi studi in azione concreta: la richiesta di finanziamenti, l’avvio dei cantieri, la volontà politica di mettere la sicurezza dei bambini davanti a ogni altra priorità.
Adesso Randazzo ha un nuovo sindaco. La campagna elettorale è finita, i comizi sono storia recente, le parole pronunciate nelle piazze chiedono adesso di diventare fatti.
Le mamme di Randazzo – tutte, nessuna esclusa – guardano a questo passaggio con speranza, ma anche con una legittima inquietudine: perché giovedì pomeriggio hanno visto con i loro occhi quanto sia sottile il confine tra il “tutto bene” e il “poteva finire in tragedia”.
L’augurio che rivolgono al nuovo sindaco è sincero: buon lavoro. Ma non è un augurio generico. È un appello preciso, lucido, urgente:
che la sicurezza nelle scuole diventi la prima, reale, indiscutibile priorità.
Perché un mattone che cade sfiorando un bambino non è solo un incidente: è il simbolo di una comunità che per troppo tempo ha tollerato il rinvio, l’attesa, il “si vedrà”.
E Randazzo non può più permettersi di aspettare che la prossima volta la fortuna non basti.
Le scuole devono tornare a essere ciò che promettono nel loro stesso nome: luoghi di crescita, di fiducia, di serenità.
E questo inizia da una scelta chiara e irrevocabile: nessun compromesso sulla sicurezza dei nostri figli.






