22 Maggio 2026
Troppi errori negli avvisi di sfratto per i morti da oltre 50 anni al cimitero comunale di randazzo

Tanti, molti, anzi fin troppi gli errori commessi dalla ditta incaricata di fare lo studio ed il monitoraggio delle tombe che dovrebbero essere oggetto di riconcessione trascorsi i cinquant’anni dall’ultimo utilizzo al cimitero comunale di Randazzo. Sembrerà strano anche stavolta, ma è proprio così!
C’è, infatti, una vera e propria processione quotidiana sia negli uffici cimiteriali che in quelli comunali da parte di tantissimi cittadini che – ricevute di pagamento alla mano! – vi si recano per protestare contro gli avvisi di sfratto ingiustamente apposti dalla ditta incaricata dallo stesso Ente sulle tombe dei loro congiunti.
Avevamo già accennato, qualche settimana fa, al fatto che coloro i quali dormono da oltre 50 anni al cimitero di Randazzo dovranno al più presto sloggiare per andare a finire in un ossario comune onde lasciare posto e spazio ai vivi che si vogliono costruire lì la loro ultima dimora.
Con un avviso sul sito internet del Comune di Randazzo e con dei manifesti murali, infatti, la Commissione Straordinaria Prefettizia che attualmente sta reggendo l’Ente sino alle ormai imminenti elezioni amministrative che si terranno domenica 24 e lunedì 25 maggio, ha proprio di recente emanato un Avviso di apertura di Procedimento Amministrativo per la revoca delle concessioni degli avelli e dei loculi per chi tali spazi occupa da oltre 50 anni all’interno dello stesso cimitero comunale randazzese.
Ma a tenere banco nelle piazze e nelle vie cittadine in questi giorni è il fatto che tali avvisi di sfratto siano stati apposti anche sulle tombe che già venti anni fa sono state oggetto di riconcessione con il pagamento di quanto allora stabilito dal Comune.
La Commissione Straordinaria, infatti, con proprio Atto n. 37 del 5 marzo scorso, con funzione di Giunta comunale ha deliberato l’avvio del procedimento di revoca delle concessioni cimiteriali rilasciate in data antecedente al 9 febbraio 1976, decorsi 50 anni dalla tumulazione dell’ultima salma, “rientrando negli obiettivi dell’Ente conseguire una precisa consapevolezza circa la consistenza del patrimonio concessorio attraverso prime iniziative di censimento finalizzate a dotare lo stesso Ente di un catasto cimiteriale informatizzato“.
Obiettivo della Commissione Straordinaria sarebbe quello “di attivare un’azione di riqualificazione e sistemazione del comparto cimiteri, rientrando negli obiettivi dell’Ente quello di conseguire una precisa consapevolezza circa la consistenza del patrimonio concessorio e la stretta corrispondenza dello stesso con gli atti amministrativi connessi“, seguendo in ciò quelli che sono i rigidi criteri normativi dettati dall’articolo 92 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 285 del 10 settembre 1990, il quale prevede che “le concessioni cimiteriali, ove si verifichi una grave insufficienza di posti, possono essere revocate trascorsi 50 anni dalla tumulazione dell’ultima salma“. E ciò anche – si legge nel medesimo documento commissariale – “al fine di assicurare la naturale rotazione delle salme ed un significativo introito per le casse comunali“.
L’elenco dei “morti da sfrattare” – realizzato a quanto pare senza aver effettuato i dovuti completi e necessari accertamenti ed accurati controlli presso i competenti uffici comunali, ignorando persino i suggerimenti degli esperienti impiegati degli uffici cimiteriali, a quanto ci è stato detto – è stato pubblicato dal Comune come Allegato alla relativa Delibera sul proprio sito internet e riguarda, in modo molto ma molto approssimativo, circa duemila sepolture sulle cui tombe sono stati già apposti gli “avvisi di sfratto” per i poveri defunti.
In precedenza, circa 20 anni fa – come da noi già precedentemente accennato – un episodio simile sotto l’Amministrazione guidata allora dal compianto sindaco prof. Salvatore Agati, in paese aveva scatenato l’inferno, con numerosi cittadini costretti a pagare pur di non vedere “sfrattati” i propri congiunti.
Ora si sta ripetendo la stessa cosa.
Solo che adesso molti, avendo già pagato, con le concessioni in scadenza fra trent’anni, carte e ricevute alla mano, si stanno giustamente ribellando poichè i loro congiunti passati nel Regno dell’Aldilà, sono stati ingiustamente messi in mora, e dovrebbero, altrettanto ingiustamente, essere costretti a “smobilitare” per lasciare la loro attuale dimora a favore non si sa di chi.
Ecco perchè i loro parenti, dopo aver già pagato, a questo inutile ed ingiusto scempio non ci stanno affatto!
Venti anni fa, peraltro, il rinnovo concessorio prevedeva un costo accessibile pressoché a tutti, di appena 52 euro, oggi invece, ai 52 euro di vent’anni fa bisogna aggiungerne un altro migliaio, ben venti volte superiore alla precedente tariffa: un conto molto salato soprattutto per le categorie meno abbienti, visti i tempi che corrono, e così di certo non va, specialmente quando si è già pagato e si è in piena, pienissima regola!
E chi, pur avendo già pagato, dopo vent’anni non trova più le ricevute? Perché il Comune, prima di redigere un elenco risultato in moltissimi casi non esatto, e di mettere gli “avvisi di sfratto” sulle tombe, non ha fatto più accurati accertamenti sui propri registri?
E dire che la Legge 59 del 15 marzo 1997 – la cosiddetta “legge Bassanini” – vieta espressamente e categoricamente agli enti locali, ed alle pubbliche amministrazioni più in generale, di richiedere ai propri cittadini, ed ai propri utenti, atti di cui essa stessa amministrazione sia già in possesso o di cui possa entrare in possesso!
Comprensibile l’imbarazzo dei poveri impiegati comunali addetti ai servizi cimiteriali – sia quelli all’interno della stessa struttura cimiteriale sia quelli a tale servizio preposti all’ufficio tecnico comunale – i quali, seppure con fare molto gentile, sono costretti a fronteggiare e a dare risposte concrete a tutte le quotidiane proteste da parte dei tantissimi cittadini che hanno già pagato e che, ovviamente, non intendono pagare più, visto che sono in piena regola.
Un altro serio problema si pone per chi non ha parenti prossimi, oppure, pur avendoli, non sono in condizioni economiche adeguate per far fronte alla riconcessione, oppure si trovino in Alta Italia se non addirittura all’Estero: deve essere per forza “sfrattato”?
A quanto pare: sì, perchè così facendo, chi ha parenti che se lo possono permettere potranno mantenere il proprio posto, mentre i poveri cristi purtroppo no, anzi ben presto quelli che ci sono saranno sfrattati e cacciati via persino da quella loro ultima dimora senza poter più riposare in pace neppure da morti! Valle a capire certe cose!
Sorvoliamo, poi, e facciamo parlare le immagini sullo stato (“vergognoso!”, ci dicono in molti) in cui attualmente si trova il cimitero di Randazzo.
Tanti cittadini, infine, si chiedono ancora il perchè, invece di sfrattare i poveri defunti, non venga costruito un altro cimitero nei terreni comunali limitrofi alla città attualmente in mano alla mafia che addirittura ci lucra sopra.
Ma questa è un’altra storia di cui ci occuperemo prossimamente…
Giuseppe Portale






